Per delega del Procuratore della Repubblica si comunica che nel corso della mattina del 15 aprile 2026, i Carabinieri della Compagnia di Napoli Poggioreale hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, di cui 6 in carcere e 7 agli arresti domiciliari – emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti di 13 indagati, tutti italiani riconducibili al clan “Contini” attivo nell’area est della città di Napoli sotto l’influenza e il controllo del cartello camorristico noto come “Alleanza di Secondigliano”, ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, del reato di associazione di tipo mafioso finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti (artt. 73 e 74 del D.P.R. 309/1990 e 416-bis c.p.).
Il provvedimento trae origine dall’indagine, condotta tra il 2022 ed il 2023 dai Carabinieri della Compagnia Napoli Poggioreale sotto la direzione della D.D.A. di Napoli, nata a seguito di una perquisizione eseguita nei confronti di uno storico affiliato al clan “Contini”, che consentiva di acquisire numerosi manoscritti contenenti indicazioni attinenti ad attività criminali riferibili al predetto clan, con particolare riferimento al traffico di sostanze stupefacenti.
La conseguente attività investigativa, eseguita mediante attività tecniche e dinamiche, consentiva di:
– risalire la “piramide dello spaccio”, individuando un più ampio e strutturato contesto di soggetti, dediti al traffico illecito di sostanze stupefacenti del tipo “cocaina” e “marijuana” sul territorio dell’area est della città di Napoli;
– documentare il progredire del fenomeno, ove sono emersi ai livelli apicali personaggi attigui al clan “Contini”, i quali si sono palesati sul palcoscenico criminale con incarichi ben delineati, chi nelle vesti di “promotore” dell’associazione, chi di “procacciatore” e “corriere” di stupefacenti e chi nel ruolo di destinatario della sostanza per il successivo smercio al dettaglio, mentre le figure femminili erano devolute all’occultamento e detenzione delle sostanze;
– individuare due piazze di spaccio autonome ma riconducibili al medesimo gruppo criminale, dedite l’una al traffico di “cocaina” e l’altra di “marijuana” nei quartieri di Napoli “San Carlo all’Arena”, “Vasto”, “Arenaccia”, “Poggioreale”, “Mercato” e “Rione Amicizia”, mediante una gestione c.d. “dinamica”, ovvero con consegna “porta a porta” della sostanza stupefacente su richiesta dell’acquirente di turno, avvalendosi di utenze dedicate e di diversi pusher per il servizio “delivery” che effettuavano le consegne rapidamente in motorino durante tutto l’arco della giornata, alternandosi in veri e propri turni di lavoro e percependo uno stipendio giornaliero.
Tali elementi hanno portato la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli a ritenere gli indagati gravemente indiziati, a vario titolo, del reato di associazione di tipo mafioso finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti (artt. 73 e 74 del D.P.R. 309/1990 e 416-bis c.p.).
Il provvedimento eseguito è una misura cautelare, disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunte innocenti fino a sentenza definitiva.
Sulla vicenda è intervenuto il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, da anni in prima linea contro il clan Contini:
“L’operazione di oggi è un segnale fondamentale, ma non dobbiamo dimenticare chi abbiamo di fronte. Il clan Contini è una piaga che denunciamo da anni, una forza criminale capace di infiltrare i gangli vitali della città, come dimostrato dalle mie denunce sulle infiltrazioni camorristiche all’Ospedale del Mare. Vedere oggi che hanno trasformato lo spaccio in una sorta di azienda di logistica con turni e stipendi è la conferma di una strategia che punta a copiare i modelli legali per estendere il controllo sul territorio.
Tuttavia, per smantellare definitivamente questo sistema, gli arresti da soli non bastano. È necessario intervenire con fermezza su tutte quelle ‘zone grigie’: categorie e soggetti che, pur non essendo formalmente affiliati, collaborano con i clan, forniscono supporto logistico, coperture e servizi, garantendo la sopravvivenza economica della Camorra. Senza questa rete di complicità esterna, il clan crollerebbe.
Infine, la vera sfida si gioca sul piano sociale. Dobbiamo sottrarre la manovalanza ai boss offrendo ai giovani opportunità reali, cultura e un radicato senso di legalità. Finché lo Stato non arriverà prima del clan nel proporre un futuro dignitoso, la Camorra userà sempre lo ‘stipendio’ dello spaccio come esca per i nostri ragazzi. Bisogna rompere il sistema in modo completo: repressione per i criminali, bonifica della zona grigia e un’alternativa di vita per le nuove generazioni.”
















