Caliendo, falso sul Berlin Heart: la famiglia chiede di indagare anche per omicidio volontario

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NAPOLI (Di Anna Calì) – La morte di Domenico Caliendo non è più soltanto una vicenda nella quale si cerca di stabilire se una scelta terapeutica sia stata corretta oppure no.

Con la nuova integrazione di querela depositata dalla famiglia davanti alla Procura di Napoli, il caso entra in una fase ancora più delicata: vengono chiesti accertamenti su una presunta falsità relativa alla valutazione del Berlin Heart e, soprattutto, viene domandato agli inquirenti di verificare se nella condotta del cardiochirurgo Guido Oppido possa configurarsi addirittura l’omicidio volontario mediante omissione con dolo eventuale.

Sono ipotesi investigative, non responsabilità già accertate, ma il loro ingresso formale nel procedimento cambia radicalmente il peso delle domande sulla morte del bambino.

Al centro della nuova iniziativa dell’avvocato Francesco Petruzzi, difensore dei genitori Patrizia del piccolo, c’è una frase pronunciata durante la riunione dell’Heart Team del 13 febbraio 2026.

Di fronte alla proposta di considerare un’assistenza biventricolare mediante doppio Berlin Heart, a Oppido viene attribuita questa dichiarazione: l’ipotesi sarebbe stata «impercorribile a causa dell’alto rischio di infezione», perché già «valutata e scartata fin da fine dicembre».

È una frase che, letta oggi alla luce della perizia collegiale Solarino-Livi-Lorini depositata il 10 settembre e dei nuovi atti dell’Heart Team, diventa uno dei punti centrali dell’inchiesta.

Perché se il Berlin Heart era stato davvero valutato e scartato alla fine di dicembre, dove sono le tracce di quella valutazione?

Dove sono gli esami sulla base dei quali sarebbe stata presa la decisione e dove sono i componenti dell’eventuale riunione multidisciplinare?

Chi partecipò? Quale fu il rapporto tra i rischi della prosecuzione dell’ECMO e quelli dell’impianto di un supporto ventricolare duraturo? Chi formalizzò la decisione?

E soprattutto, perché nella documentazione clinica non emergerebbe una decisione tempestiva, motivata e strutturata corrispondente a quella che oggi viene indicata come già assunta a fine dicembre?

Sono queste le domande che la famiglia chiede alla Procura di trasformare in accertamenti.

L’integrazione di querela depositata dai genitori parte infatti da una distinzione fondamentale: non si chiede agli inquirenti di stabilire semplicemente se la valutazione clinica di Oppido fosse giusta o sbagliata.

Si chiede di verificare se quella valutazione sia realmente avvenuta nei tempi dichiarati.

La perizia, secondo quanto riportato nell’atto, non avrebbe trovato la documentazione clinica, organizzativa e decisionale necessaria per ricostruire una valutazione del Berlin Heart compiuta tra la fine di dicembre e i primi giorni di gennaio.

Ed è qui che la vicenda assume un’altra dimensione.

Il Berlin Heart fu davvero valutato e scartato a fine dicembre, come dichiarato il 13 febbraio?

Se la risposta fosse sì, dovrebbero esistere elementi capaci di dimostrarlo.

Se la risposta fosse no, bisognerà capire perché quella circostanza sia stata rappresentata in quel modo davanti all’Heart Team.

È la stessa integrazione di querela a chiedere che venga verificata, se ne ricorressero i presupposti, una possibile falsità ideologica nella formazione o ricezione dell’atto e, nel caso emergessero modifiche, retrodatazioni o alterazioni della documentazione, anche ulteriori ipotesi di reato. La qualificazione giuridica, naturalmente, spetta alla Procura e agli organi giudiziari.

Ma c’è un altro elemento che rende la vicenda ancora più drammatica: la perizia colloca proprio tra il 27 dicembre 2025 e i primi giorni di gennaio 2026 la finestra temporale che sarebbe stata più favorevole per la conversione dall’ECMO a un supporto ventricolare duraturo come il Berlin Heart EXCOR.

Eppure, secondo quanto riportato nell’integrazione, non risulterebbero documentate in quel periodo una riunione multidisciplinare tempestiva dedicata al confronto ECMO-VAD, una valutazione completa e formalizzata del rapporto rischio-beneficio o una decisione iniziale adeguatamente motivata di scarto del dispositivo.

E c’è una data che rende questa possibilità ancora più dolorosa: 17 febbraio 2026.

Quel giorno era disponibile un cuore compatibile. Ma Domenico, a quel punto, non era più in condizioni di poter essere sottoposto al ritrapianto. Il 18 febbraio arrivò la conclusione che lo escludeva dalla possibilità di ricevere un nuovo cuore. La prosecuzione dell’ECMO era arrivata ormai a circa sessanta giorni.

Quattro giorni dopo Domenico morì.

È difficile non chiedersi se la vera partita non si sia giocata molto prima di quel 17 febbraio.

Domenico è diventato non trapiantabile il 18 febbraio oppure era già stato portato, dalle decisioni delle settimane precedenti, verso una condizione nella quale quella possibilità era ormai diventata irrecuperabile?

È un interrogativo che la nuova querela chiede espressamente di verificare.

L’atto sottolinea infatti che la partecipazione di Oppido alla conclusione del 18 febbraio, quando vengono esclusi il ritrapianto e l’assistenza ventricolare, non risolve il problema precedente: occorre stabilire quando sia stata effettivamente perduta la candidabilità e se quella perdita fosse già stata determinata dalla mancata conversione dell’ECMO nella finestra iniziale.

La famiglia chiede alla Procura di verificare se Oppido, quale sanitario titolare della posizione di garanzia e soggetto indicato negli atti come responsabile del percorso decisionale, avesse previsto che la prosecuzione dell’ECMO avrebbe potuto portare alla perdita irreversibile della candidabilità e alla morte di Domenico e, nonostante questa rappresentazione del rischio, abbia accettato quel rischio omettendo la conversione a BiVAD/Berlin Heart e chiede di acquisire gli originali nativi dei verbali dell’Heart Team del 13, 16 e 18 febbraio, le loro versioni, le bozze, i metadati, le firme, le comunicazioni di circolazione e tutta la documentazione precedente relativa alla presunta valutazione del Berlin Heart tra il 23 dicembre e il 10 gennaio.

Chiede inoltre di acquisire i dati della cartella clinica elettronica, dei sistemi ECMO e CRRT e i relativi log di accesso, modifica, integrazione e cancellazione, proprio per verificare come e quando sia stata formata la documentazione.

Perché se una decisione è stata davvero presa alla fine di dicembre, dovrebbero esistere le sue tracce. Se invece quelle tracce non esistono, bisogna capire perché.

Se la documentazione è stata integrata successivamente, bisognerà stabilire quando, da chi e per quale ragione. Se emergeranno modifiche o alterazioni, saranno gli inquirenti a doverne stabilire natura e rilevanza.

La famiglia chiede anche di individuare con precisione il momento nel quale Domenico perse la candidabilità al ritrapianto e di ascoltare tutti i protagonisti delle riunioni dell’Heart Team, compresi Oppido e Claudio Marra, per ricostruire la presunta valutazione di fine dicembre, la la proposta del BiVAD, le ragioni dello scarto e la consapevolezza del rischio di perdere la candidabilità.

Chi ha deciso che Domenico dovesse continuare ad aspettare mentre il tempo trasformava una possibilità terapeutica in una possibilità perduta?

 

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