Fecondazione in vitro, il Dna svela lo scambio di embrioni

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NAPOLI – Si sottopongono alla fecondazione in vitro per avere un secondo figlio, utilizzando uno dei cinque embrioni congelati.

La gravidanza procede regolarmente e il 3 giugno 2025 nasce una bimba in buona salute. Ma gli accertamenti successivi fanno emergere una verità sconvolgente: la neonata non è biologicamente figlia della coppia.

È questo il contenuto di una denuncia presentata alla Procura della Repubblica di Napoli da M.M., 41 anni, e A.A., 36 anni, marito e moglie napoletani, assistiti dall’avvocato Francesco Petruzzi.

La nota stampa relativa alla vicenda è stata inviata alla nostra redazione mediante l’avvocato Francesco Petruzzi, che ha riferito gli elementi contenuti nella denuncia.

I coniugi si dicono «profondamente sconcertati per l’accaduto», soprattutto per avere «portato in grembo e concepito una figlia che non è biologicamente nostra», precisando però di averla riconosciuta e di volerla crescere come propria figlia.

A far sorgere i primi dubbi è stato il gruppo sanguigno della bambina, risultato incompatibile con quello dei due genitori. Da qui sono partiti ulteriori accertamenti diagnostici e, in particolare, il test del Dna, che avrebbe confermato i timori della coppia: la bambina nata il 3 giugno 2025 non avrebbe un legame biologico con loro.

Secondo quanto riportato nella denuncia, l’ipotesi presa in considerazione dalla coppia è quella di un possibile scambio di embrioni avvenuto durante le procedure di procreazione medicalmente assistita. Una circostanza che, se confermata, aprirebbe uno scenario ancora più delicato: una o più coppie potrebbero infatti stare crescendo figli biologicamente appartenenti a M.M. e A.A., mentre la bambina da loro portata in grembo sarebbe figlia biologica di un’altra coppia.

La vicenda ha provocato un profondo stato di malessere nei coniugi, che avevano già fatto ricorso allo stesso centro napoletano di procreazione medicalmente assistita per la nascita del loro primo figlio, un bambino che oggi ha cinque anni. Proprio la precedente esperienza, conclusasi con la nascita del loro figlio, aveva portato la coppia ad affidarsi nuovamente alla struttura per cercare una seconda gravidanza.

Nella denuncia vengono inoltre indicati due medici nei confronti dei quali la coppia muove contestazioni in relazione alla procedura. Nel frattempo, secondo quanto riferito dal legale, i Carabinieri del Nas avrebbero già effettuato un controllo nell’ospedale partenopeo nel quale i coniugi si erano sottoposti al trattamento di fecondazione assistita.

La vicenda è ora al vaglio della Procura di Napoli, alla quale spetterà ricostruire ogni passaggio della procedura, verificare le responsabilità eventualmente connesse all’accaduto e soprattutto stabilire come sia stato possibile arrivare alla nascita di una bambina biologicamente estranea alla coppia che aveva affrontato il percorso di fecondazione assistita.

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