NAPOLI (di Chiara Maci)- Mettersi al volante della Chevrolet gialla fiammante e scendere lungo la costa, dal Napa Valley verso sud. Direzione San Diego.Siamo al confine con il Messico, sulla costa dell'Oceano Pacifico.Una splendida combinazione di colori, profumi e architettura. Un clima mite tutto l'anno, una costa incantevole, una cultura ricca che ti consente una vacanza "versatile" e ogni giorno diversa. Abbondano musei, parchi naturali, spiagge, zoo ( San Diego Zoo, Wild Animal Park, Balboa Park - il più grande parco urbano culturale negli Stati Uniti, Sea World, le spiagge di Ocean Beach e Pacific Beach).
San Diego è la città "vivibile" per eccellenza. Non troppo grande, non troppo piccola. Pur essendo la seconda città della California per numero di abitanti, l'idea immediata che ti trasmette è quella della città vera e propria. Composta, elegante, a misura d'uomo. Quello che Los Angeles, nella sua immensa grandezza che diventa dispersione quasi, non riesce a comunicare. Los Angeles sembra un'insieme di città. San Diego è un'unica città. Un paradiso idilliaco che gode anche della meravigliosa influenza messicana, nella lingua, nella cultura e nella cucina.Lungo la via principale del centro di San Diego i negozi si alternano alle decine di ristoranti di ogni genere. I più popolari sono gli italiani, con un numero di locali esagerato. Dalla pizzeria napoletana alla trattoria siciliana, i nostri connazionali che hanno deciso di lasciare l'Italia per "fare fortuna" qui sono numerosi. In un momento di profonda nostalgia del bel paese, decido di entrare in una caratteristica "locanda" toscana. L'accento fiorentino mi colpisce e per un attimo mi fa tornare a casa. Home sweet home. Noi italiani siamo così.Ordino una bruschetta, per iniziare. Ho voglia di olio italiano, pomodori freschi e pane nostrano. Troppi hamburger, troppe baked potatoes piene di salsine burrose, troppi condimenti hanno messo a dura prova il mio stomaco.Ho bisogno di cibo genuino e noi in questo manteniamo il primato, si sa. La figlia del proprietario capisce dopo un istante la mia provenienza e, con un accento degno di un fiorentino che mai ha abbandonato la propria città, mi racconta di aver fatto questa scelta per volere dei genitori, ma di essere loro infinitamente grata. I suoi figli, 4 e 6 anni, parlano italiano con i nonni, inglese con la mamma e spagnolo con il papà. "E poi in Italia saremmo stati un ristorante come tanti. Qui la nostra cucina è ricercata e apprezzata".Sorride, la ragazza, mentre un cameriere mi serve un tagliere di bruschette miste. I miei occhi sono espressivi, in questi momenti. Addento quel pane croccante coperto da un filo d'olio extra vergine di oliva e improvvisamente capisco le parole poco prima pronunciate dalla giovane donna. E' proprio vero che le cose si apprezzano quando non si hanno. Anche una semplice fetta di pane abbrustolito con qualche pomodorino e un po d'olio.Un calice di Trebbiano Toscano per non andare più via da quel piccolo regno verde, bianco e rosso. E invece. Un piccola sosta "casalinga" è l'ideale, ma il viaggio continua. E quindi passeggiando tra un negozio e un ristorante, mi fermo a leggere di ottime specialità di carne, ribs, polli con salse messicane piccanti, verdure croccanti e speziate e fagioli in ogni variante. Ma anche freschissimi crostacei e pesci arrosto nel famoso Seafood Restaurant. E per digerire queste specialità succulente, non resta che scegliere. Rosso Noblejo messicano, Cabernet californiano o semplice ma intramontabile cerveza ghiacciata?








