NAPOLI – Venivano contattate tramite i social e invitate a partecipare a dei provini, con il miraggio di essere introdotte nel mondo della moda. Tutte bellissime, molto giovani e, spesso, minorenni.

Superato il provino, con 50 euro si iscrivevano all’agenzia. Ostriche, champagne e orge. Meglio se con ragazzine “bellissime” e soprattutto “sveglie”. Sono queste le “situazioni” che un imprenditore della provincia di Salerno avrebbe organizzato grazie ai titolari dell’agenzia di moda “Vanity Models Management”, Francesco Pampa e Massimiliano Vicari, finiti in carcere con l’accusa di gestire un giro di prostituzione minorile di cui avrebbero usufruito anche loro.

Come emerge dalle intercettazioni dell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Annamaria Picozzi e dal sostituto Sergio Mistritta, l’imprenditore campano sarebbe stato perfettamente a conoscenza dell’età delle ragazze, la più piccola 15 anni, che avrebbero anche dovuto saltare giorni di scuola per raggiungerlo a Milano e nella sua villa al mare in Campania, ma era comunque disposto a pagare per avere rapporti con loro. Oggetti da usare e per Pampa persino “carne da macello”, questo sarebbero state le aspiranti modelle per gli uomini che le avrebbero sfruttate.

In un’intercettazione l’imprenditore chiede a Pampa: “Hai pensato a tutto per stasera? Deve esserci lei, perché io me la devo portare a Dubai… Tu fai quella situazione, io ti faccio un grande regalo, alla grande! ” e l’indagato: “Ci stiamo lavorando, ci stiamo lavorando”.

Secondo le indagini ad essere informati dei fatti anche i genitori delle vittime nelle intercettazioni si sente dire “E’ venuto suo padre e gli ho detto cinque giorni di scuola se li può perdere?” e l’imprenditore insiste: “Ma lei deve dormire con me, già l’ha capito”. L’attività investigativa ha preso il via dalle dichiarazioni di una giovane modella, che aveva iniziato a lavorare con i due arrestati quando aveva appena 15 anni; la giovane ha raccontato di essere stata subito oggetto di attenzioni particolari e indotta a concedersi ai clienti dell’agenzia o a coloro che partecipavano agli eventi legati alla moda.

Grazie alle rivelazioni sue e di altre indossatrici dell’agenzia, gli investigatori hanno ricostruito il fruttuoso sistema messo a punto dagli indagati.

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