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Mer13122017

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Federcarni a convegno, carni rosse e sicurezza

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NAPOLI (di Daniela Marfisa)- “Le carni lavorate e le carni rosse sono cancerogene”, è passato un anno dai titoloni della stampa scaturiti dalla dichiarazione rilasciata dall’OMS e – come spesso succede – le reazioni dei consumatori vanno oltre le raccomandazioni causando poi scompensi di passaggio da un eccesso ad un altro.

Basta una errata o superficiale informazione per creare scompiglio: notizie distorte, allarmismi apocalittici, teoremi complottistici tra social e dintorni, smentite e rilanci ancora più drammatici. Siamo in un’epoca in cui le informazioni ci “arrivano addosso”, ma occorre prestare sempre attenzione al grado di sensazionalismo che potrebbe compromettere il senso e soprattutto la verità della notizia. Ci ha pensato la Federcarni a fare un po’ di chiarezza, attraverso il convegno svoltosi il 3 novembre a Napoli presso l’Hotel Le Cheminée, che ha visto la partecipazione di alcuni esperti e del presidente nazionale Federcarni Maurizio Arosio. Gli interventi di tutti i relatori hanno avuto denominatore comune proprio la cattiva informazione giornalistica e un invito a tutti gli operatori del settore a fare gruppo: il futuro non è nel ribassare i prezzi o lavorare dodici ore al giorno, bensì salvaguardare, promuovere la qualità e informare il cliente sulle proprietà nutrizionali della carne. Lo studio dell’IARC in realtà - come illustrato dal medico nutrizionista Gianluca Esposito - è nato dall’esigenza di valutare il rischio di alcune forme di cancro derivanti dal consumo di carni lavorate e carni rosse fornendo prove scientifiche. È risultato, in sostanza, che le carni lavorate (ovvero carni trasformate “attraverso processi di salatura, polimerizzazione fermentazione, affumicatura, o sottoposte ad altri processi per aumentare il sapore o migliorare la conservazione” come wurstel e insaccati) sono state inserite nel gruppo 1 delle sostanze cancerogene basandosi su un aumento del rischio del 18% per ogni 50 grammi consumati quotidianamente (quindi, chiaramente, su un “eccesso”, tra l’altro supportato da un campione di consumatori soprattutto americani e inglesi che, notoriamente, fanno abuso di carne). Sulla carne rossa non vi sono correlazioni ben precise (a parte un ancora non ben chiarito rischio legato ad alcuni agenti tossici scatenati dalla combustione in fase di cottura), ma la sua importanza nutrizionale è fuori discussione. A questo punto sarebbe bastato spendere qualche minuto per approfondire i dati scientifici divulgati e le dichiarazioni della medicina per capire che non vi è alcuna messa al bando delle carni rosse o lavorate, bensì un invito a quel consumo ragionato che da decenni la medicina consiglia. Tra l’altro è lo stesso Ministero della Salute a raccomandare nelle diete la presenza settimanale di carne compresa tra i 500 e i 700 grammi. Insomma, le parole chiave sono equilibrio, modalità, quantità e qualità del prodotto; un panino con salame o prosciutto o un paio di fette di carne alla settimana, unitamente a un’alimentazione salubre e varia – come la dieta mediterranea per esempio – non fanno male. Federcarni ha ribadito il proprio impegno sul territorio nel promuovere la qualità della carne rossa venduta in macelleria attraverso un’adeguata informazione che deve partire proprio dal negoziante. Per maggiori informazioni sul consumo di carne rossa all’interno di un’alimentazione sana e bilanciata: http://siallacarne.it/.

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