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NAPOLI – “Dobbiamo constatare che la nostra denuncia finalmente ha scosso anche Palazzo San Giacomo, e apprezziamo che il dirigente Stella abbia deciso di spiegare a mezzo stampa la posizione dell’amministrazione dopo mesi di silenzio in tema. Resta però un punto focale: sicuro che il problema non sia alla radice? Davvero quelle casse secondo la direzione patrimonio sono a norma?”.

Lo chiedono i delegati EFI (Eccellenze Funerarie Italiane) napoletani Gennaro Tammaro e Alessio Salvato dopo che nelle scorse ore hanno sollevato il caso della conservazione dei feti al Cimitero di Poggioreale, replicando a un’intervista rilasciata a Cronache di Napoli dal dirigente della Direzione centrale patrimoni partenopea, servizi cimiteri cittadini, Arnaldo Stella.

Quest’ultimo sostiene che si tratti di un caso “isolato” legato a eventi straordinari, imputando all’Ente che rappresenta la sola colpa di aver accettato una cassa che non era nelle condizioni adatte all’inumazione.

“Quella della cassa marcia è solo la punta dell’iceberg di un sistema che denunciamo da tempo – spiegano i due imprenditori funebri – ossia che alla base quei contenitori che sono più simili a cassapanche che a bare non sono atti alla conservazione dei resti umani e del materiale biologico”.

“Basta una fugace occhiata alle foto da noi diffuse – puntualizzano Tammaro e Salvato – per intuire subito che quelle casse disattendono il dpr. 285/90 già per l’assenza dell’apposita targa che, citiamo la legge, all’articolo 70 recita ‘Sul cippo, a cura del comune, verrà applicata una targhetta di materiale inalterabile con indicazione del nome e del cognome e della data di nascita e di morte del defunto’ e all’articolo 75 ‘Sulla cassa deve essere apposta una targhetta metallica con l’indicazione del nome, cognome, data di nascita e di morte del defunto’. La legge impone severi paletti per l’inumazione, tra questi la sigillatura delle casse con materiale ‘collante di sicura e duratura presa’ e il rispetto di misure e inchiodature standard. Il dottor Stella davvero ritiene che questi criteri siano tutti rispettati?”

“Sappiamo – concludono Tammaro e Salvato – che per ogni cassa inumata è corrisposta al Comune una somma che si aggira intorno ai 500 euro per prelievo, trasporto e interro. Ma non è possibile che i depositi cimiteriali si trasformino in quello spettacolo indecoroso di cui abbiamo mostrato due giorni fa le foto. Al contrario, proprio perché è un servizio che va a carico del contribuente, i crismi con il quale viene fornito devono essere d’eccellenza, al pari di quanto giustamente richiesto ai privati”.

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