Mel, Marty e Cri alla scoperta
di Praga: un viaggio tra
“sobrietà” e “cultura”…
All'alba del 4 agosto ci siamo recate in aeroporto. Dopo gli "efficacissimi" controlli del personale addetto alla sicurezza, abbiamo scoperto - con gran sorpresa da parte nostra, che avevamo sborsato nientemeno che 45 euro totali per viaggio di andata e di ritorno - che l'aereo che ci avrebbe condotte a destinazione era di un colore assai "sobrio", capace da solo di rassicurarci sulla professionalità della nostra compagnia di volo: fucsia, con in più un punto esclamativo al posto della prima "i" ("W!ZZ AIR"). Niente, tuttavia, rispetto ai colori sgargianti, ai motivi floreali e alle rifiniture in oro massiccio che ci attendevano nella "magica" Praga. Ma procediamo per gradi. Tranquillizzate da una tale ostentazione di "serietà", ci siamo accomodate nello "spaziosissimo" aereo "di Barbie", notando - assai "meravigliate" - che due terzi dei passeggeri erano uomini, attratti, evidentemente, dagli "splendidi monumenti della capitale ceca", di cui avremo modo di discutere a breve. Il primo impatto con Praga è stato senza dubbio "dei migliori": l'autista del pullman che avrebbe dovuto condurci in città ci ha comunicato, con la "proverbiale" cortesia ceca, che non era possibile acquistare tre biglietti con una banconota da 1000 corone (corrispondenti a circa 40 euro) e alla nostra richiesta di effettuare il pagamento con altra moneta (una moneta utilizzata "solo" da svariati milioni di persone) il "simpatico ometto" ha risposto con un secco no, come se gli avessimo proposto di barattare i suddetti biglietti con latte di capra.
Val la pena di precisare che tutta la conversazione si è svolta a gesti, poiché la maggior parte dei Cechi, nonostante la "profonda" cultura che contraddistingue questo popolo, non conosce l'inglese. Coloro che lo conoscono, invece, lo parlano pressappoco come il napoletano, troncando le sillabe finali e rendendo perciò preferibile una comunicazione in ceco stretto. Ma il trasporto pubblico praghese ci ha colpite anche per una puntualità paragonabile solo a quella di Napoli, all'ora di punta; per non parlare poi degli "enormi" e "visibilissimi" cartelli che segnalavano la presenza di fermate di tram e metro e l'uso di "sensualissime" voci femminili ad annunciare le varie soste. Del tutto incomprensibile era, invece, per noi, la distribuzione dei biglietti, il cui monopolio risultava - abbiamo scoperto poi - appannaggio esclusivo delle stazioni metro. In altre parole, si era costretti a scendere 10 metri sotto terra, anche se si doveva prendere un tram dall'altra parte della città...Il nostro primo giro turistico ha avuto come meta Piazza Venceslao. Avevamo già compreso che la "cortesia" e la "fiducia nel prossimo" sono le doti che caratterizzano maggiormente il popolo ceco, ma mai avremmo pensato che il centro della città fosse animato da travestiti e popolato da folli che si divertivano a sgommare con le auto facendo strage di colombi e, perché no, anche di esseri umani... Il tutto, neanche a dirlo, si svolgeva in pieno giorno. Il tutto, neanche a dirlo, si stagliava su uno sfondo contraddistinto dalla "sobrietà tipicamente praghese" (almeno così sosteneva la nostra guida): ovunque un tripudio di colori, di oro e di bombature caratteristico dell'Art Nouveau, ma senz'altro di dubbio gusto. E a questa "raffinatezza" non si sottraevano nemmeno le vetrine dei negozi di abbigliamento, capaci di abbinare un pantalone nero con una t-shirt blu e un giubbotto marrone (per giunta, t-shirt di cotone e giubbotto di pelle... In effetti, abbiamo avuto modo di constatare come la capitale ceca si caratterizzasse anche per le forti escursioni termiche: la temperatura poteva variare dai 45 ai 3 gradi da un sampietrino all'altro. Il manto stradale, com'è immaginabile, non era asfaltato).Ma vogliamo parlare delle tendenze musicali in voga a Praga? Se è vero che si teneva un concerto di musica classica in ogni luogo della città che disponesse di almeno dieci sedie allineate, è vero anche che per le strade risuonavano solo i più grandi "successi" della musica latino-americana, anch'essa - ci si perdoni la ripetitività - denotata dalla massima "sobrietà". In generale, le conoscenze musicali dei Cechi erano ferme agli anni '80-'90, tanto che il canale musicale che ci teneva compagnia durante la nostra permanenza in stanza trasmetteva la "notissima" On the beach dell'ancor più "noto" Chris Rea (anno 1986) come fosse la hit del momento. Meno male che dalle venti in poi l'orchestra dell'U Kocku (il nostro albergo o, meglio, l'"educandato femminile" in cui alloggiavamo) cominciava a strimpellare musica popolare ceca. Ancora ci chiediamo come una lingua cui le vocali sono quasi totalmente sconosciute potesse risultare in qualche modo armoniosa... La delusione più grande ha riguardato, tuttavia, la "fauna maschile" residente nella capitale ceca: ogni volta che notavamo qualcuno, si trattava immancabilmente di un italiano... Eh già, perché gli Italiani a Praga sono come le zanzare d'estate: si annidano dappertutto e la loro "voce", per quanto resa varia dalla cadenza dialettale (soprattutto veneta e laziale), è fastidiosa almeno quanto il ronzio del succitato insetto. Questo aspetto non è evidentemente ignoto a quei "furbetti" dei Cechi che, come s'è detto, non parlano inglese, ma in compenso potrebbero curare le transazioni commerciali tra l'Italia e il resto del mondo...Vi chiederete a questo punto: "Possibile che non vi sia piaciuto nulla?" Certo, il Ponte Carlo era meraviglioso, specie al tramonto. Come anche il Castello e la Cattedrale di San Vito. Forse il problema più grave riguardava, almeno dal punto vista strettamente personale di chi vi sta scrivendo, il turismo sfrenato e irrispettoso di cui i Cechi sono, purtroppo, i primi responsabili. Come giudichereste un'amministrazione che permette la costruzione di un ristorante a ridosso di una delle chiese più belle della città? Tutto a Praga è oggetto di "culto" e, per logica conseguenza, di turismo. Per la serie: "quel poco che abbiamo vendiamolo come meglio possiamo". E allora vedi che tutte le abitazioni in cui Kafka ha solo messo piede (per i Cechi Kafka è una sorta di eroe nazionale, ma avranno mai letto qualcuno dei suoi scritti?) sono venerate alla stregua di templi, che persino una farmacia è indicata dalla guida come luogo di interesse storico-culturale, che, in generale, la logica del mercato ha condizionato, per non dire creato una "memoria". Tanto che, guardando i Cechi negli occhi, non ho visto persone fiere e orgogliose del proprio passato, ma degli spietati affaristi che, potendo, avrebbero decorato con fiori e borchie dorate anche le proprie madri pur di far soldi... Certo, è un'impressione e, del resto, la Repubblica Ceca non è un paese ricco. Ma la memoria non si fonda sulle pietre che il tempo, per quanto inesorabile, risparmia, ma è la coscienza della propria identità, un'identità che va preservata e valorizzata, non sfruttata senza rispetto!L'ultimo contatto con l'"universo parallelo" praghese ha avuto come protagonisti l'ennesimo autista folle, che parlava al cellulare mentre, in piena notte, ci conduceva in aeroporto per il ritorno a casa, e, più di tutto, un pacco di wafer, che io ho acquistato in aeroporto per spendere le 100 corone avanzatemi dalle spese folli di souvenir. Quando ero seduta "comodamente" in aereo, ho avvertito un leggero languorino e ho pensato bene di mangiare un biscottino. Ma, aperta la confezione, ho scoperto che il "biscottino" in questione era un disco con un diametro di "appena" 15 cm... Allora dentro di me ho pensato, tanto per non cambiare: "Dio, che sobrietà questi Praghesi..."








