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Azione in memoria del veterinario ucciso a Gaza

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Gli attivistǝ del collettivo antispecista Spazio Animale sono scesi a largo Berlinguer (Napoli) il pomeriggio di sabato primo novembre per ricordare l’impegno per gli animali non umani di Mutah Talat abu Rokba, per denunciare la sua morte e per ribadire con forza il nostro allineamento a fianco della popolazione palestinese e contro il genocidio.

Dopo 9 giorni di incessanti ricerche, è stato ritrovato il corpo senza vita di Mutah Rokba. Veterinario che esercitava la sua professione a Gaza, Rokba era una figura fondamentale per la cura degli animali nella striscia, soprattutto per l’attività svolta presso Sulala Animal Rescue, rifugio per animali a Gaza fondato nel 2006: il veterinario trentenne era una speranza di salvezza per la miriade di asini, cani, gatti e altri animali coinvolti negli attacchi israeliani. A dare la triste notizia tramite la loro pagina instagram, sono i volontari del rifugio Sulala, che ora si trovano in estrema difficoltà senza la competenza medica e la dedizione di Rokba. Il corpo del giovane veterinario è stato rinvenuto a ridosso della cosiddetta “linea gialla”: un confine tracciato da Israele nel territorio di Gaza per delimitare la zona di controllo militare e divenuto una vera e propria zona mortale per i civili.

Lungi dall’essere un fenomeno isolato, la morte di Rokba è l’ennesima conferma di come la questione animale non sia un’istanza aliena e irrelata alla questione palestinese. Quello che succede ormai da decenni in Palestina, e che ha visto in questi anni una terrificante escalation, è una tragedia che sta minando ogni aspetto della vita dei palestinesi e che ci mostra in modo chiaro come la lotta antispecista e quella contro il genocidio in Palestina siano insieme in un unico fronte contro un unico sistema oppressivo dai tratti sempre più sanguinari. Ricordiamo le parole dell’allora ministro della difesa israeliana Gallant, che definiva i palestinesi come “animali umani”.  Leggendo il report di Euro-Med Monitor, vediamo inoltre come l’uccisione degli animali a Gaza è parte di una strategia mirata, che ha come obiettivo distruggere le risorse alimentari e infliggere sofferenze fisiche e psicologiche alla popolazione, anche sottraendole gli affetti non umani.

Gli attivistǝ  hanno anche allestito una coreografia con cartelloni in ricordo di Rokba, candele e una salma finta: con anche esposto un Qr code per poter donare alla famiglia del veterinario scomparso, che ora si trova in estrema difficoltà. Posti a semicerchio dietro questo allestimento simbolico,a turno, sono stati letti gli interventi in ricordo di Rokba e per denunciare i crimini genocidiari del governo israeliano.

Tra gli interventi anche due contributi artistici. La lettura di una poesia (The Moon) di Mosab Abu Toha sulla vita di un gatto in Palestina, a cui poi è seguito un rapido commento della nostra compagna. L’intervento si conclude con le parole di Ahmad Safi, fondatore della Palestinian Animal League: « La Palestina non può essere solo la gente, deve essere di più. Deve essere la terra, gli alberi, l’aria, l’ambiente, gli animali e gli uccelli. Tutte queste cose sono elementi che formano la Palestina. La Palestina è incompleta senza tutte queste componenti e quindi il lavoro da fare per proteggere ognuna di queste è contribuire a proteggere il tutto». L’altro intervento creativo è invece una immedesimazione immaginifica dell’esperienza di un piccolo asinello. Prima tranquillo a Sulala, vive il trauma dei bombardamenti e della fuga. Salvato e curato tante volte da Mutah Rokba, l’asinello in questo immaginifico peregrinare si ritrova infine vicino alla salma del veterinario, di colui che rappresentava il suo «posto sicuro».

Gli altri interventi dell’azione sono stati più informativi e di dichiarazione della nostra linea politica. Si è ricordato che la responsabilità delle popolazioni occidentali, compresa quella italiana, di fermare il genocidio in Palestina non può essere disconosciuta, in quanto armi, finanziamenti e protezione politica di USA ed Europa permettono allo stato israeliano di rimanere impunito: se vogliamo realmente essere dalla parte della popolazione, dei bambini, dei cuccioli di Gaza, ciò non può allora che concretizzarsi in un impegno costante e collettivo. Si è anche denunciato l’ipocrisia dell’esercito israeliano, che si definisce l’esercito più vegano del mondo. Oltre che una contraddizione a livello etico, veganwashing e animalizzazione dei palestinesi sono parte di una precisa strategia politica, che vuole creare una divisione tra “israeliani civili” e “barbari palestinesi” per poter in questo modo rendere meno condannabili le atrocità verso la popolazione palestinese. Si è anche parlato della condizione degli animali non umani in generale e del falso appello alla natura: guerra, morte e assassinio non sono ma una costante della storia umana; ma ciò non toglie che non si devono combattere e che non si devono cambiare abitudini considerate tradizionali o naturali per atteggiamenti più consapevoli e rispettosi delle vite altrui.

In conclusione, Spazio Animale, come collettivo antispecista, denuncia la doppia faccia della retorica israeliana, vegan friendly e disumanizzante, e il sistema genocidario che colpisce esseri umani e animali. Il collettio è al fianco della popolazione palestinese nel suo intero, ma anche a fianco della causa animale come il sostegno al rifugioSulala Animal Rescue, che continua a operare instancabilmente.

 

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