NAPOLI – Sarà intitolata al medico Vitale Agrillo il tratto stradale di Via Cumana angolo Via Caio Duilo.

Il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, alla presenza dell’assessore alla Toponomastica Alessandra Clemente, della figlia Adelina e dei familiari, dei rappresentanti della decima Municipalità, Diego Civitillo e Maria Rosaria Russo, promotrice del riconoscimento al dottor Agrillo, scoprirà la targa commemorativa alle ore 18 di domani giovedì 30 Maggio.

Vitale Agrillo è nato a Fuorigrotta il 15 agosto del 1909.

Si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Napoli con il massimo dei voti nel giugno 1934,e si è abilitato all’esercizio della professione nel 1935.

Ha prestato servizio in Marina,quale sottotenente medico di complemento, presso l’Ospedale militare di La Maddalena. Imbarcato durante il conflitto etiopico sulla nave ospedale Cesarea,ha prestato la sua opera di medico nel Reparto Chirurgia della suddetta nave,adibita al trasporto degli ammalati e dei feriti. Richiamato alle armi nell’ottobre 1939 e destinato in Africa orientale con il grado di tenente medico.

Ha svolto presso vari ospedali di marina mansioni impegnative nei vari reparti, distinguendosi per zelo,valore ed attaccamento al dovere. Il 6 aprile 1941 fu fatto prigioniero dalle truppe britanniche.

Da tale epoca e sino al 9 maggio 1943 venne impiegato in ospedali per prigionieri di guerra. Indi fu rimpatriato

Nella storia passata e presente vi sono molti casi di dottori paragonati ad angeli, che hanno svolto la professione non per guadagno, anzi, tutt’altro. T

ra questi vi sono storie famose, come quella di San Giuseppe Moscati, e storie di quei benefattori sconosciuti che forse non sapremo mai.

A Napoli, uno di questi benefattori/dottori che forse possono ricordare i vostri genitori o nonni, se abitate nella zona di Fuorigrotta, era il Dottor Agrillo, che ancora oggi viene ricordato, da chi ha avuto il piacere e l’onore di conoscerlo, quasi come un santo.

La sua parcella era di 500 lire.

Si dice che questa scelta di ricevere solo 500 lire fosse un voto fatto in Africa durante la guerra.

Si racconta che lo si vedeva salire e scendere, instancabile, da case di persone benestanti e umili, per le sue visite di ogni giorno.

La parcella era sempre la stessa, o anche no. In alcuni casi non chiedeva proprio nulla; qualcuno, ogni tanto, tentava di dargli mille lire, nonostante la sua riluttanza.

Addirittura, c’è chi ricorda che, durante una visita ad una signora anziana, vedendo delle lesioni sul soffitto, suggerì alla donna di cambiare stanza; dopo poco il soffitto lesionato crollò.

Era una persona attenta, ma senza l’orologio in mano che calcolasse il tempo che portava via una visita.

L’unico strumento a cui si affidava era il suo cuore. Continuò la sua professione fino alla fine (morì a circa ottant’anni), sempre con lo stesso spirito filantropico.

Medico molto preparato,amico dei poveri,dei derelitti,di tutte le creature che soffrono,elargisce ad esse con sollecitudine la sua opera luminosa di apostolo,la sua parola confortatrice e sublime,l’abnegazione più sentita e profonda,l’interessamento più vivo e fervido che si realizzano in tante opere di bene che egli compie in silenzio nella sua quotidiana fatica.

Senza presunzione,sommesso,dimesso entra in ogni casa in punta di piedi,lasciando fuori il suo prestigio e la sua personalità che pure sono notevoli.

Egli vede in tal modo la vera realtà della vita e i suoi protagonisti fusi in una sola grande famiglia.

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Raffaele

è che c’è da dire non ne esistono più