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CASTELLAMMARE DI STABIA – “Così devono morire i pentiti abbruciati”: è la scritta comparsa su uno striscione accanto a un falò – dove è stato bruciato anche un manichino -la scorsa notte in un rione di Castellammare di Stabia considerato roccaforte del clan D’Alessandro, decapitato di recente con l’arresto dei reggenti.

A mezzanotte è stato dato fuoco alla catasta di legna, al fantoccio e allo striscione. Il macabro “spettacolo” è stato applaudito da una piccola folla di persone.

L’episodio è avvenuto nel quartiere Aranciata Faito. In contemporanea al falò è partita una batteria di fuochi d’artificio udibili anche dai quartieri circostanti.

Il macabro “spettacolo” è stato applaudito da molte persone radunate davanti alle palazzine dove si concentra il più alto numero di fiancheggiatori del clan D’Alessandro.

Il rione è considerato una vera e propria centrale dello spaccio di droga e uno dei ‘santuari’ del malaffare dell’area stabiese.

“Le immagini del falò della camorra a Castellammare, nel rione Savorito, sono un insulto alle vittime innocenti dei clan, allo Stato e alle Istituzioni tutte, alle donne e agli uomini delle forze dell’ordine e a tutte le persone oneste di quella città”. Lo ha dichiarato il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli.

“Siamo al paradosso – prosegue Borrelli. La camorra viene addirittura enfatizzata nel corso di una festa tradizionale religiosa come quella dell’Immacolata. Nonostante il divieto del Comune sono stati accesi in diversi quartieri i cosiddetti “fucaracchi”.

Su quello del rione Savorito campeggiava uno striscione enorme con la scritta “così devono morire i pentiti, abbruciati”.

Un episodio inquietante, una vera e propria sfida allo Stato. Spero che le forze dell’ordine e la magistratura vadano a bussare al più presto alla porta degli autori di questo gesto vomitevole.

E’ inaccettabile che la camorra possa consentirsi comportamenti sempre più arroganti e violenti anche in manifestazioni pubbliche. Lo Stato faccia sentire la sua presenza in questi rioni”.(ANSA)

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