Bagnoli, la “Casa della Comunità” senza medici né servizi

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NAPOLI (Di Anna Calì) – A Bagnoli la storia della sanità territoriale è una lunga attesa che oggi rischia di trasformarsi in una clamorosa denuncia.

Diciotto anni fa la chiusura del consultorio di via Enea privò migliaia di cittadini di un presidio fondamentale.

Le utenze di Bagnoli, Cavalleggeri e Agnano furono dirottate verso Fuorigrotta, creando disagi enormi soprattutto per le fasce più fragili della popolazione: anziani, disabili, mamme con carrozzine, cittadini senza mezzi propri.

Da allora, il territorio non è rimasto in silenzio.

Associazioni, comitati, cittadini, con una forte presenza femminile, hanno portato avanti una mobilitazione costante: raccolte oltre 2000 firme, proteste, cortei anche durante la Festa della Donna, interlocuzioni con la Regione.

Una battaglia lunga anni, nata da un bisogno concreto: avere servizi sanitari accessibili sotto casa.

Quando finalmente l’ex consultorio è stato ristrutturato e riaperto come “Casa della Comunità”, sembrava l’inizio di una nuova fase, una vittoria per chi a lungo aveva combattuto. Una struttura moderna, accessibile e senza barriere architettoniche.

Ma già dall’inizio qualcosa non tornava.

All’interno mancavano proprio i servizi più richiesti: ginecologia, pediatria, centro vaccinale per bambini. Al loro posto, un’offerta ridotta: PUA, CUP, fisiatra, dermatologo, endocrinologo e medico di base.

“Si parte così, poi si amplierà”, era stato assicurato, ma ad oggi quella promessa appare completamente disattesa.

Le segnalazioni dei cittadini si sono moltiplicate: persone che si recano di lunedì per prenotare e trovano il CUP chiuso. Invitate a tornare a Fuorigrotta.

Tentativi falliti anche tramite farmacie. Un disservizio continuo e frustrante.

Fino al momento in cui non si è deciso di andare a verificare sul posto cosa stesse realmente accadendo e la scoperta ha lasciato l’amaro in bocca sì, ma anche la delusione di vedere con i propri occhi che tutta la fatica fatta in passato non è servita a niente: i medici non ci sono più, il CUP è stato sospeso per mancanza di personale e l’unico medico di base presente non può lavorare perché privo dei materiali necessari.

A raccontare meglio di qualsiasi dato è la testimonianza di una cittadina arrivata alla Consigliera Rosa Esposito della X municipalità: “Ma questa Casa della Comunità non funziona nulla: non si può prenotare, non si possono fare visite. Ma allora perché è aperta? Giusto per non stare chiusa? Si è fatto tanto per aprirlo, però purtroppo gli utenti non se ne possono servire. Si può fare qualcosa?”

Una domanda semplice, che colpisce nel segno: perché tenere aperta una struttura che non eroga servizi?

Il paradosso è evidente: sono stati spesi fondi pubblici per ristrutturare l’edificio e quando si parla di fondi pubblici, si parla di risorse collettive, di denaro dei cittadini che dovrebbe tradursi in servizi reali, funzionanti e immediatamente fruibili.

Troppo spesso, invece, questi investimenti finiscono per essere gestiti in modo inefficiente: si costruisce, si ristruttura, si inaugura e il più delle volte non si va a garantire ciò che si dovrebbe: il funzionamento.

E allora la domanda diventa inevitabile: che senso ha spendere soldi pubblici per creare contenitori, se poi si lasciano completamente privi di contenuto?

Ed è così che invece di evolverci e di andare avanti, la popolazione è costretta a fare un passo indietro e tornare al punto di partenza: spostarsi, rinunciare e arrangiarsi.

Il caso della Casa della Comunità di via Enea non è un semplice disservizio è il fallimento di una programmazione sanitaria che dimentica le persone.

Ed è ancora più grave perché colpisce chi ha meno possibilità di difendersi: chi non può spostarsi facilmente, chi ha bisogno di continuità assistenziale, chi vive la sanità come una necessità quotidiana, non come un’opzione.

Diciotto anni di attese, lotte e promesse per poi ritrovarsi oggi con una struttura aperta… ma vuota.

Qui non manca solo il personale ma manca la volontà di garantire un diritto fondamentale: quello della salute.

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