Bagnoli, Report scuote Napoli. De Magistris accusa: “Manfredi ha tradito la città sul diritto alla salute”

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NAPOLI (Di Anna Calì) – La puntata di Report andata in onda domenica sera ha riacceso i riflettori su una delle ferite ambientali e politiche più profonde di Napoli: Bagnoli. Un’inchiesta dura, documentata, che ha messo in discussione l’attuale gestione della bonifica dell’area ex Italsider e il ruolo del sindaco Gaetano Manfredi, facendo emergere scelte amministrative destinate a pesare per decenni sul futuro della costa occidentale della città.

Bagnoli rappresenta da oltre trent’anni uno dei simboli più drammatici del fallimento italiano nella gestione delle bonifiche ambientali. Un’area strategica per Napoli, affacciata sul mare, che avrebbe potuto restituire alla città una lunga spiaggia pubblica, mare balneabile e sviluppo sostenibile. Oggi, invece, si profila uno scenario opposto: la tombatura definitiva dei rifiuti tossici, il sacrificio irreversibile della costa e un ribaltamento totale del principio giuridico e morale secondo cui chi inquina deve pagare.

Durante l’amministrazione guidata da Luigi de Magistris, il Comune di Napoli aveva intrapreso una strada netta: bonifica integrale dell’area ex Italsider, rimozione della colmata a mare e ripristino della linea di costa. Un progetto ambizioso ma fondato su un principio di diritto ambientale riconosciuto a livello europeo: i costi della bonifica dovevano essere sostenuti dai soggetti responsabili dell’inquinamento, individuati nel gruppo industriale che aveva operato nell’area, in particolare Cementir, riconducibile al Gruppo Caltagirone.

Quella linea aveva retto anche sul piano giudiziario. Il gruppo industriale aveva impugnato l’ordinanza comunale, ma il contenzioso si era concluso con una sconfitta legale per il Gruppo.

Ma ecco che lo scenario cambia radicalmente e ciò accade con l’insediamento della nuova amministrazione guidata dall’attuale sindaco, Gaetano Manfredi.

Il Comune acquisisce le aree dell’ex Cementir senza una quantificazione certa dei costi di bonifica, pur trattandosi di un obbligo previsto dalla legge. Poco dopo viene avviata una maxi-gara pubblica da circa 269 milioni di euro, gestita da Invitalia, per la messa in sicurezza e la riqualificazione di parte dell’area.

La gara viene vinta da Greenthesis S.p.A., a capo di un raggruppamento temporaneo di imprese che include Vianini Lavori S.p.A., società appartenente allo stesso Gruppo Caltagirone.

Il cortocircuito è evidente: il soggetto ritenuto responsabile dell’inquinamento non solo non sostiene i costi della bonifica, ma partecipa, in maniera indiretta a un appalto pubblico finanziato con risorse statali e, quindi, con le tasse dei cittadini.

Il principio chi inquina paga viene così sostituito da un altro, difficilmente difendibile sul piano etico e politico: chi inquina, non paga e viene anche pagato.

Sul piano ambientale, la scelta più grave riguarda la rinuncia alla rimozione della colmata a mare; anziché eliminare i materiali contaminati, si procede alla loro copertura e confinamento tramite teloni e interventi di messa in sicurezza permanente.

Una decisione che comporta la perdita definitiva di un tratto di costa, compromettendo qualsiasi possibilità futura di restituzione piena del mare alla città. Non una bonifica, ma una gestione del problema che ne cristallizza gli effetti, trasferendo i rischi ambientali alle generazioni future.

A rendere ancora più delicata la vicenda è l’aspetto sanitario. L’area di Bagnoli rientra nel Sito di Interesse Nazionale (SIN), riconosciuto come gravemente contaminato. Eppure, la percezione del rischio viene minimizzata, mentre la realtà mostra cittadini che continuano a vivere, frequentare e persino fare il bagno in zone dove la balneazione dovrebbe essere impensabile.

In una città già segnata da emergenze ambientali strutturali, basti pensare la Terra dei Fuochi, ma anche al fiume Sarno, la gestione di Bagnoli assume un valore simbolico enorme: riguarda il diritto alla salute, alla trasparenza amministrativa e alla giustizia ambientale.

Colpisce, infine, l’assenza di un vero dibattito politico. Né la maggioranza né l’opposizione in Consiglio comunale hanno promosso iniziative incisive o prese di posizione pubbliche all’altezza della posta in gioco. Un silenzio che pesa quanto le scelte compiute, mentre un’area strategica viene segnata in modo probabilmente irreversibile.

Luigi de Magistris parla apertamente di tradimento e utilizza parole dure contro l’attuale primo cittadino: “Manfredi a Report ha mentito alla città e al popolo e questo è un grave tradimento perché riguarda soprattutto il diritto all’ambiente e alla salute. E poi è chiaro sempre di più a tutti come Manfredi sia il garante dei poteri forti e quindi il motivo per cui ha eliminato la mia ordinanza chi inquina paga che era stata la svolta per Bagnoli”.

Bagnoli non è solo una vicenda urbanistica. È un banco di prova per lo Stato di diritto, per la credibilità delle istituzioni e per la capacità della politica di scegliere da che parte stare: se da quella dei cittadini e dell’ambiente o da quella degli interessi economici che hanno già lasciato dietro di sé devastazione e malattia.

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