NAPOLI – Il legame tra religiosità e camorra è sempre stato molto stretto. Un modo, quello dei boss ed affiliati, di tentare di pulirsi la coscienza dai peccati commessi nel quotidiano e di guadagnarsi un posto nell’agognato paradiso ultraterreno attraverso il ricorso a gesti, immagini e icone legati alla tradizione cattolica.

Ne è un fulgido esempio l’episodio raccontato da Il Mattino: la suocera dei boss dell’Alleanza di Secondigliano, Bosti, Mallardo e Contini, avrebbe commissionato il furto di tre statue del ‘600 raffiguranti la Madonna rubate dalla chiesa di San Giovani e Paolo di Piazza Ottocalli e rinvenute nella sede di un‘Associazione della Madonna dell’Arco nell’Arenaccia, proprio accanto all’abitazione di Anna Maglieri, la suocera dei boss.

Quando le statue sono state e ritrovate per essere portate via dalla forza dell’ordine, su di esse erano state applicate delle targhe dedicate ai boss dell’Alleanza, con i nomi dei tre camorristi, tutti detenuti in regime di 41 bis: Patrizio Bosti, Francesco Mallardo ed Eduardo Contini, ai militari dell’Arma.

Sulla vicenda la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha aperto una indagine per fare luce sulla vicenda. Sabato pomeriggio i carabinieri hanno dovuto anche fronteggiare non poche rimostranze per portare via le tre statue che inizialmente si trovano in una chiesetta del centro di Napoli chiusa per problemi statici affidata alla confraternita della Madonna dell’Arco

“Non è una novità che la camorra tenti di appropriarsi del patrimonio artistico, culturale e religioso del territorio. Un modo per pulirsi la coscienza ma anche per sancire il suo potere, per guadagnarsi il rispetto del quartiere. È un potere che gli deve essere tolto ed è per questo che bisogna insistere e proseguire determinati nelle operazioni di rimozione di murale ed edicole votive dedicate a boss e criminali. Si tratta di abusi culturali, di tentativi di appropriarsi materialmente del territorio e della sua identità per fare propaganda camorristica, per dettare la propria legge. Esempio di ciò sono non solo le tante cappelle erette per omaggiare boss ma anche le antiche edicole votive utilizzate come nascondigli per la droga e le armi.

Le istituzioni devono rispondere a ciò in maniera decisa. Via i simboli della camorra per fare spazio ai valori di legalità.”- ha dichiarato il Consigliere Regionale di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli.

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