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NAPOLI – “Gli studi dei terremoti storici a partire da quello del 1228, fino a quello del 1883, ci indicano che la sismicità storica dell’area interessata è legata alla dinamica di un bacino magmatico che è in lento raffreddamento, la cui sommità si trova a 2000 metri di profondità. Dunque si tratterebbe di una sismicità differente da quella dell’Appennino Centrale che invece è legata ad un’attività di natura tettonica”.

Lo ha dichiarato la professoressa Micla Pennetta, docente di Geologia Ambientale e Rischi Naturali presso l’Università Federico II di Napoli e referente campana dell’Associazione Nazionale dei Geomorfologi Italiani. “Sempre gli studi ci dicono che la sismicità si svilupperebbe nel settore settentrionale dell’isola di Ischia – ha proseguito la Pennetta – dunque nei pressi di Casamicciola e la presenza di tufi non coesi, soffici ,la morfologia del territorio hanno prodotto un’amplificazione locale delle onde sismiche, rispetto alle altre aree dell’Isola che invece sono interessate dalla presenza di rocce laviche. Lo stesso evento sismico può produrre infatti intensità molto diverse anche in aree molto vicine fra di loro e questo per effetto di amplificazioni localo di onde sismiche dovute alla natura ed alla morfologia del terreno, oltre che alla diversa risposta degli edifici. Purtroppo in Italia non abbiamo ancora sviluppato la cultura della prevenzione come invece hanno fatto in Giappone dove esiste addirittura un museo della faglia”.

 In Italia 21 milioni di residenti in aree potenzialmente a rischio sismico 

“Non bisogna dimenticare che in Campania ben tutti i 551 comuni sono a rischio sismico di cui 429 sono classificati a rischio sismico medio ed elevato e solo 62 comuni sono considerati a bassa sismicità. Mi chiedo a questo punto quanti comuni in Italia hanno il Piano di Protezione Civile – ha affermato Gilberto Pambianchi , docente dell’Università di Camerino, Presidente Nazionale dei Geomorfologi Italiani –  quanti hanno fatto gli studi di Microzonazione Sismica e quanti una mappatura della geomorfologia del suolo.

In Italia ben 21 milioni di persone risiedono in aree potenzialmente a rischio sismico . Abbiamo conoscenza delle aree sismiche, sappiamo dove si può verificare un terremoto, dobbiamo fare la prevenzione senza dimenticare la geomorfologia del territorio. In un Paese come l’Italia la geomorfologia è essenziale per fare prevenzione.  Un plauso lo farei ora a tutte le forze dell’ordine sul campo, al grande sforzo dei Vigili del Fuoco, del mondo del volontariato ma non possiamo continuare ad inseguire le emergenze. Dobbiamo mappare il patrimonio edilizio, soprattutto quello storico e fare prevenzione partendo dalla conoscenza geomorfologico del territorio”.

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