Gli Avvocati Francesco Di Deco e Francesco Petruzzi, difensori della dott.ssa Maria Rosaria Boccia, rilevano con crescente preoccupazione come una parte dell’informazione nazionale stia continuando a diffondere una rappresentazione non aderente ai fatti, alterando il significato e la portata di vicende che rivestono un evidente interesse pubblico.
In particolare, si continua a sostenere che la conversazione oggetto del dibattito pubblico riguardasse esclusivamente aspetti della vita sentimentale dell’allora Ministro Gennaro Sangiuliano. Si tratta di una ricostruzione gravemente riduttiva e non corrispondente al contenuto sostanziale della conversazione.
Il profilo di interesse pubblico, infatti, non era costituito da vicende private, bensì dal riferimento alla possibilità che un soggetto completamente estraneo all’organizzazione del Ministero della Cultura, quale la seconda moglie dell’allora Ministro, dott.ssa Federica Corsini, potesse esercitare un’influenza sulle determinazioni concernenti un’eventuale nomina o incarico. È questo il tema che assume rilievo sotto il profilo istituzionale e giornalistico e che giustifica il dibattito pubblico, non certo la strumentale riduzione della vicenda a mera cronaca di costume.
Ancora più sorprendente è constatare come, a distanza di mesi dagli avvenimenti, taluni commentatori abbiano improvvisamente deciso di richiamare il nome del giornalista Carlo Tarallo, inserendolo in una narrazione che appare funzionale esclusivamente ad alimentare contrapposizioni editoriali e personali del tutto estranee alla posizione della nostra assistita. Circostanza che trova ulteriore conferma nell’articolo pubblicato in data odierna da Luciano Capone su Il Foglio, nel quale vengono formulate ricostruzioni che riteniamo inesatte e lesive della corretta rappresentazione dei fatti.
Il diritto di critica e il diritto di cronaca costituiscono principi fondamentali dell’ordinamento democratico; essi, tuttavia, trovano il loro limite invalicabile nella verità dei fatti, nella continenza espositiva e nella completezza dell’informazione. Quando tali principi vengono sacrificati in favore di ricostruzioni suggestive, parziali o funzionali a sostenere una determinata tesi, il giornalismo abdica alla propria funzione costituzionale.
Per tali ragioni, diffidiamo chiunque dal perseverare nella diffusione di notizie inesatte, parziali o idonee ad alterare la percezione dei fatti, riservandoci di adire senza ulteriore preavviso le competenti Autorità giudiziarie, in sede civile e penale, nei confronti di tutti coloro che dovessero concorrere nella divulgazione di informazioni lesive della reputazione della nostra assistita o comunque difformi dalla realtà fattuale.
L’informazione merita rispetto; ma il rispetto dell’informazione passa, prima di tutto, attraverso il rigoroso rispetto della verità dei fatti e dei doveri deontologici che regolano l’esercizio della professione giornalistica.

















