MISANO (di Raffaele De Lucia)- Il "circo" doveva fermarsi! Non l'ha fatto così come non lo ha fatto in tante altre occasioni. La logica delle corse non segue quella del cuore e della morale collettiva. La morte di un 19enne non può essere ricordata solo con tre bandiere a mezz'asta. Poco troppo poco per ricordare Shoya Tomizawa, il motociclista morto ieri sul circuito di Misano dopo un terribile incidente.
Nel corso del dodicesimo giro il giapponese mentre era in quarta posizione, è scivolato a oltre 200 chilometri all'ora, per poi essere investito dai due piloti che lo seguivano a breve distanza. Sia Alex De Angelis sia Scott Redding non hanno potuto evitare l'incidente: il sanmarinese si è lanciato dalla moto che si è scontrata su Tomizawa mentre il britannico lo ha investito all'altezza del bacino. L'incidente è apparso subito gravissimo, ma nessuno degli organizzatori ha pensato di esporre una bandiera rossa per fermare la gara. La corsa in ospedale a Riccione non è servita a nulla. Tomizawa è morto poco dopo il ricovero a causa di gravissime lesioni interne. Nessuna conseguenza invece per De Angelis e Redding usciti ammaccati da quello che gli addetti ai lavori hanno definito un incidente come tanti, solo che questa volta il fato non ha permesso ai colleghi che sopraggiungevano di evitare il loro compagno caduto. Il procuratore di Rimini, Paolo Giovagnoli, come riportato dall'ANSA, ha aperto un fascicolo d'inchiesta sulla morte del giapponese Tomizawa ieri nella Moto2 del Gp di San Marino.
Il Pm sta valutando quale ipotesi di reato formulare a carico di ignoti: dovrebbe essere l'omicidio colposo. Dopo l'ispezione esterna del corpo del centauro, eseguita oggi, sara' disposta a breve l'autopsia: si vuole accertare innanzitutto se abbia avuto conseguenze sul decesso del pilota la sua caduta dalla lettiga dei soccorritori, avvenuta proprio perche' uno di loro era inciampato nella ghiaia a bordo pista.








