NAPOLI (Di Anna Calì) – A più di trent’anni dal sacrificio di Don Peppe Diana, la sua figura continua a rappresentare una luce per chi crede nella giustizia, nella dignità e nella liberazione dai sistemi mafiosi.
In occasione di un approfondimento legato anche al percorso di beatificazione, abbiamo intervistato un docente universitario Leandro Limoccia e autore del libro “Petali di Vita”, scritto con la collaborazione della cugina Marisa Diana, per riflettere sull’attualità del suo messaggio.
“Professore, come nasce il libro Petali di Vita?”
“Il libro nasce con l’intento di rafforzare e rilanciare il messaggio di Don Peppe Diana, soprattutto alla luce dell’avvio del percorso di beatificazione nel 32° anniversario della sua uccisione.
Don Peppe continua a parlarci ancora oggi. Il suo martirio rappresenta una testimonianza viva, attuale, capace di illuminare il nostro tempo. Ha incarnato lo spirito di una Chiesa povera, che non si tira indietro davanti alle sfide della giustizia e della pace”.
Nel corso dell’intervista emerge con forza il valore del documento scritto da Don Peppe, Per amore del mio popolo, in cui denunciava apertamente la camorra e le sue collusioni con politica ed economia.
“Non si è limitato a denunciare – continua il professore – ma ha indicato una strada concreta: quella di una comunità libera dalle mafie, fondata sulla dignità, sul rispetto e sulla responsabilità collettiva”.
Qual è l’eredità più importante che ci ha lasciato?
Secondo il docente, sono due le direttrici fondamentali.
La prima è la dignità e il rispetto.
Don Peppe Diana si è battuto contro la distorsione del concetto di “onore” operata dalla criminalità organizzata.
“La mafia ha manipolato valori come onore, vergogna e vendetta. Don Peppe ci insegna che il vero onore è nella difesa della dignità umana, nella solidarietà e nell’impegno civile”.
La seconda è la fraternità, un valore oggi più che mai necessario.
“È stato vicino agli ultimi: migranti, donne sfruttate, giovani a rischio. La sua vita è stata fatta di gesti concreti di fraternità. Ma attenzione: la fraternità deve essere aperta, non chiusa. Non deve escludere, ma includere”.
Quanto è importante oggi portare avanti il suo nome, soprattutto nel territorio napoletano?
“È fondamentale. Don Peppe ha lasciato un’eredità fatta di speranza concreta. Oggi realtà come Casal di Principe, pur con difficoltà, hanno rialzato la testa proprio grazie a quel sacrificio”.
Il professore sottolinea come il cambiamento sia possibile solo attraverso una cittadinanza attiva e consapevole, capace di rinnovare la politica, la cultura e la società.
Durante la chiacchierata con il Prof. Limoccia emerge anche una figura spesso meno citata ma fondamentale nella vita di Don Peppe Diana: Augusto Di Meo, che denunciò i responsabili dell’omicidio.
“Non possiamo parlare di Don Peppe senza ricordare il coraggio di Augusto Di Meo. Il suo è un esempio di responsabilità civile che meriterebbe pieno riconoscimento istituzionale”.
Cosa l’ha colpita di più durante la scrittura del libro?
“La capacità di Don Peppe di unire cielo e terra. Ha portato l’altare nei luoghi del disagio, intrecciando preghiera e impegno, carità e giustizia”.
Un uomo, aggiunge, di grande spiritualità ma anche profondamente umano: “Sentiva sulla propria pelle la sofferenza del suo popolo. Non si è limitato a indignarsi: ha spinto una comunità intera a reagire”.
Il professore anticipa anche un nuovo progetto editoriale, legato ai vent’anni del collegamento contro le camorre, con sede a Portici, un lavoro che raccoglie contributi dal mondo culturale, sociale e istituzionale.
“È una riflessione interdisciplinare sull’antimafia sociale, con uno sguardo critico ma costruttivo verso una società più giusta e inclusiva”.
La testimonianza di Don Peppe Diana resta oggi un punto di riferimento imprescindibile. Non solo memoria, ma azione. Non solo denuncia, ma proposta.
In un tempo in cui, come è emerso anche durante l’intervista, la comunicazione rischia di essere superficiale e svuotata, il suo messaggio invita a restituire peso alle parole: giustizia, dignità, responsabilità, comunità.
E soprattutto, a trasformarle in vita concreta.














