45 anni fa il sisma dell’Irpinia (VIDEO)

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Quarantacinque erano le 19.34 di una domenica pomeriggio, quando una forte scossa di magnitudo 6.9 colpì duramente l’Irpinia.

2.914 morti, 8.848 feriti e oltre 280.000 sfollati. Caratterizzato da una magnitudo di 6.9 (X grado della scala Mercalli) l’epicentro fu identificato tra i Comuni di Teora, Castelnuovo e Conza della Campania.

Una forte scossa della durata di circa 90 secondi, con un ipocentro di circa 10 km di profondità, colpì un’area di 17 000 km² che si estendeva dall’Irpinia al Vulture, posta a cavallo delle province di AvellinoSalerno e Potenza.

GLI EFFETTI DEL TERREMOTO

Gli effetti, tuttavia, si estesero a una zona molto più vasta interessando praticamente tutta l’area centro meridionale della penisola: molte lesioni e crolli avvennero anche a Napoli interessando molti edifici fatiscenti o lesionati da tempo e vecchie abitazioni in tufo; a Poggioreale crollò un palazzo in via Stadera, probabilmente a causa di difetti di costruzione, causando 52 morti.

Crolli e devastazioni avvennero anche in altre province campane e nel potentino, come a Balvano dove il crollo della chiesa di S. Maria Assunta causò la morte di 77 persone, di cui 66 bambini e adolescenti che stavano partecipando alla messa.

I resoconti dell’Ufficio del Commissario Straordinario hanno quantificato i danni al patrimonio edilizio. È risultato che dei 679 comuni che costituiscono le otto aree interessate globalmente dal sisma (AvellinoBeneventoCasertaMateraNapoliPotenzaSalerno e Foggia), 506 (il 74%) sono stati danneggiati.

Le tre province maggiormente sinistrate sono state quelle di Avellino (103 comuni), Salerno (66) e Potenza (45). Trentasei comuni della fascia epicentrale hanno avuto circa 20 000 alloggi distrutti o irrecuperabili.

In 244 comuni (non epicentrali) delle province di Avellino, Benevento, Caserta, Matera, Foggia, Napoli, Potenza e Salerno, altri 50 000 alloggi hanno subito danni da gravissimi a medio-gravi. Ulteriori 30 000 alloggi lo sono stati in maniera lieve.

UN DRAMMA RACCONTATO DAI GIORNALI DELL’EPOCA

L’entità drammatica del sisma non venne valutata subito; i primi telegiornali parlarono di una «scossa di terremoto in Campania» dato che l’interruzione totale delle telecomunicazioni aveva impedito di lanciare l’allarme.

Soltanto a notte inoltrata si cominciò a evidenziarne la più vasta entità.

Da una prospezione effettuata nella mattinata del 24 novembre tramite un elicottero vennero rilevate le reali dimensioni del disastro.

Uno dopo l’altro si aggiungevano i nomi dei comuni colpiti; interi nuclei urbani risultavano cancellati, decine e decine di altri erano stati duramente danneggiati.

Nei tre giorni successivi al sisma, il quotidiano Il Mattino di Napoli enfatizzò la descrizione della catastrofe.

Il 24 novembre il giornale titolò Un minuto di terrore – I morti sono centinaia, in quanto non si avevano notizie precise dalla zona colpita, ma si era a conoscenza del crollo in via Stadera a Napoli.

Il 25 novembre, appresa la vastità e gravità del sisma, si passò a I morti sono migliaia – 100.000 i senzatetto, fino al titolo drammatico del 26 novembre Cresce in maniera catastrofica il numero dei morti (sono 10.000?) e dei rimasti senza tetto (250.000?) – FATE PRESTO per salvare chi è ancora vivo, per aiutare chi non ha più nulla.

La cifra dei morti, approssimata per eccesso soprattutto a causa dei gravi problemi di comunicazione e ricognizione, fu poi ridimensionata fino a quella ufficiale, ma la cifra dei senzatetto non è mai stata valutata con precisione.

ANALISI GEOSISMOLOGICA

L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) ha appurato che l’area interessata ha subìto tre distinti fenomeni di rottura lungo differenti segmenti di faglia, succedutisi in circa 40 secondi. Tali segmenti sono stati localizzati sotto i monti MarzanoCarpineta e Cervialto.

Dopo circa 20 secondi la rottura si è propagata verso SE in direzione della Piana di San Gregorio Magno.

Dopo 40 secondi, localizzata a NE del primo segmento, si è verificata la terza rottura di faglia.

La frattura ha raggiunto la superficie terrestre generando una scarpata di faglia ben visibile per circa 35 km.

Studiando le registrazioni delle repliche dell’evento si evince una struttura crostale molto eterogenea, come dimostrato dalle variazioni della velocità delle onde P mostrata a differenti profondità, e un processo di rottura estremamente complesso.

Lo scavo di trincee lungo la scarpata di faglia ha permesso di riconoscere e datare forti terremoti predecessori del 1980, avvenuti sulla faglia irpina.

Questi risultati dimostrano che la faglia responsabile del terremoto dell’Irpinia ha generato in passato terremoti simili a quello del 1980 e che tali eventi si succedono nel tempo con frequenza di circa 2000 anni.

IL DISASTRO IN IRPINIA

Il terremoto colpì le province di Avellino, Salerno e la provincia di Potenza in Basilicata.

I crolli si verificarono anche nella città di Napoli.

L’evento sismico cambiò il corso della storia delle comunità irpine.

LE INIZIATIVE DI RICORDO

A quarantacinque anni da quel tragico evento, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) propone una serie di iniziative volte a rafforzare la cultura della prevenzione attraverso la memoria storica.

Tra queste, la creazione della prima Mappa dei ricordi dei terremoti d’Italia, grazie al contributo di chi ha vissuto direttamente o indirettamente un sisma.

Il Dipartimento Terremoti INGV ha lanciato la Call to Action “Custodi di Memoria”, invitando gli utenti a condividere foto di oggetti divenuti “scrigni” di memoria storica o a raccontare i loro ricordi attraverso i canali social INGVterremoti o grazie alla compilazione di un form dedicato.

IL RACCONTO IN TV E SUI SOCIAL

Raccogliere e valorizzare le esperienze del sisma dell’Irpinia resta un obiettivo importante per INGV. La Story Map “Quella domenica sera” propone un’esperienza interattiva che integra diverse tipologie di materiale d’archivio, come le edizioni straordinarie dei telegiornali, i documenti che ripercorrono la complessità geologica del terremoto o lo stato del monitoraggio sismico dell’epoca, le fotografie geolocalizzate e le mappe interattive per visionare gli effetti sui territori colpiti.

Ampio spazio, inoltre, è dedicato all’impatto sociale ed economico del sisma, alle riflessioni sulla ricostruzione e alle storie personali dei superstiti.

La Story Map arricchisce le informazioni già presenti nel portale Terremoto80, attraverso il quale i visitatori possono intraprendere un viaggio virtuale ispirato da tre parole chiave: scienza, memoria e testimonianza.

Tante le fonti di approfondimento disponibili, da gallerie fotografiche a interviste, fino ad articoli scientifici tratti dal blog-magazine INGVterremoti e al documentario INGV “Irpinia80 – Viaggio nella terra che resiste”.

Attraverso le parole, i ricordi e le emozioni di cittadini, istituzioni e scienziati, il docu-film ripercorre il sisma e come esso abbia segnato le loro vite, nonché i passi compiuti dal Servizio Nazionale di Sorveglianza Sismica, dalla sismologia e dal Sistema di Protezione Civile dopo quel tragico evento.

GLI APPUNTAMENTI

Infine, il 24 novembre a Grottaminarda (Avellino) dalle 18:30 si terrà uno speed date scientifico presso la vineria “La Posta”.

L’evento si inserisce nell’ambito di Sirene_Irpinia1980, progetto multidisciplinare sviluppato da INGV e CNR-IGAG in 24 comuni della provincia di Avellino per la riduzione dei rischi e la gestione delle emergenze.

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