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Dom05022012

Ultimo Aggiornamento08:59:34

IL MONDO CHE CI PIACE: Viaggi, vizi e sfizi:L'altra Sardegna

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NAPOLI (di Chiara Maci)- "La vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi: ventiquattro mila chilometri di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come Paradiso" (F. De Andrè) Spiagge bianche, acqua cristallina e fredda, clima ventilato. Un'architettura incantevole, un turismo elegante e divertimenti "chic" per tutte le età.La Costa Smeralda, che i più conoscono per avvistamenti vip e per inaugurazioni di locali modaioli, rappresenta per molti un miraggio, una meta estiva costosa ma ideale per la meraviglia del mare e del luogo.In pochi conoscono però l'altra faccia della regione. La Sardegna dell'entroterra, dei pastori e dei loro pecorini divini, dei vini di nicchia prodotti in quantità limitate, dei paesaggi aspri e incontaminati. Lasciandomi alle spalle Porto Cervo, mi dirigo verso ovest, direzione Benetutti. Un piccolo paesino in provincia di Sassari famoso per le sue terme, nella zona di Goceano (regione della Sardegna centro settentrionale), dove mi attendono persone originarie del luogo pronte a istruirmi sulla cultura culinaria e vinicola locale.Davanti a me verdi filari di vite, incantevoli bouganville dalle sfumature viola brillanti, pietre a vista unite a rendere unica l'architettura del posto. Davanti a me una cantina e un tavolo imbandito con ogni prelibatezza. I colori e i profumi sono indescrivibili. Sono altri colori, altri profumi. E' un'altra Sardegna.Ad accogliermi, il proprietario, creatore di un incantevole albergo a Porto Rotondo ( http://www.hotelsastore.it/) e di una nuovissima etichetta, "Balentìa", ottimo cannonau di Sardegna (da gennaio in commercio) prodotto e imbottigliato nella zona di produzione di Benetutti. Il signor Dessena, dividendosi tra la costa e l'entroterra, mi narra di come sia importante di questi tempi portare la cultura dell'entroterra a galla, facendola conoscere al turista che "qui non viene più per il solo mare". Mi racconta di come sia diventato necessario mantenere nei ristoranti della costa i piatti tipici della cultura sarda, per istruire e per non perdere le tradizioni. E di come negli anni l'isola abbia fatto passi da gigante, posizionandosi ai primi posti del panorama enologico italiano, con i suoi famosi Vermentino, Carignano, Cannonau, Malvasia di Bosa e Vernaccia di Oristano. E di come la gastronomia locale si stia espandendo anche "in continente", trasformando quelli che erano una volta "sapori troppo forti" in qualcosa di ricercato e originale."E' l'importanza della tradizione che noi non abbiamo mai abbandonato".Per iniziare il viaggio nella cucina locale, inizio addentando una sfoglia di "pane guttiau", un croccante e saporito pane carasau condito con olio extra vergine di oliva, sale, aglio e pepe e infornato per qualche minuto, e ci abbino un'ottimo pecorino sardo fresco, a pasta bianco avorio. Proseguo poi assaggiando i "culurgiones", ovvero grossi ravioli ripieni di patate e mentuccia, e nel frattempo prendo nota delle ricette del "pane frattau", pane carasau ammorbidito nel brodo, ricoperto a strati di formaggio e pomodoro e arricchito da un uomo in camicia finale, della "fregula", il nostro cous cous leggermente più grande, dei famosi malloreddus, ottimi gnocchetti che si prestano alle più diverse preparazioni, della "suppa cuatta" o zuppa gallurese, preparata con pane raffermo bagnato nel brodo di carne alternato a formaggio fresco o a pecorino e insaporito con mentuccia fresca.E non mi accontento. Mi faccio confidare i segreti di un' altra particolarità dell'entroterra sardo: i dolci, deliziosi e profumati, a base di miele, mandorle e frutta secca. Dai più famosi amaretti e "papassinos",  al "pane 'e sapa", a base di frutta secca e mosto cotto, le "seadas", ripiene di formaggio fresco e scorza di agrume e ricoperte di miele, i "sospiri", fatti di pasta di mandorle e avvolti nella tradizionale carta velina colorata, e le meravigliose "punghittas", ravioline fritte ripiene di ricotta freschissima e ricoperte di zucchero a velo. Tutto abbinato ad un delicato mirto preparato in casa.Altri profumi, altri colori.Altri sapori.Nell'altra Sardegna.

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