NAPOLI – Dopo due anni di stop imposto dalla pandemia, torna il Crocifisso Ritrovato a Salerno e, con esso, puntualmente, l’utilizzo e l’esposizione di animali nel cuore della città. È dal 2011, edizione che ha visto tensioni sfociate durante un volantinaggio contro questi spettacoli, che gli attivisti chiedono all’amministrazione comunale di non concedere più né l’autorizzazione, né il patrocinio a questo genere di eventi, che nulla hanno di culturale e sono invece manifestazione di violenza e sopraffazione dell’uomo sulle altre specie.

Nel comunicato ufficiale dell’evento si parla di “arte”, di “massimo rispetto degli animali”, di una “conoscenza il più approfondita possibile”, del “rapporto che l’uomo riesce a costruire con i rapaci”. Precisazioni che sembrano quasi essere un tentativo di “mettere le mani avanti” ipotizzando possibili contestazioni, mentre invece riportano alla mente un episodio dell’edizione 2013, quando, presso il largo San Giovanniello, un rapace sfuggì al controllo del falconiere. Una volta tolta la benda dagli occhi, il volatile spiccò il volo e si appollaiò sul balcone di un’abitazione che affaccia sulla piazza, dimostrando chiaramente che non aveva alcuna intenzione di scendere. Riprendendo le parole di un articolo di allora, “il falconiere ha provato in tutti i modi di richiamarlo a sé, ma il rapace non si muoveva dal balcone”. Un gesto, quello del falco, che dimostra chiaramente che il “profondo rapporto” tra uomo e rapace sembra invece essere molto più simile a quello tra un prigioniero ed il suo carceriere.

Era il 2018 quando diverse associazioni naturaliste e di matrice ambientalista divulgarono una nota dai toni preoccupati in merito ad eventi previsti alla Città della Scienza a Napoli, nello specifico in merito all’esibizione di rapaci addestrati davanti ad una platea di giovanissimi: “Riteniamo assolutamente sbagliato utilizzare la falconeria per veicolare messaggi di educazione ambientale e ancor di più che sia proprio chi possiede un falco incappucciato e legato sul suo braccio a comunicare alle future generazioni nozioni sul rispetto degli animali. Un accostamento, quello tra falconeria ed educazione ambientale, non solo assurdo, ma una vera e propria contraddizione in termini. Sarebbe come chiamare un domatore da circo a parlare della biologia della tigre o il proprietario di un allevamento finalizzato alle pellicce a parlare della tutela di volpi e visoni. Un evento completamente distonico, che non rispetta il benessere animale e non ha alcun valore scientifico o didattico. Solo per fare un esempio: i rapaci notturni vengono fatti volare in pieno giorno, quando dovrebbero invece riposare, e sono al centro di una folla di bambini vocianti, un grave disturbo per il loro udito finissimo”.

Basterebbe leggere su un qualsiasi sito specializzato quali sono gli accessori di cui è dotato il falconiere, dal cappuccio che “consente di ammansire l’animale” ai lacci che li costringono “sempre legati ai blocchi, alle pertiche o agganciati al pugno del falconiere”, per comprendere che la falconeria rappresenta l’ennesimo esempio di dominazione sugli altri. È una pratica che prevede di imprigionare animali selvatici, nati liberi o fatti nascere di proposito in cattività, per trasformarli in macchine efficientissime, pronte ad obbedire ai comandi del “padrone”. Animali splendidi e fieri vengono schiavizzati e ridicolizzati per il nostro “divertimento”. Ai bambini dovrebbe essere insegnato il rispetto per gli animali, non la prevaricazione verso chi non si può difendere ed andrebbe spiegato loro che la spettacolarizzazione della vita animale è sbagliata a priori ed in qualsiasi contesto, tanto più se si considera che i falchi vengono utilizzati per un’attività ignobile come la caccia (lo stesso comunicato ufficiale del Crocifisso Ritrovato di quest’anno esalta il “de arte venandi cum avibus”, ovvero l’arte di cacciare con gli uccelli). Ma, anche se la falconeria avesse fini puramente dimostrativi, i metodi di addestramento restano sempre coercitivi.

Rifiutiamo tutto questo, perché non rispettoso del diritto alla vita e della dignità di ogni essere senziente. Rifiutiamo la prigionia, sia essa umana che animale. Quello che gli tutti animali cercano è la libertà e queste creature meravigliose non fanno eccezione. Poteva essere una bella rievocazione storica, senza dover sfruttare per l’ennesima volta gli animali in nome di una presunta tradizione. L’appello per una Salerno che sia davvero rispettosa di tutti è rivolto non solo all’amministrazione comunale, ma anche agli spettatori, perché chiunque ritenga di essere dotato di sensibilità e senso di giustizia dovrebbe disertare questo genere di manifestazioni ed iniziare a guardare “l’altro”, a qualunque specie esso appartenga, con empatia.

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