Carburanti, sciopero in arrivo: Iasci attacca “Accise inutili, prezzi oltre i 2 euro”

-

NAPOLI (Di Anna Calì) – Il caro carburanti continua a pesare come un macigno su famiglie e imprese.

Con la scadenza del taglio delle accise fissata al 7 aprile, si chiude una misura che, nei fatti, non ha prodotto benefici concreti: benzina e gasolio sono rimasti stabilmente sopra i 2 euro al litro, rendendo di fatto impercettibile qualsiasi intervento governativo.

In questo contesto si inserisce lo sciopero nazionale dei camionisti, previsto dal 20 al 25 aprile, una mobilitazione che rischia di avere conseguenze dirette su tutta la filiera economica del Paese.

Il blocco degli autotrasporti potrebbe infatti tradursi in scaffali vuoti, rallentamenti nelle consegne e un ulteriore aumento dei prezzi dei beni di prima necessità.

Le associazioni di categoria parlano apertamente di una situazione insostenibile, denunciando come il costo del carburante stia mettendo in ginocchio il comparto logistico e, a cascata, l’intero sistema produttivo.

A sollevare ulteriori dubbi è anche il mancato effetto del taglio delle accise: una misura che, secondo diverse stime, è costata allo Stato tra i 500 e i 600 milioni di euro, senza però portare benefici concreti ai cittadini.

Il sospetto, sempre più diffuso, è che tali risorse siano state di fatto assorbite dalle dinamiche di mercato, senza incidere sui prezzi finali.

In questo scenario si inserisce l’esposto presentato alla Guardia di Finanza dall’associazione A.BA.CO Campania, guidata dal presidente Luigi Iasci, che punta a fare chiarezza su possibili fenomeni speculativi nel settore energetico.

Può spiegarmi un po’ la situazione e come mai la decisione di questo esposto alla Guardia di Finanza?

“Allora guardi, io faccio un passaggio però prima della Guardia di Finanza.

Noi fin dal 5 marzo, quindi quando è diciamo iniziata questa fase che noi definiamo speculativa della corsa al rialzo nelle pompe di benzina, abbiamo segnalato sia alle Procure della Repubblica di tutta Italia che alle prefetture di ogni provincia italiana questa enorme crescita di prezzi.

Poi abbiamo preso a riferimento un periodo, ovvero quello che va dal 27 febbraio al 9 marzo, e abbiamo rapportato la crescita del prezzo del barile Brent, salito del 65%, quindi da 72 euro del 27 febbraio ai quasi 120 del 9 marzo.

E successivamente, abbiamo notato che il diesel in particolare si è attestato attorno ai due euro, media più o meno italiana.

Il giorno dopo questa rilevazione, ovvero il 10 marzo, escono poi le dichiarazioni di Trump che paventa una possibile pace in Medio Oriente: quindi si abbassa il prezzo del barile del Brent e arriva a 95 dollari, ma non corrisponde a questa discesa una riduzione dei prezzi alle pompe di benzina.

Lì chiaramente noi abbiamo ipotizzato un’incongruenza tra ciò che prezzava il mercato e ciò che invece si stava vedendo alle pompe.

Abbiamo quindi ipotizzato, con questo esposto depositato alla Guardia di Finanza, che si possano configurare due reati: il 501 e il 501 bis del codice penale, relativi al rialzo fraudolento dei prezzi e alle manovre speculative su beni di prima necessità.

È chiaro che ciò che mettiamo sotto la nostra lente è l’atteggiamento speculativo delle imprese energetiche.

Però c’è anche un altro colpevole: l’assoluta stasi delle autorità di controllo, come l’AGCM, l’ARERA e il cosiddetto “Mister Prezzi”.

Sono tre organi che dovrebbero monitorare, segnalare e intervenire, ma non è avvenuto nulla.

Il diesel continua a viaggiare attorno ai 2 euro al litro e le misure prese dal governo, tra IVA e riduzione di circa 30,5 centesimi, non sono state percepite.

Il governo ha speso tra i 500 e i 600 milioni di euro di risorse pubbliche, tagliando anche ministeri come quello della Sanità, già in sofferenza, per fare di fatto un regalo alle imprese energetiche che non hanno abbassato i prezzi.

Questo è ancora più grave perché significa che la riduzione è stata incorporata come aumento: abbiamo regalato soldi pubblici senza alcun beneficio per i cittadini.

In merito all’esposto non abbiamo ancora ricevuto nessuna risposta, considerando il fatto che è stato inviato tra fine della scorsa settimana e inizio di questa, quindi potrebbero esserci novità già nei prossimi giorni. Restiamo vigili”.

Presidente, alla luce di tutto ciò, quali potrebbero essere le previsioni da qui a un mese?

“È una problematica gigantesca. Colpisce chi usa l’auto ma soprattutto chi lavora con i carburanti: sarà una mazzata per le imprese di trasporto.

Per i consumatori vedremo aumenti nelle bollette e nei beni essenziali.

Oggi una famiglia italiana spende circa 1400 euro per energia, ma questa cifra potrebbe crescere molto.

Il caro energia si trasferisce su tutti i prezzi, incidendo su redditi già ridotti dall’inflazione.

Il problema è anche politico: da anni si parla di tassare gli extraprofitti delle imprese energetiche, ma non è stato fatto nulla. Inoltre manca una vera autonomia energetica: dipendiamo dall’estero invece di investire seriamente su rinnovabili come fotovoltaico e idroelettrico”.

All’inizio del conflitto si è registrato subito un aumento dei prezzi. Com’è possibile?

“È il cosiddetto fenomeno del “razzo e della piuma”: i prezzi salgono subito anche se il carburante è stato acquistato a prezzi più bassi, ma scendono molto lentamente. È una dinamica speculativa tipica”.

Se lo stretto di Hormuz non dovesse essere liberato, quanto è concreto il rischio di un lockdown energetico?

“Non posso fare stime precise, ma potremmo avere difficoltà negli approvvigionamenti. Oggi escludo un lockdown energetico, ma non possiamo più escludere nulla”.

Quali saranno le prossime mosse?

“Abbiamo richiesto un incontro urgente ai ministri Urso e Pichetto Fratin, ma non siamo stati ricevuti.

Le nostre richieste sono chiare:

  • tassazione degli extraprofitti delle imprese energetiche
  • moratoria sui distacchi delle utenze
  • introduzione di un minimo energetico garantito

Oggi circa il 12% degli italiani vive in povertà energetica. Serve un intervento immediato”.

Vuoi pubblicare i contenuti di NapoliVillage.com sul tuo sito web o vuoi promuovere la tua attività sul nostro sito? Contattaci all'indirizzo redazione@napolivillage.com

Altri articoli dell'autore

0 Commenti
Vecchi
Più recenti Le più votate
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti
- Sponsorizzato -
- Sponsorizzato -