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NAPOLI – Rivisitare con il benestare di Bruxelles entro i primi mesi del 2017 il Programma di sviluppo rurale della Campania 2014–2020 per evitare che il budget da oltre 1836 milioni di euro di fondi pubblici rischi di andare almeno in parte in disimpegno automatico, offrendo più possibilità ai giovani imprenditori e alle imprese per investire utilizzando le due misure strutturali loro dedicate:

la 4 (investimenti) e la 6 (giovani). Perché sono troppi i lacci e lacciuoli presenti nell’attuale testo, che ha spiazzato numerosi imprenditori agricoli.Questo il segno della conferenza stampa di Agrinsieme Campania, tenutasi il 14 novembre, nella sala dello Schermo del Consiglio Regionale a Napoli, durante la quale l’aggregazione di sigle ha presentato il proprio documento di proposta di revisione del Psr Campania e il nuovo coordinatore, nella persone del presidente di Confagricoltura Campania, Rosario Rago, che ha raccolto il testimone dalle mani del presidente di Fedagri Confcooperative Campania, Alfonso Di Massa, coordinatore uscente.In 14 pagine Agrinsieme puntualizza le correzioni necessarie, per ridare slancio agli investimenti. “Sarà importante ragionare per filiere – ha detto Di Massa – creando una scala di priorità tra quelle menzionate come prioritarie e quelle che non sono per nulla nominate nel Psr”.Il nuovo coordinatore Rago ha affermato: “Occorre lavorare sulle filiere che creano Pil, come indica la Commissione Ue, e con i progetti di filiera, perché è l’unico modo per riaprire possibilità concreta di accesso alle imprese agricole di pianura nelle province di Salerno e Caserta. Nel Piano Campano e in Piana del Sele le aziende agricole dedite all’ortofrutta e all’allevamento bufalino non rientrano in nessuna filiera prioritaria e avendo scarsa premialità, perchè tendenzialmente grandi, rischiano di essere tagliate completamente fuori dal Psr”.Filippo Diasco, direttore generale dell’assessorato Agricoltura ha detto: “Il cammino di modifica del Psr Campania può dirsi iniziato, con gli incontri avuti con il presidente Vincenzo De Luca, il consigliere delegato Francesco Alfieri ed il presidente della Commissione Agricoltura Maurizio Petracca e gli incontri con le organizzazioni datoriali”.“Prodotto standard e moltiplicatore: sono due delle criticità oggetto degli incontro di questi giorni, sono le più forti e che il vostro documento solleva: saranno sicuramente trovati i correttivi, e sono convinto che entro qualche mese le vostre proposte saranno trasformate in modifiche” ha affermato ancora Diasco.Attualmente le premialità sulla misura 4 sono concentrate sulle microaziende, anche inferiori a 2 ettari, cosa che riduce in maniere drastica la stessa possibilità di entrare in graduatoria per le imprese agricole più strutturate, che magari presentano un prodotto standard vicino a 100mila euro; il superamento di questo tetto è poi titolo di esclusione.Al contrario, però, le microaziende che potrebbero cogliere le premialità, spesso non hanno il prodotto standard sufficiente per essere finanziateperché il moltiplicatore loro attribuito è troppo basso.La proposta di Agrinsieme consiste in uno spostamento delle premialità verso le aziende più strutturate, che hanno redditi standard sicuramente eleggibili, abolendo il tetto di 100mila euro. Stessa cosa vale per il premio ai giovani imprenditori sulla misura 6, che sopra i 200mila euro di prodotto standard oggi non incassano nulla e per i quali Agrinsieme propone l’accesso al premio. Inoltre la proposta punta a rafforzare la premialità per i progetti che prevedano l’aggregazione di filiera tra imprese.
“C’è bisogno di convincere la Commissione Ue con motivazioni argomentate e credo che vi siano tutte – ha sottolineato Diasco, che ha infine annunciato la proroga in arrivo per i bandi in atto, sulle misure 4 e 6 e alla proroga potrebbe essere abbinato “Un incremento delle risorse finanziarie”. Diasco ha concluso dicendo: “Siamo pronti ad uscire con nuovi bandi sulle misure 1 (informazione e formazione), sulla 2 (servizi di consulenza) e la 16 (cooperazione)”.

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