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Ven20102017

Ultimo Aggiornamento07:16:54

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Haccademia presenta le pizze della primavera

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NAPOLI (di Daniela Marfisa)- Ogni stagione porta con sé i suoi colori, i suoi profumi e i suoi sapori. Lo sanno bene gli chef e i pizzaioli, che adeguano le proprie proposte in base alla disponibilità degli ingredienti durante il corso dell’anno.

La primavera è sinonimo di fave, di piselli, di carciofi. Ecco allora che tanti prodotti dell’orto hanno iniziato a costellare le pizze di Aniello Falanga, patron del ristorante pizzeria Haccademia di Terzigno. Per presentare le nuove creazioni alla stampa, Falanga ha riunito intorno a sé tanti colleghi, per creare una sinergia ma anche un momento di divertimento. Due le ricette che il padrone di casa ha appena messo in carta. La pizza “Pasqualina”, con i suoi aromi, riporta alla memoria le scampagnate sui prati tipiche del periodo pasquale. È guarnita con fiordilatte di Tramonti, pancetta irpina, ricotta salata del Cilento, cipollotto di Alife e fave del Vesuvio. La pizza “Violetta” prende invece il nome dall’ingrediente più caratterizzante, il carciofo Violetto di Schito (una varietà tipica di Castellammare di Stabia), che viene abbinato a fiordilatte di Tramonti, pancetta arrotolata irpina e mentuccia. Anche lo chef Eduardo Estatico, executive del JKitchen di Capri, ha voluto dare il benvenuto alla dolce stagione con una ricetta appositamente dedicata: un topping di piselli, provolone del monaco, cipollotto all’aceto, mozzarella e scorza di limone grattugiato. Ma non è finita qui. Giornalisti e blogger si sono improvvisati pizzaioli per un giorno, alternandosi al bancone, stendendo panetti di pasta e guarnendo i dischi secondo la propria fantasia. Il risultato più interessante è stato quello dei due produttori Francesco Savoia e Maria Luisa Squitieri, che hanno unito le proprie forze e i rispettivi ingredienti, ovvero caciocavallo e melanzane a filetti sott’olio, dando vita a una pizza contadina rustica e assolutamente genuina. La sottoscritta ha voluto ricreare una sorta di “pizza piena” pasquale aperta, adagiando quindi sull’impasto ricotta, fiordilatte, salumi e formaggi a cubetti e una spolverata di pepe. Non poteva mancare il dessert, al quale ha provveduto il maestro Gerardo Di Dato di Angri. Il pasticcere ha proposto dei dolcetti tradizionali, i “brutti ma buoni”, in quattro varianti diverse. Particolarmente efficace la sua colomba “Incontro”, chiamata così in omaggio all’incontro tra due territori, il Vesuvio che ha fornito le sue albicocche pellecchiella e l’agro nocerino-sarnese dai cui campi provengono i fiori di camomilla utilizzati. Ancora una volta, fare sistema è risultato l’elemento vincente.

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