Caliendo, l’avvocato Petruzzi diffida il Monaldi: “Avete 7 giorni di tempo”

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NAPOLI (Di Anna Calì) – Sette giorni. È questo il tempo concesso dall’avvocato Francesco Petruzzi all’Azienda Ospedaliera dei Colli prima di intraprendere nuove iniziative giudiziarie nell’interesse della famiglia del piccolo Domenico Caliendo. Una diffida formale, dai toni durissimi, che rappresenta il punto di rottura dopo circa sei mesi di attese, rinvii e, secondo quanto denunciato dal legale, di un silenzio che non è più accettabile.

Per la famiglia Caliendo il tempo delle promesse è finito. Dopo mesi trascorsi tra incontri, interlocuzioni e comunicazioni che non avrebbero prodotto alcun passo concreto sul fronte del risarcimento, la scelta è stata quella di intimare all’azienda ospedaliera una risposta immediata.

Perché davanti alla morte di un bambino non è tollerabile che il tempo continui a scorrere senza decisioni. Ogni giorno che passa senza un confronto concreto rischia di trasformarsi nell’ennesima sofferenza inflitta a chi sta già pagando il prezzo più alto. La burocrazia non può diventare un rifugio dietro cui nascondersi quando una famiglia attende risposte.

Con la diffida inviata dall’avvocato Petruzzi, il conto alla rovescia è ufficialmente iniziato: sette giorni per convocare le parti o formulare una proposta. In caso contrario, la vicenda si sposterà nuovamente nelle aule di giustizia.

Di seguito pubblichiamo integralmente la comunicazione inviataci dall’avvocato Francesco Petruzzi.

“Gentilissimi,

a circa 6 mesi dal verificarsi dei tragici eventi che hanno colpito il piccolo Domenico e nonostante l’evidenza della palese responsabilità della struttura facente capo all’azienda ospedaliera Monaldi, non avete ancora formulato alcuna proposta diretta a garantire il diritto al risarcimento del danno di cui sono titolari senza alcuna ombra di dubbio i componenti della famiglia Caliendo.

Non sono bastate innumerevoli riunioni, gli esiti delle indagini penali finora svolte e le perizie depositate in atti per consentirVi di formulare una minima proposta che possa costituire anche solo una base di discussione tra di noi.

A conferma del vostro inerte comportamento vi segnalo come con pec del 21 luglio u.s. mi comunicavate che il CVS ha concluso i lavori e che a breve sarei stato convocato presso gli uffici per discutere degli stessi. Ebbene, a tutt’oggi di tale convocazione non si ha alcuna traccia quasi come se la Vostra malcelata intenzione sia quella di rinviare la questione a dopo la pausa estiva al solo scopo di non decidere.

Con la presente quindi sono costretto a diffidarVi e intimarVi di procedere ad una celere convocazione del sottoscritto, e/o alla formulazione di una proposta di risarcimento del danno entro e non oltre 7 (sette) giorni da oggi, avvisandoVi sin d’ora e senza ulteriore formale comunicazione che in assenza di un positivo riscontro agirò, su mandato della famiglia Caliendo, attraverso le forme del ricorso cautelare e di urgenza a tutela di diritti costituzionalmente rilevanti di cui sono titolari i miei assistiti da Voi ingiustificatamente mortificati.

Cordiali saluti, Francesco Petruzzi

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