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NAPOLI (di Emilia Sensale) Bagno di folla anche per il 2016 per le celebrazioni di Santa Patrizia, la religiosa discendente di Costantino compatrona della città di Napoli ove, secondo una leggenda, secoli fa giunse naufraga dopo aver rinunciato al lusso familiare ed essersi allontanata da un matrimonio forzato. In tantissimi nella giornata del 25 agosto hanno affollato la chiesa di Via S. Gregorio Armeno per assistere alla Santa Messa. Non si è arrestato neanche per un secondo il flusso di fedeli desiderosi di rivolgere una preghiera alle spoglie della Santa, traslate in un pregevole reliquiario in oro e argento nella seconda metà dell’Ottocento nell’ultima cappella a destra rispetto all’entrata, dove le suore, che ancora oggi continuano la loro opera in nome della vergine, consegnavano immagini sacre ai devoti.

A fine messa, tante persone si sono recate nel chiostro ad angolo di Via S. Gregorio Armeno, a pochi passi da Piazza S. Gaetano, uno dei più belli di tutta la città partenopea, dove affacciano gli alloggi delle monache ed è presente un’antica grande fontana barocca con due statue settecentesche. In fondo ad un porticato, in tanti si sono accalcati in una doppia fila per un rito immancabile, vale a dire il bacio alla teca che contiene il sangue di Santa Patrizia. La liquefazione del sangue della compatrona ha delle differenze sostanziali con il miracolo di S. Gennaro: il prodigio negli anni avrebbe avuto luogo in modi e tempi diversi, ma secondo la tradizione avviene i martedì e il giorno della festa della Santa. 

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