Il Coordinamento AGT26 – Aspiranti Guide Turistiche 2026 prende atto del comunicato stampa del
Ministero del Turismo “Guide turistiche, MiTur: ‘oltre 17 mila iscritti ai test che si terranno il 5 giugno” , pubblicato nell’area stampa del Ministero e datato Roma, 23 maggio 2026.
Il Ministero richiama gli oltre 17 mila iscritti, il modello misto della prova, le sedi di prossimità, la carenza cronica di guide turistiche, l’affidamento a Formez, la platea di potenziali candidati “prevalentemente già identificati” nella tornata 2025, il carattere non nozionistico del test, la conoscenza di base dei principali siti turistici italiani, il protocollo semplificato, l’eliminazione delle penalizzazioni e l’obiettivo di raggiungere il massimo risultato entro luglio.
Sono elementi rilevanti, ma non rispondono al punto centrale: come viene costruito l’accesso alla professione di guida turistica.
Punto 1 – Una sessione annuale non può essere presentata come coda amministrativa della tornata precedente
Il comunicato ministeriale afferma che i test sono rivolti a una platea di potenziali candidati
“prevalentemente già identificati in occasione della tornata del 2025”.
E un passaggio che richiede chiarimento.
La normativa prevede che l’esame nazionale di abilitazione sia indetto con cadenza almeno annuale. Ogni sessione dovrebbe quindi essere programmata come appuntamento autonomo, ordinario e conoscibile per tutti gli aventi titolo.
Se la procedura 2026 viene presentata come rivolta a una platea già individuata nel 2025, si rischia di spostare il senso dell’esame: da sessione annuale di abilitazione a prosecuzione amministrativa della tornata precedente
Questo non è un dettaglio, perché anche una platea in parte già nota non può giustificare la pubblicazione del quadro operativo effettivo dopo la chiusura delle candidature. Programma articolato, criteri, griglie, ripartizione dei quesiti e fonti di riferimento devono essere conoscibili in tempo utile per tutti i candidati.
È quindi opportuno chiarire se l’esame nazionale verrà programmato stabilmente come procedura annuale ordinaria, indipendente da esigenze contingenti, affidamenti specifici o urgenze legate alla stagione turistica.
Punto 2 — La carenza di guide non si risolve sostituendo un blocco burocratico con un blocco operativo
Il Ministero collega i test a una “cronica carenza di guide turistiche” , segnalata dagli operatori del settore.
Proprio questa carenza rende ancora più necessaria una procedura chiara, proporzionata e preparabile.
Dopo anni di blocchi, ritardi e incertezze nell’accesso alla professione, il rischio è che al blocco burocratico si sostituisca un blocco operativo: l’esame viene bandito, ma con un programma nazionale molto ampio, fonti ufficiali assenti per le sezioni principali, criteri pubblicati dopo la chiusura delle candidature e tempi reali di preparazione compressi.
Se il settore dichiara di avere bisogno di nuove guide, l’accesso alla professione non può essere costruito in modo da rendere la preparazione incerta, disomogenea e sproporzionata.
Una procedura abilitante deve selezionare competenze professionali, non misurare la capacità del candidato di orientarsi in pochi giorni dentro un quadro operativo arrivato dopo l’adesione alla procedura.
Punto 3 — L’abilitazione non può essere letta solo dal punto di vista del settore già organizzato
Il comunicato richiama le esigenze degli operatori del settore.
È un elemento importante, ma non esaurisce il tema.
L’abilitazione alla professione di guida turistica riguarda anche chi oggi è fuori dal mercato e chiede di potervi entrare con regole chiare: candidati, diplomati, nuovi aspiranti professionisti, persone che hanno investito in formazione, esperienza, lingue e preparazione personale.
Non tutte le guide lavorano dentro circuiti strutturati, per tour operator o per soggetti organizzati. Molte esercitano o intendono esercitare come liberi professionisti, con partita IVA, sostenendo costi di formazione, aggiornamento, assicurazione, contributi, promozione, materiali, spostamenti e rischio
economico personale.
L’esame non è un concorso pubblico a posti. Chi lo supera non ottiene uno stipendio statale, non entra in una graduatoria di assunzione e non viene collocato automaticamente nel mercato. Ottiene l’abilitazione per esercitare una professione.
Per questo l’accesso non può essere letto soltanto dal punto di vista della domanda del settore o delle esigenze dei soggetti già strutturati. Deve essere valutato anche dal punto di vista dei candidati e futuri professionisti, che hanno diritto a una procedura seria, conoscibile, misurabile e preparabile.
Punto 4 – Il problema non è solo organizzativo: è informativo
Il Ministero richiama il modello misto della prova e l’affidamento a Formez.
La gestione operativa del test non risolve però le criticità di merito.
Le candidature si sono chiuse il 19 maggio. Il programma articolato, i criteri e le griglie di valutazione sono stati pubblicati il 20 maggio sera. La prova scritta è fissata al 5 giugno.
In concreto, i candidati hanno aderito alla procedura, pagato la quota, scelto la lingua straniera e accettato il bando prima di conoscere il quadro operativo effettivo dell’esame: programma dettagliato, distribuzione dei quesiti, criteri applicativi e griglie di valutazione.
L’affidamento a Formez può riguardare la gestione tecnica della prova. Non chiarisce però il perimetro del programma, non sostituisce una bibliografia ufficiale, non anticipa criteri e griglie, non definisce il livello di approfondimento richiesto e non risolve il fatto che il quadro operativo effettivo sia arrivato solo dopo la chiusura delle candidature.
Il nodo non è solo chi gestisce il test. I nodo è come è costruito l’esame.
Punto 5 — Le “sedi di prossimità” sono cinque poli macro-territoriali
Il comunicato ministeriale parla di “sedi di prossimità”.
L’avviso ufficiale individua però cinque sedi nazionali: Caserta/San Marco Evangelista, Roma,
Milano/Segrate, Catania/Misterbianco e Cagliari.
La sede di Caserta raccoglie candidati residenti in Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. La sede di Roma raccoglie candidati residenti in Lazio, Stato estero, Umbria, Toscana, Abruzzo, Marche e Molise. La sede di Milano/Segrate raccoglie candidati residenti in Lombardia, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Liguria, Veneto, Piemonte e Valle d’Aosta. Le sedi di Catania/Misterbianco e Cagliari raccolgono rispettivamente i candidati residenti in Sicilia e Sardegna.
Si tratta quindi di poli macro-territoriali, non di una distribuzione capillare.
L’avviso precisa inoltre che la convocazione avviene esclusivamente sulla base della residenza dichiarata nella domanda, che non sono ammessi cambi di sede e orario e che l’assenza dalla sede d’esame nell’ora stabilita, per qualsiasi causa, anche dovuta a forza maggiore, comporta esclusione.
In questo quadro, definire le sedi “di prossimità” richiede cautela.
Organizzare in circa quindici giorni permessi di lavoro, turni, spostamenti, biglietti ferroviari o aerei, pernottamenti ed eventuali costi familiari, nel pieno dell’avvio della stagione turistica, non è un dettaglio marginale.
Il Ministero del Turismo conosce bene il funzionamento del mercato turistico: in alta stagione la disponibilità di strutture ricettive, alberghi, bed and breakfast, case vacanza, collegamenti ferroviari e aerei non è illimitata né uniforme sul territorio. Alcuni candidati possono trovare soluzioni scomode o molto costose; altri potrebbero non trovarne in tempi compatibili con la prova.
Un esame nazionale di abilitazione deve garantire non solo una sede dove presentarsi, ma condizioni logistiche ragionevoli per accedere alla prova senza disparità economiche o territoriali.
Punto 6 — “Non nozionistico” e “conoscenza di base” richiedono un perimetro pubblico
Il Ministero afferma che il test non sarà nozionistico e riguarderà la conoscenza di base dei principali siti turistici italiani. Proprio per questo servono criteri verificabili.
“Conoscenza di base” non è una formula sufficiente, se non viene accompagnata da fonti ufficiali, bibliografia minima, esempi di quesiti, materiali di orientamento e indicazioni sul livello di approfondimento richiesto.
Le macro-materie sono note: storia dell’arte, geografia, storia, archeologia, diritto del turismo, accessibilità e inclusività dell’offerta turistica, disciplina dei beni culturali e del paesaggio. Ma il punto è capire come queste materie vengono trasformate in prova: quali contenuti, quali fonti, quale grado di dettaglio, quale rapporto tra conoscenze generali e siti indicati nel programma.
Il programma 2026 include siti archeologici, musei, città, complessi monumentali, parchi, grotte, coste, montagne, paesaggi culturali e contesti territoriali estesi. L’elenco ha scala nazionale e, per le sezioni principali, non risulta accompagnato da una bibliografia ufficiale.
Senza un perimetro pubblico chiaro, la preparazione non è uguale per tutti. Chi può permettersi corsi, dispense, simulazioni o materiali privati parte con un vantaggio pratico; chi prova a prepararsi autonomamente deve prima capire quali fonti usare, quali contenuti selezionare e fino a che livello approfondire.
Un esame pubblico di abilitazione deve rendere accessibile il percorso di studio a tutti i candidati, indipendentemente dal percorso scelto per prepararsi. La libertà di preparazione è reale solo se il quadro pubblico dell’esame è chiaro.
L’accesso alla professione non può dipendere dalla capacità economica di acquistare strumenti privati per interpretare un programma pubblico.
Punto 7 — La semplificazione del test non chiarisce il perimetro dell’esame
Il Ministero parla di protocollo semplificato e razionalizzato, richiamando anche l’eliminazione delle penalizzazioni.
L’eliminazione della penalità per risposta errata è una modifica utile, ma non sufficiente.
Nel 2025 la prova prevedeva 80 quesiti in 90 minuti, circa 67,5 secondi per domanda. Nel 2026 sono previsti 40 quesiti in 40 minuti, cioè 60 secondi per domanda. La soglia resta 25/40.
Diminuiscono le domande, ma non aumenta il tempo medio di ragionamento. Anzi, si riduce.
Semplificare il formato del quiz non equivale a chiarire il perimetro della preparazione.
Dopo il risultato del 2025, non bastava correggere il meccanismo del punteggio. Serviva correggere il metodo con cui il candidato viene messo nelle condizioni di prepararsi.
Punto 8 — Il risultato della procedura deve essere distinto dal semplice svolgimento del test
I Ministero dichiara che gli uffici stanno lavorando per raggiungere il massimo risultato entro la fine di luglio.
In una procedura di abilitazione, però, il risultato non può essere misurato soltanto sulla capacità di svolgere rapidamente il test scritto o di completare una fase amministrativa.
Il risultato rilevante è verificare se l’intero percorso consenta davvero di accertare l’idoneità professionale: prova scritta, accesso alle fasi successive, prova orale, prova tecnico-pratica e conseguimento effettivo dellabilitazione.
Nel 2025 i 230 idonei allo scritto non erano guide abilitate, ma candidati ammessi alle fasi successive.
Anche per questo è necessario distinguere tra rapidità della procedura e reale capacità dell’esame di produrre nuove guide abilitate in modo serio, trasparente e proporzionato.
Punto 9 — II punto che resta senza risposta
Il comunicato del Ministero informa su iscritti, organizzazione e intenzioni, ma non risponde al nodo principale.
I candidati hanno aderito alla procedura prima di conoscere il quadro operativo effettivo. Il programma è stato pubblicato dopo la chiusura delle candidature. Le fonti ufficiali mancano per le sezioni principali. I criteri e le griglie sono arrivati a ridosso della prova. La modifica del test non chiarisce il perimetro della preparazione. La procedura riguarda un’abilitazione professionale, non un concorso pubblico a posti.
La domanda resta: questo impianto misura davvero l’idoneità professionale o rischia di produrre un filtro sproporzionato all’accesso a una professione autonoma?
ordinamento AGT
1T26 – Aspiranti Guide Turistiche 2026
Accesso chiaro. Esame equo. Professione aperta

















