Capri-Matermania

NAPOLI – Il 23% delle acque di balneazione campane è stato interessato da un divieto quest’anno. In molti casi è durato pochi giorni, per fenomeni di inquinamento legati alle frequenti piogge.

Sono circa 2700 i campioni di acqua di mare che Arpac ha prelevato lungo l’intera costa campana nel corso della stagione balneare 2018: quasi 300 campionamenti in più rispetto a quelli effettuati nella stagione precedente.

L’incremento è dovuto al notevole aumento di segnalazioni di situazioni anomale, causate nella maggioranza dei casi da sversamenti occasionali in mare di inquinanti di origine fecale: un fenomeno, come vedremo, dovuto soprattutto alle frequenti piogge.

Sono stati 202, poco più del 7% del totale, i campioni del monitoraggio 2018 che hanno superato i valori limite normativi degli analiti determinanti la balneabilità.

In totale, tra acque costantemente vietate perché di qualità “scarsa” e acque vietate per fenomeni temporanei di inquinamento, circa il 23% delle acque di balneazione campane (79 acque su 330) è stato interessato da un divieto di balneazione quest’anno. In molti casi, però, si è trattato di divieti durati pochi giorni.

Prima di ogni stagione balneare, le acque vengono classificate in base ai risultati analitici delle quattro stagioni precedenti: se sono classificate di qualità “scarsa”, vengono vietate dall’inizio della stagione balneare; se sono classificate di qualità “sufficiente”, “buona” o “eccellente” sono all’inizio dichiarate balneabili, ma possono essere temporaneamente vietate nel corso della stagione. È quello che è successo quest’anno in molti casi, soprattutto a causa delle condizioni meteo instabili.

In occasione di forti piogge, laddove la rete di raccolta delle acque pluviali non è separata da quella delle acque di scarico, in alcuni tratti di mare si è verificato che i collettori fognari sono stati sottoposti a un carico eccessivo, con l’attivazione dei tubi di “troppo pieno” che hanno scaricato a mare materiale non depurato.

L’intera stagione balneare 2018 è risultata, infatti, caratterizzata da frequenti acquazzoni pomeridiani, al contrario del 2017, particolarmente siccitoso, con una percentuale di superamento dei limiti di balneabilità, di conseguenza, molto bassa.

Da aprile a settembre 2018, i divieti temporanei di balneazione hanno interessato anche aree dichiarate a inizio stagione balneare di qualità “eccellente”. Molto spesso, però, con il cessare delle piogge, sono cessati anche i “superamenti”, nel senso che sono rientrati nei limite di legge i valori analitici dei prelievi supplementari, condotti negli stessi punti che avevano “sforato” e in una serie di punti a distanza crescente da essi. In questi casi, come prevede la normativa, i divieti sono stati revocati pochi giorni dopo essere stati adottati. Ecco spiegata l’altalena di divieti e revoche raccontata dai media.
La stagione balneare 2018 dunque ha messo in evidenza alcune carenze infrastrutturali, in particolare quelle dei sistemi a fogna mista, dove le acque pluviali non sono separate dalle acque di fogna.

In questi casi, la funzionalità degli impianti di depurazione può essere compromessa: quando la portata dei reflui aumenta in maniera eccessiva, gli stessi impianti devono essere by-passati per evitare danni. Ovviamente occorre intervenire per colmare queste carenze infrastrutturali (purtroppo presenti in Campania come in non poche aree d’Italia) ma nelle more di questo processo di adeguamento le amministrazioni locali possono adottare misure appropriate di gestione per tutelare la salute dei bagnanti.

Ad esempio, quando si prevedono criticità, i Comuni potrebbero adottare preventivamente un divieto temporaneo di balneazione. Così i controlli verrebbero sospesi fino al termine del fenomeno critico: si eviterebbero prelievi superflui in acque già vietate, che fra l’altro pesano negativamente sull’analisi statistica ai fini della classificazione delle acque in vista della stagione balneare successiva.Durante la stagione balneare 2018 è stato possibile recuperare alla balneazione alcune acque “scarse”, così come prevede la normativa.

Si tratta di acque comprese nei comuni di Atrani, Battipaglia, Minori (in provincia di Salerno) e di Sessa Aurunca (in provincia di Caserta).

Qui si sono verificate le condizioni di legge per la riammissione alla balneazione in corso di stagione e pertanto queste acque sono state restituite all’uso balneare con la qualifica di “nuova classificazione” fino al raggiungimento del set dei dati utili per l’attribuzione della classe di qualità. Per queste acque i sindaci delle amministrazioni comunali di pertinenza hanno infatti comunicato le azioni di risanamento, in particolare gli interventi sul sistema fognario e sugli impianti di depurazione. Queste azioni hanno permesso il recupero di salubrità del mare, confermato dalle analisi condotte da Arpac con riscontri analitici favorevoli.

Il quadro della balneabilità in Campania è dunque complesso e si spiega anche con una normativa particolarmente articolata.

Nel corso dei monitoraggi 2018, contestualmente ai prelievi di routine (sul sito istituzionale Arpac sono indicati con la lettera R = previsti da calendario ad inizio stagione) e a quelli aggiuntivi (S = Supplementari, PS = di Studio, DEL = di delimitazione ed EME = Emergenziali) sono state effettuate anche ispezioni visive per avvistamenti di fenomeni che mostravano alterazioni dell’aspetto del mare, ad esempio colorazioni anomale, larghe chiazze di schiuma, meduse, rifiuti e altro. In casi di sospetta contaminazione delle acque, all’ispezione sono seguite indagini ad hoc ma nella grande maggioranza dei casi questi fenomeni si sono rivelati di origine naturale, legati alla fioritura di microalghe.

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