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NAPOLI – Da un lato la Cassa Armonica restaurata e riportata ai fasti dei primi del 900, accanto il monumento di Giova Battista Vico, sfregiato dalla mano vigliacca di un teppista.

La Villa Comunale di Napoli tra luci e ombre accoglie da un lato con piacere il restauro del monumeto di Errico Alvino, ma deve fare i conti con incuria, abbandono e miopia della politica. Basta guardarsi a destra e sinistra per vedere solo cantieri, degrado, abbandono, piante non potate, giardini abbandonati. Uno scenario in cui però ogni giorno tantissimi napoletani cercano qualche ora di riposo e di relax e in cui i bambini possono giocare. Menzione a parte per l’ex circolo della stampa che sulla carta sarebbe stato adibito a futuro museo del mare ma che per ora resta un cantiere abbanonato alla mercè di barboni e writer. All’inaugurazione della Cassa armonica oltre al sindaco anche l’assessore Piscopo. L’intervento ha riguardato non solo le componenti strutturali e architettoniche del monumento progettato da Alvino, ma anche quella acustica. Il lavoro ha riportato “a nudo” gli elementi in ghisa che in passato erano stati ricoperti con vernici spesso inadatte; i vecchi bulloni in ferro ammalorati sono stati sostituiti con bulloni in acciaio; è stato rivisto il sistema statico della pensilina; la funzione acustica della cassa di risonanza sottostante il pavimento è stata ripristinata. Per la pensilina si è deciso di privilegiare l’immagine storicizzata del monumento, procedendo, in accordo con la Soprintendenza, con l’installazione di lastre bicrome, in materiale sintetico molto più leggere e sicure di quelle di vetro stratificato che avevano appesantito notevolmente la struttura in ghisa e che erano state inserite nel recente restauro del 1989.

 

 

 

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