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Afragola, l’ultimo addio a Martina Carbonaro: “Morta per un’idea malata dell’amore”

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“Martina è morta per mano della violenza. È morta per mano di un ragazzo che non ha saputo reggere un rifiuto, un limite, una libertà, togliendo il futuro non solo a Martina ma anche a se stesso! Martina è morta per un’idea malata dell’amore”. Lo ha detto l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia, durante i funerali.

L’arcivescovo di Napoli ha poi espresso preoccupazione “soprattutto per quelli che non sanno più gestire la rabbia, che confondono il controllo con l’affetto, che pensano ancora che amare significhi possedere. Che vedono la donna come qualcosa da ottenere, da tenere, da non perdere mai. Che se vengono lasciati si sentono umiliati, feriti, e trasformano il dolore in odio. Un odio che uccide. È femminicidio. Chiamiamolo con il suo nome. Non è follia. Non è gelosia. Non è un raptus. È il frutto amaro di un’educazione che ha fallito. Di un linguaggio che normalizza la violenza. Di un silenzio colpevole. Oggi, accanto al dolore, io sento il dovere di dire: basta. Basta parole deboli. Basta giustificazioni. Vorrei dire ai ragazzi qui presenti, agli amici di Martina e ai giovani di questa nostra terra: fate in modo che questa morte non sia vana. Trasformate le vostre lacrime in impegno, il vostro dolore in una rabbia pacifica, capace di costruire e rovesciare le sorti di questo nostro sistema violento e malato”.

“Oggi, davanti a Martina, dobbiamo assumerci tutti una responsabilità collettiva”, ha proseguito il cardinale Domenico Battaglia. “Dobbiamo impegnarci affinché a tutti, piccoli e grandi, sia chiaro che l’amore non è possesso. L’amore non è controllo. L’amore non è dipendenza. L’amore vero rende liberi. L’amore vero non trattiene, non costringe, non punisce. Se amare ti fa male, non è amore. Se per amore devi annullarti, non è amore. Se per amore arrivi a fare del male, non è amore ma solo violenza. E la violenza non è mai giustificabile”.

È un giorno di profondo dolore e commozione per Afragola, che oggi celebra l’ultimo addio a Martina Carbonaro, la 14enne brutalmente uccisa dal suo ex fidanzato, il 18enne Alessio Tucci, reo confesso dopo il ritrovamento del corpo nella ex casa del custode del campo Moccia.

L’aria di Afragola è carica di tensione e tristezza sotto il caldo estivo. Una folla numerosa si è accalcata per dare l’ultimo saluto a Martina. Palloncini, cuoricini bianchi e magliette con il suo volto adornano la scena. L’arrivo del feretro, scortato dai Carabinieri in alta uniforme, ha scatenato un’ondata di commozione e applausi scroscianti, accompagnati da un’unanime e vibrante richiesta di “Giustizia!”.

L’autopsia sul corpo di Martina, affidata alla dottoressa Raffaella Salvarezza, è stata effettuata ieri presso l’ospedale San Giuliano di Giugliano in Campania. Sebbene gli esiti definitivi richiedano ulteriore tempo, i primi risultati sembrano confermare l’ipotesi avanzata dalla consulenza medica preliminare: la giovane non sarebbe morta immediatamente, ma sarebbe stata lasciata alla sua agonia per svariati minuti. Le indagini sono ora concentrate sull’accertamento se una tempestiva chiamata ai soccorsi avrebbe potuto salvarle la vita.

Sulla testa della 14enne sono state rilevate quattro ferite principali, concentrate tra la regione frontale e quella posteriore. Inoltre, altri segni sono stati evidenziati sul collo, ma al momento non è chiaro se possano essere ricondotti a un tentativo di strangolamento.

I funerali, presieduti dal cardinale Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, si stanno celebrando nella Basilica Pontificia di Sant’Antonio di Padova. Per tutta la giornata, il sindaco di Afragola, Antonio Pannone, ha proclamato il lutto cittadino, “facendosi interprete del dolore di tutta la comunità afragolese”.

In una nota ufficiale, il Comune ha invitato “tutta la cittadinanza a unirsi al cordoglio per questa gravissima e incolmabile perdita, stringendosi intorno ai familiari e agli amici di Martina”. Afragola si stringe attorno alla famiglia di Martina, chiedendo verità e giustizia per una vita spezzata troppo presto da un atto di violenza inaccettabile.

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