Ma vi ricordate l'espressione di Diego Abatantuono in "Marrakech Express"?Mentre mangia con le mani un cous cous probabilmente divino, ma completamente lontano dalle nostre usanze? "Speziato, troppo speziato" lo definisce.Come non dargli ragione, pensando alla cucina marocchina. Quello che ti travolge all'arrivo nei souk di Marrakech sono gli odori forti, di spezie pungenti e coninvolgenti, i colori degli abiti, delle strane scarpe a punta, i sorrisi di centinaia di bambini che ti tirano per portarti nei negozietti loro "amici".Marrakech riesce ad essere splendida, anche senza il mare. Perchè è colore, ovunque. E alla sera, nella piazza dove si svolge il mercato, è impossibile non godersi il tramonto infuocato che illumina di colori rossastri, ogni singolo elemento. Un quadro perfetto fatto di bancarelle incollate una all'altra dove poter gustare il vero cibo della strada (con le dovute precauzioni e tenendo ben presente di evitare verdure crude lavate con acqua corrente e cibi senza cottura).Il cous cous, appunto.
Il grande protagonista. Cucinato con le verdure intere, in un brodetto che all'apparenza disgusta, più che attirare. E con il pollo, olive e limone in salamoia.
Divino. Ma anche il famoso tajine, nome sia del "piatto" in cui viene preparato, ormai divenuto "gadget" preferito dai turisti che si recano nei paesi nordafricani, sia della pietanza con il quale si indica normalmente pollo o agnello cotto con frutta secca, pomodoro e numerose spezie, per diverse ore, fino a raggiungere una consistenza tenera e delicata.Sapori e realtà che vanno assaporati obbligatoriamente nel loro regno, in mezzo alla confusione dei mercati e della gente del posto, tra una macelleria all'aperto che espone carni difficilmente riconoscibili per forma e colore, una giovane ragazza che con il suo hennè vuole colorarti le braccia con fiori e rami rossastri, suonatori di corno e incredibili spettacoli di incantatori di serpenti. Una realtà magica e totalmente diversa. Finalmente.Le verdure e i legumi esposti sui banchi dei souk, i dolci stucchevoli fatti di miele, datteri e pasta di mandorle, le ciabattine colorate e decorate con minuzia di particolari, i tappeti esposti sulle terrazze di casa assolate, le donne coperte in capo che disapprovano la tua mise da turista accaldata.L'inconfondibile insalata di melanzane che i locali chiamano "Salad Zalouk", e le semplicissime ricette con ogni tipologia di verdura. Poche lavorazioni, per una materia prima eccellente. E' un pò il principio della nostra cucina mediterranea, in fondo (ed effettivamente alcuni piatti ricordano la nostra Sicilia nella zona del Trapanese). Con qualche aroma in più. Che rende tutto semplicemente più autentico e di conseguenza meraviglioso.E non bisogna stupirsi se, ad accompagnare questa deliziosa gastronomia, ci sia anche una notevole produzione di vini., definiti addirittura da uno dei massimi esperti, Jacques Poulain, " talmente buoni da poter competere con quelli prodotti in Europa'. Ma, per una volta, di fronte all'incanto di una città che si illumina di colori propri, preferisco un tradizionale thè alla menta marocchino.









