NAPOLI (di Chiara Maci)-
"Ce sta 'na leggenda romana, legata a 'sta vecchia fontana, per cui se ce butti un soldino, costringi er destino a fatte tornà" (Arrivederci Roma - Renato Rascel)
Roma di notte è magicamente suggestiva.Non capisco come sia possibile sentirsi a casa propria in una città che di te nulla ha visto e nulla sa. Eppure cammino come se conoscessi le strade."dimmi cos´è che ci fa sentire amici anche se non ci conosciamo...". Eh già, aveva ragione Venditti. Il mio ipod che mi accompagna e gli occhi lucidi di ricordi. Questa città è ricordo nonostante tu non ci sia mai stata.Qualche scatto rubato ad un libro di fotografie, qualche frame di un vecchio film.Una passeggiata a San Pietro, un giretto tra le bancarelle natalizie di piazza Navona, un film all'aperto sull'isola tiberina, una "grattachecca" (la granita tipica romana) affacciata sul ponte di Castel S.Angelo, un bicchiere di vino in campo de´ fiori, il tassista che mi indica il Colosseo e mi chiede di dove sono.Bologna."Bologna? Ce so´ stato a Bologna! Ce´ sta ancora la via indipendenza?"Eh già, ce sta ancora.
Non hanno ancora eliminato la via principale di Bologna.Chissà perché in questa città sono tutti un po´ cosi.Quello che mi colpisce ogni volta è la semplicità profonda della gente comune, quella che incontri girando per i vicoletti del centro come solo una turista può fare, chiedendo una via, chiacchierando con il proprietario del piccolo ristorantino romano che nessuno conosce se non i veri cittadini, quello non contagiato dalle mode del momento, quello senza menù e senza camerieri perché c'è un unico uomo tuttofare. Ti accoglie, ti racconta i piatti, i vini, prende l'ordinazione e ti narra le storie di ogni ricetta. L'amatriciana con i suoi trascorsi poco "romani" e le sue origini da "gricia", senza pomodoro ma con la rigorosa fetta di guanciale, il "tonnarello cacio e pepe", che non è un bucatino e neanche uno spaghetto, condito con il vero pecorino romano e il pepe in grani pestato al momento, la calorica e famosissima carbonara, ormai rivisitata in chiave leggera con le zucchine al posto del guanciale. E sempre lui, ti invita ad ordinare un "abbacchio allo scottadito", una "coda alla vaccinara", un "saltimbocca alla romana" o un piatto di porchetta di Ariccia a fette, accompagnati da broccoletti, puntarelle e deliziosi carciofi alla Giudìa, adottati dalla cucina ebraica. "Signorì, la sa na' cosa? tutti li confondono con i carciofi alla romana ma sò n'altra cosa". E infatti mi racconta dei primi, fritti e croccanti e dei secondi, ripieni di pangrattato, aglio e prezzemolo per un gusto ancora più "tipico".E vogliamo parlare del tiramisù di Pompi? Un'istituzione nella città , ormai conosciuto in tutta Italia, ha addirittura un "fan club" su Facebook che conta centinaia di migliaia di iscritti.La vera cucina romana si gusta così. In questi angoli "fuori porta", dove il calore, l'umanità, la chiassosità e la "teatralità" della gente completano la veracità del piatto. Un Frascati doc (per rimanere in zona), sorseggiato in Campo dè Fiori non è lo stesso degustato in altro luogo. A Roma è così. Non si possono scindere i sapori dai luoghi.Accanto ad una gastronomia "povera ma ricca", nascono piccoli e ottimi vini, paradossalmente poco conosciuti e famosi, (a parte l'ormai celebre Frascati), prodotti principalmente nella zona dei Castelli Romani (DOC).Troviamo quindi utilizzati vitigni autoctoni e non, come la Malvasia del Lazio, il Trebbiano giallo, il Trebbiano Romagnolo, il Cesanese il Sangiovese e il Grechetto. E una prima grande DOCG, il Cesanese del Piglio, precisamente della zona di Frosinone.Roma è una città che lascia il segno. Lascia inevitabilmente qualcosa dentro, che sia un´immagine, una fototessera scattata in stazione prima della partenza, un panino sui gradini di piazza di Spagna o un viaggio in autobus infinito per raggiungere il concerto di Renato Zero all´Olimpico. Ecco, lo Stadio Olimpico la sera del concerto di Renato Zero è la più completa rappresentazione di ciò che è questa città.Un enorme contenitore di gente di ogni età, stretta stretta attorno ad un palcoscenico commosso dall´accento che li ha cresciuti, gente orgogliosa di sè stessa a tal punto da invitare alla romanità, per niente stanchi di gridare I migliori anni della loro vita, perché vissuti li, in una grande famiglia. In una grande città.








