Dalle prime luci dell’alba i carabinieri del comando provinciale di Napoli stanno eseguendo una misura cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della DDA partenopea, a carico di 16 persone ritenute vicine al clan Mazzarella.
Sono gravemente indiziate di associazione per delinquere, frode informatica e accesso abusivo a sistemi informativi, detenzione abusiva di armi. Reati aggravati dalle finalità mafiose.
Documentate truffe mediante attività di phishing, vishing e la clonazione di siti di istituti di credito.
“Vogliamo lanciare un avviso ai cittadini italiani, perché questo non è un fatto locale: l’organizzazione Mazzarella ha sì sede a Napoli, ma è una delle organizzazioni più potenti che hanno dimostrato di essere contemporanee. Le mafie sono contemporanee, lo è anche la camorra.
E soprattutto a Napoli ho visto una camorra molto evoluta sul piano informatico, sulla capacità di commettere crimini nel dark web, attraverso la tecnologia”.
È quanto ha spiegato il procuratore di Napoli Nicola Gratteri parlando, nel corso di una conferenza stampa, dell’inchiesta relativa a presunte truffe informatiche organizzate dal clan Mazzarella, con 16 misure cautelare eseguite quest’oggi dai carabinieri.
“L’indagine di oggi – ha evidenziato il procuratore di Napoli – è la conferma di quello che io ho visto appena sono arrivato a Napoli.
Noi qui siamo attrezzati, perché abbiamo all’interno della procura, oltre alla Dda, una sezione specializzata per i reati informatici, con cinque colleghi che fanno questo tipo di indagini.
Polizia, carabinieri e guardia di finanza si stanno attrezzando, ma in questo tipo di indagini non si è mai pronti, perchè, mentre noi parliamo, si scoprono nuove tecniche, nuovi modi per commettere reati nel dark web e nel mondo dell’informatica. Noi cerchiamo di stare al passo”.

















