9.3 C
Napoli

Avv. Monica Mauro: “Emergenza carceraria: è il momento delle scelte strutturali, non del cemento”

-

L’Avv. Monica Mauro, (Psi-Avanti Campania), in riferimento all’emergenza delle carceri, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

L’emergenza carceraria italiana ha assunto dimensioni critiche e non può più essere affrontata con misure emergenziali o con la sola prospettiva della costruzione di nuovi istituti penitenziari. La situazione di sovraffollamento, la presenza di persone affette da gravi patologie psichiatriche, la carenza strutturale di personale specializzato e l’assenza di investimenti sistemici rendono il quadro attuale insostenibile sotto il profilo dei diritti fondamentali, della sicurezza interna agli istituti e della funzione rieducativa della pena, sancita dall’art. 27 della Costituzione.

Dati drammatici. Secondo le ultime rilevazioni, nel 2024 si sono registrati almeno 91 suicidi tra le persone detenute. Nei primi cinque mesi del 2025, se ne contano già almeno 33. Si tratta di numeri che collocano il tasso di suicidi in carcere su livelli allarmanti, superiori a quelli della popolazione generale di molte volte. A questi vanno aggiunti numerosi altri decessi con cause ancora in corso di accertamento. È evidente che non si può parlare solo di eventi individuali, ma di una crisi sistemica che coinvolge le condizioni materiali della detenzione, l’accesso ai servizi sanitari, e la tenuta complessiva del sistema.

L’illusione della soluzione edilizia. Pensare che la costruzione di nuovi istituti penitenziari possa risolvere, da sola, l’emergenza è illusorio e miope. Da oltre cinquant’anni – dagli anni Settanta – non si è investito in modo strutturale sul sistema carcerario, e oggi ne paghiamo il prezzo. Gli edifici penitenziari esistenti sono spesso fatiscenti, inadeguati sotto il profilo igienico-sanitario e non conformi ai più basilari standard internazionali sul trattamento dei detenuti. Un esempio emblematico è la Casa Circondariale di Poggioreale, che ospita un numero di persone ben superiore alla capienza regolamentare, in celle senza docce e con condizioni ambientali e relazionali che favoriscono conflitti e tensioni quotidiane.

Azioni immediate, alternative al carcere. Esistono numerosi strumenti normativi già previsti dal nostro ordinamento che possono essere potenziati con effetti immediati sulla riduzione della popolazione detenuta:

1.) Applicazione effettiva delle misure alternative alla detenzione, in particolare per i reati minori e per le persone con percorsi di reinserimento già avviati;

2)Razionalizzazione dell’uso della custodia cautelare in carcere, limitandola effettivamente ai soli casi di reale necessità, come previsto dalla normativa nazionale e sovranazionale;3) Potenziamento degli Uffici di Esecuzione Penale Esterna (UEPE), oggi in sofferenza di organico, indispensabili per la gestione delle pene alternative;

4Ampliamento del ricorso alle sanzioni di comunità, in coerenza con quanto già previsto dalla riforma Cartabia

Intervento strutturale sul disagio psichico in carcere. Uno dei problemi più gravi e sottovalutati è la presenza, all’interno degli istituti penitenziari, di persone affette da disturbi psichiatrici. Dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, la mancata realizzazione di un numero adeguato di REMS (Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza) ha determinato una vera e propria emergenza, con la conseguenza che molte persone sono detenute in condizioni di incompatibilità con la propria situazione clinica, e gestite farmacologicamente in modo contenitivo.

Occorre, con urgenza:

istituire nuove REMS, anche utilizzando i beni confiscati alla criminalità organizzata;
rafforzare la presenza di personale sanitario specializzato nelle carceri, con l’assunzione di psichiatri, psicologi, educatori e assistenti sociali;
creare protocolli di gestione del disagio mentale integrati tra amministrazione penitenziaria e servizi sanitari regionali.
La crisi del sistema carcerario non è solo una questione di ordine pubblico: è un banco di prova della qualità della nostra democrazia. Occorre rimettere al centro la funzione costituzionale della pena, affrontando con serietà i nodi irrisolti e interrompendo una deriva punitiva che ha prodotto più esclusione che sicurezza.

Serve una strategia nazionale integrata, fondata su investimenti, diritti, prevenzione e legalità.

Costruire più giustizia, non più carceri. Insomma c’è la strada dello Stato di diritto che va esplorata fino alla fine.

Vuoi pubblicare i contenuti di NapoliVillage.com sul tuo sito web o vuoi promuovere la tua attività sul nostro sito? Contattaci all'indirizzo redazione@napolivillage.com

Altri articoli dell'autore

0 Commenti
Vecchi
Più recenti Le più votate
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti
- Sponsorizzato -
- Sponsorizzato -
0
Esprimete la vostra opinione commentando.x