Bagnoli, chiazze oleose e fanghi durante i dragaggi: presentato esposto alla Procura (VIDEO)

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NAPOLI (Di Anna Calì) – Le chiazze oleose che affiorano sulla superficie dell’acqua, gli odori intensi segnalati dai cittadini e i fanghi melmosi che, secondo la documentazione fotografica e video allegata all’esposto, sembrerebbero disperdersi durante le operazioni di dragaggio.

È su questi elementi che Cittadinanza Attiva in Difesa di Napoli ha deciso di rivolgersi con un esposto formale alla Procura della Repubblica di Napoli e a una serie di enti e autorità competenti, chiedendo accertamenti tecnici urgenti sulle modalità con cui vengono eseguiti i lavori nel bacino di calma del SIN di Bagnoli-Coroglio.

L’esposto, depositato il 15 settembre 2026 e firmato dal presidente dell’associazione Giovanni Natale, pone al centro una questione particolarmente delicata: la possibile dispersione nell’ambiente marino di sostanze contaminanti presenti nei sedimenti interessati dai lavori. La richiesta è rivolta, tra gli altri, alla Procura, ai Carabinieri del NOE, alla Capitaneria di Porto, all’Autorità di Sistema Portuale, all’Arpac, all’Asl Napoli 1 Centro, all’Ispra e ai ministeri dell’Ambiente, delle Infrastrutture e della Salute.

Nel documento l’associazione richiama la documentazione tecnica relativa alla contaminazione dei sedimenti marini dell’area, nella quale vengono indicati IPA, PCB, idrocarburi, metalli pesanti e altri microinquinanti persistenti, con valori che, secondo quanto riportato nell’esposto, risultano particolarmente elevati in alcune zone.

Il problema sollevato riguarda quindi le modalità di movimentazione del materiale durante il dragaggio. L’associazione sostiene che, nelle immagini raccolte tra il 5 e il 6 settembre, siano visibili chiazze oleose e pellicole iridescenti sulla superficie dell’acqua, in corrispondenza delle aree interessate dalle operazioni. La documentazione, secondo l’esposto, mostrerebbe inoltre una perdita e ricaduta in mare del materiale prelevato dalla benna durante la movimentazione.

Un aspetto che viene considerato particolarmente significativo riguarda proprio la benna utilizzata per il dragaggio, che nell’esposto viene descritta come non conforme, secondo la valutazione dell’associazione, alle prescrizioni progettuali relative alla tenuta idraulica. Da qui il timore che durante il sollevamento e il trasferimento del materiale possano disperdersi nella colonna d’acqua sedimenti contaminati e le sostanze ad essi associate.

L’esposto richiama anche le misure di contenimento previste nella documentazione progettuale, come silt curtain, panne e bubble screen, che avrebbero dovuto ridurre la dispersione dei sedimenti durante le operazioni.

Secondo Cittadinanza Attiva in Difesa di Napoli, però, nelle immagini e nei video acquisiti dall’associazione non sarebbero visibili i presidi di contenimento previsti intorno all’area di scavo. Una circostanza che, se confermata dagli accertamenti richiesti, potrebbe assumere particolare rilevanza proprio alla luce della natura contaminata dei sedimenti.

L’associazione chiede dunque che non ci si limiti a una verifica documentale, ma che venga effettuato un sopralluogo direttamente durante le operazioni di dragaggio, così da poter accertare le modalità effettive di scavo, il tipo di benna utilizzata, la presenza e l’effettiva funzionalità delle barriere antitorbidità e la corrispondenza delle operazioni alle autorizzazioni e al progetto.

Nell’esposto trova spazio anche un altro elemento: le segnalazioni provenienti dai residenti e dai frequentatori delle aree di Bagnoli, Coroglio e Fuorigrotta, che avrebbero riferito di odori particolarmente intensi e nauseabondi proprio nei giorni di esecuzione dei lavori.

L’associazione precisa di non poter attribuire direttamente l’origine degli odori alle operazioni di dragaggio, ma evidenzia la coincidenza temporale e chiede che venga verificata anche l’eventuale presenza di composti volatili o gas provenienti dai sedimenti rimaneggiati, nonché il possibile rischio di esposizione per la popolazione.

Un ulteriore punto sollevato riguarda il sistema di monitoraggio attualmente utilizzato. Secondo l’esposto, i rilevamenti attraverso boe automatiche consentirebbero di misurare alcuni parametri fisici di base, come torbidità, pH e temperatura, ma non sarebbero sufficienti per stabilire la presenza o l’eventuale migrazione di specifici contaminanti chimici complessi.

Per questo Cittadinanza Attiva in Difesa di Napoli chiede ad Arpac, Asl Napoli 1, Autorità Portuale e ministeri competenti di disporre campionamenti urgenti dell’acqua e dei sedimenti nell’area interessata, prevedendo anche campionamenti di confronto esterni alla nube di torbidità.

Tra le sostanze da ricercare vengono indicati metalli pesanti, IPA, PCB e idrocarburi, oltre a ulteriori analisi mirate sulla matrice aria, con screening di VOC e altre sostanze ritenute pertinenti al quadro contaminativo dell’area, tra cui BTEX, IPA in fase vapore o particolata, idrogeno solforato e mercurio in fase vapore.

La richiesta è anche quella di programmare controlli diretti e cadenzati per tutta la durata dei lavori, rendendo pubblici gli esiti degli accertamenti in modo comprensibile e trasparente.

Il passaggio più delicato dell’esposto è quello rivolto alla Procura, ai Carabinieri del NOE e alla Capitaneria di Porto. L’associazione chiede un sopralluogo urgente durante le operazioni e la verifica della sussistenza di eventuali reati ambientali derivanti dalla dispersione indebita di inquinanti, qualora le circostanze segnalate dovessero essere confermate.

La richiesta arriva mentre nell’area sono in corso interventi collegati alle opere per la 38ª America’s Cup, in un contesto ambientale particolarmente complesso per la presenza storica di contaminazione dei sedimenti.

Il punto, dunque, è accertare cosa stia realmente accadendo sotto e sopra la superficie dell’acqua durante il dragaggio: se le chiazze osservate siano effettivamente riconducibili alla movimentazione dei sedimenti, quali sostanze contengano, se il materiale venga adeguatamente contenuto e se tutte le prescrizioni previste per operare in un’area così delicata vengano concretamente rispettate.

Per l’associazione la risposta non può arrivare soltanto a lavori conclusi. Le verifiche, sostiene Cittadinanza Attiva, devono essere effettuate mentre il dragaggio è in corso, attraverso sopralluoghi, campionamenti e controlli continui, perché è proprio durante la movimentazione dei sedimenti che potrebbe verificarsi la dispersione nell’ambiente delle sostanze presenti nei fondali.

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