acli

NAPOLI – Contribuire a porre un significativo freno allo spreco alimentare convertendo dispendi di utilirisorse in sani comportamenti solidaristici volti al soddisfacimento degli emergenti bisogni primari delle nuove povertà.E’quanto si propone l’impegno e l’attività messa in atto da ACLI Napoli presentata, oggi nella sala mensa “P. Elia Alleva”della Basilica del Carmine, nel corso della conferenza stampa “Il valore del superfluo.Il disagio alimentare, lotta allo spreco e recupero delle eccedenze alimentari. Il contributo delle ACLI”.All’introduzione di Gianvincenzo Nicodemo, presidente provinciale Acli Napoli sono seguiti gli interventi di Massimiliano Manfredi, Deputato e cofirmatario della legge Gadda di rilancio delle politiche a sostegno del recupero degli sprechi,Antonio Russo con delega welfare presidenza Acli nazionale, Antonella Ciaramella Consigliere Regionale, Roberta Gaeta Assessore Comune di Napoli con delega alle politiche sociali, Enrico Panini Assessore Comune di Napoli con delega al bilancio e al lavoro e alle attività produttive.

“Le Acli di Napoli, nel quadro del loro tradizionale impegno solidale, -spiega Gianvincenzo Nicodemo, presidente di ACLI Napoli -hanno promosso una particolare attivitàattraverso la presenza capillare dei circoli nella città metropolitana di Napoli per sostenere i bisogni alimentari delle nuove emergenti povertà nelle fasce sociali più deboli. In attuazione della legge Gadda diretta a prevenire lo spreco dei prodotti alimentari, attraverso sinergie organizzative con realtà imprenditoriali della ristorazione, del commercio e della distribuzione, ha realizzato una rete di recuperi delle eccedenze alimentari aiutando varie mense per persone di stato di bisogno.
L’inefficienza  del processo di trasformazione, trasferimento e consumo dei generi alimentari determina lo spreco  alimentare .
Secondo  uno studio condotto da Marco Musella e Fabio Verneau, docenti del dipartimento di Scienze politiche dell’ Università “Federico II” di Napoli sulle  attività di ristorazione nel centro storico della città, censite dalla Camera di Commercio  di  Napoli, su  approvvigionamenti complessivi annui, quantificati in circa 72mila quintali, di cui circa 46mila di prodotti freschi (intendendo per tali i prodotti con una shelf-life inferiore a due settimane) e quasi 26mila di prodotti a lunga conservazione, lo spreco è quantificabile in circa 7500 quintali pari a oltre il 10% del totale stimato. Si tratta di un quantitavo di spreco alimentare riutibilizzabile che solo sul centro storico produce un apporto calorico tale da sfamare completamente 3000 persone al giorno, 6500 se si calcola il solo pasto principale.
“La legge Gadda -ha evidenziato nel suo intervento ai lavori, Massimiliano Manfredi deputato e cofirmatario della legge – diretta a prevenire lo spreco dei prodotti alimentari e farmaceutici, ha permesso all’Italia di affermarsi come Paese all’avanguardia in Europa e nel mondo in materia di recupero ai fini solidali dello spreco. L’ultima legge di bilancio, – ha specificato Manfredi – ha esteso  i  benefici  della  legge  166/2016  contro  gli  sprechi  alimentari  anche  ad  altri  prodotti, oltre  al  cibo  e  ai  farmaci, come  prodotti  per  l’igiene  e  la  cura  della  persona e della casa,  integratori   alimentari, biocidi, presidi   medico   chirurgici e prodotti  farmaceutici, di cartoleria e cancelleria. Inoltre sono stati tra l’altro definiti in maniera puntuale i medicinali  destinati  alla  donazione,  i  soggetti  donatori  del  farmaco  ma  soprattutto  è stata semplificata tutta l’attività di donazione. Con questa legge – conclude Manfredi – si è regolarizzato un quadro normativo, nel quale finalmente si è disciplinato un piano strategico ed un ventaglio più ampio di politiche attive, soprattutto in materia di contrasto alla povertà”.
“Ridurre lo spreco alimentare non è solo un obiettivo di recupero materiale  e di distribuzione a chi non ha –  ha sostenuto Antonella Ciaramella consigliere regionale – ma si sostanzia in un nuovo approccio mentale di maggiore sensibilità e impegno solidale . In Consiglio abbiamo un progetto di riforma che semplifica la normativa regionale. Le associazioni che combattono lo spreco e distribuiscono a chi ha bisogno – conclude Ciaramella – non possono morire di burocrazia o peggio far marcire il cibo in attesa di infiniti passaggi burocratici”.
 
“L’apporto di un’intelligente politica di riduzione dello spreco – ha dichiarato Roberta Gaeta, assessore alle politiche sociali del Comune di Napoli – è un importante contributo a quanto già fanno i soggetti coinvolti nel sostegno alla condizione di coloro che si trovano in condizione di povertà alimentare. Non solo si riducono costi di smaltimento, ma lo si fa aumentando, di fatto, il valore degli investimenti nelle politiche di lotta all’esclusione. In un tempo in cui le risorse messe a disposizione delle amministrazioni sono pochissime”.
 
“Mettere in atto iniziative che partano dal basso nel campo del recupero dello spreco alimentare, da parte degli enti della società civile organizzata – ha dichiarato Ernico Panini, assessore alle attività economiche del Comune di Napoli –  costituisce un valore aggiunto per le amministrazioni ed è un gioco a ‘somma positiva’ per tutti. Non soltanto si evita lo smaltimento di questi alimenti (che, oltre che un costo economico, costituisce anche un costo ambientale), ma si evita di sprecare inutilmente il costo ambientale che il processo di produzione e trasformazione degli alimenti determina. Infine, quel mancato costo diventa spesa sociale”.
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments