NAPOLI – Vincenzo Di Maro – medaglia d’oro al valor civile e alla sanità pubblica – aveva 39 anni ed era padre di due figli di 2 mesi e 2 anni, quando il 5 maggio 1998 morì sommerso da una valanga di fango. «Vincenzo non doveva essere in servizio quella sera – racconta il fratello Domenico – fu chiamato a sostituire un collega nell’ospedale Villa Malta, dove lavorava. Arrivò verso le 14 e doveva smontare alle 20, ma il cambio di turno non avvenne e lui scelse di rimanere a lavorare in ospedale quando il paese già stava franando. Io stesso con altre persone mi precipitai sul posto e solo dopo tre giorni ritrovammo il suo corpo a due metri e mezzo di altezza con le braccia aperte, in cui sorreggeva da un lato un uomo e dall’altro una donna, entrambi anziani, che aveva tentato invano di trarre in salvo portandoli fuori dal pronto soccorso attraverso un corridoio».

Mercoledi 5 maggio, con una solenne cerimonia, il Comune di Napoli in occasione del 23simo anniversario della tragica scomparsa di Di Maro, gli intitolerà una strada nel quartiere di Secondigliano, dove abitava il “medico eroe” con l’intervento dell’assessore Alessandra Clemente, del presidente della municipalità Maurizio Moschetti e delle massime autorità civili e militari.

Il fratello, Domenico Di Maro, presidente dell’associazione che porta il nome del “medico eroe” in una nota tiene ad evidenziare in particolare come « l’intitolazione di una strada vuole essere non solo un momento per ricordare il sacrificio di mio fratello alle nuove generazioni, ma anche per accendere i riflettori su un quartiere come Secondigliano che non è solo “Gomorra”, come spesso viene etichettato, ma anche il quartiere d’origine di eroi positivi come Vincenzo»

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