NAPOLI (di Chiara Maci)- "Non c'è niente di più bello di una vigna ben zappata, ben legata, con le foglie giuste e quell'odore della terra cotta dal sole d'agosto. Una vigna ben lavorata è come un fisico sano, un corpo che vive, che ha il suo respiro e il suo sudore" - C. Pavese, La Luna e i falò. E' la mia prima volta a Trapani. Esco dall'aereoporto e mi guardo intorno, stranita e un pò delusa. E' un paesaggio povero e vuoto. Sorrido incuriosita. Sulla strada verso Marsala, fotografo vigne di Catarratto, Inzolia e Grillo. I colori non colpiscono, sono normali e proprio per questo meravigliosi. Qui sembra tutto com'è. Senza eccessi, senza esagerazioni.Un cielo semicoperto, un silenzio surreale, una spiaggia assente, un mare calmo.
Favignana.
La regina delle tonnare
Di questi tempi i luoghi turistici fanno sempre un certo effetto. Hanno un alone silenzioso attorno che li rende magici e tremendamente suggestivi.Il tonno. Protagonista su quest'isola in ogni angolo. Fritto con cipolla abbondante, al "ragù trapanese", alla griglia con un semplice condimento di olio, sale, origano, pepe e limone o come ingrediente principale di fantastiche polpette.Il mio primo piatto "isolano" è stato proprio un ragù trapanese arricchito, come usanza locale prevede, dal finocchietto, che gli conferisce un gusto deciso e prelibato. E quale pasta migliore se non gli "gnocculi" cavati a mano, una pasta fresca tipica della zona che somiglia un nostro fusillo allungato, o le "busiate", listarelle di pasta arrotolate attorno al "buso", il ferretto che dona questo aspetto inconfondibile.E se la pasta vi sembra troppo per un pranzo estivo, il cous cous è l'ideale. Un piatto unico cucinato nell'apposita cous cousiera, con i suoi tempi lunghi (due ore di cottura circa), il brodo di pesce a renderlo genuino, orate, sgombri e gamberoni per quel qualcosa in più e l'aggiunta particolare e divina delle mandorle e della santa uvetta sultanina, tanto usata da queste parti?Ci sono sensazioni che difficilmente possono essere trasmesse attraverso uno schermo. E ci sono gusti che necessitano del giusto luogo per essere assaporati al meglio. Uno tra tutti. Ricci di mare, limoni siciliani e pane marsalese. Non vi dico altro.
I bagli (dall´arabo "bahal"che significa cortile)
Antiche costruzioni di forma quadrata che circondavano una corte. Fattorie fortificate diffuse nella zona del Trapanese erano "l'espressione di un'organizzazione geo-economica legata al feudo o al latifondo, e quindi alla grande proprietà terriera che alimentava le rendite delle classi aristocratiche e della borghesia. Il baglio era una grande azienda agricola abitata, oltre che dagli stessi proprietari terrieri, anche dei contadini che vi lavoravano tutto l'anno o stagionalmente. Era quindi dotato di numerosi alloggi, ma anche di stalle e depositi per i raccolti" (fonte wikipedia).
E foto di un bagghiu recuperato , circondato da vigneti e magicamente immerso nel silenzio. E' il baglio Donna Franca, appartenuto alla famiglia Florio, che lo aveva acquistato per costruire un punto di appoggio per il reperimento delle uve provenienti dall´altopiano del Birgi, base unica per la preparazione del vino "Marsala" tanto rinomato. Il Baglio Donna Franca essendo ubicato sull´altopiano dei feudi Marsalesi, ad un'altezza di circa 150 mt, gode di una vista di spettacolare bellezza sulle Isole Egadi, la riserva dello Stagnone, Marsala ed Erice.








