NAPOLI (Di Anna Calì) – Dieci famiglie costrette a lasciare le proprie case, un’intera area sotto sequestro giudiziario e 7 feriti: 5 vigili del fuoco e due carabinieri; è questo il bilancio più concreto dell’esplosione avvenuta ieri pomeriggio nel quartiere di Pianura.
Tutti e quattordici i dipendenti della fabbrica, insieme al titolare, sono riusciti a mettersi in salvo in tempo, evitando il peggio.
Un boato improvviso ha squarciato ieri pomeriggio la quiete, intorno alle 16, un’esplosione, seguita da altri scoppi, ha scosso gli abitanti, generando una densa colonna di fumo visibile a chilometri di distanza e un incendio sulla collina. L’epicentro è stato individuato in via Grottole, nella sede storica della Pirotecnica Manna, azienda che produce fuochi d’artificio da decenni.
Molti residenti, spaventati, hanno inizialmente creduto che si trattasse di una scossa di terremoto, impressione rafforzata dal fatto che l’area vive da mesi con il timore del bradisismo e dei continui micro-movimenti tellurici dei Campi Flegrei. Subito dopo la prima deflagrazione, infatti, se n’è verificata una seconda, ancora più violenta, che ha colto di sorpresa i soccorritori già sul posto.
La rapidità e la forza degli scoppi hanno reso chiaro sin dall’inizio quanto fosse grave la situazione, costringendo le autorità a far evacuare in via precauzionale alcune abitazioni circostanti e a delimitare una vasta area di sicurezza. La Procura ha aperto un’inchiesta per chiarire le cause della deflagrazione e accertare eventuali responsabilità.
Il pensiero corre immediatamente al triste episodio del 1985, quando la stessa fabbrica fu teatro di una tragedia: nel corso di un’esplosione perse la vita Vittorio Manna, giovane membro della famiglia proprietaria. Una ferita ancora aperta nel cuore dei cittadini del quartiere di Pianura. Dopo quell’accaduto, la grotta, un tempo utilizzata per la produzione interna di fuochi d’artificio, fu trasformata in deposito, mentre la produzione venne trasferita in capannoni esterni, costruiti secondo le normative di sicurezza dell’epoca.
Da allora, la Pirotecnica Manna, nata negli anni ’40 grazie al cavaliere Vincenzo Manna, figura rispettata del quartiere , ha sempre rispettato i rigidi criteri di sicurezza. L’azienda fu fondata proprio in un’area verde e isolata rispetto al centro abitato, scelta dettata da precise ragioni preventive. Col tempo, tuttavia, l’urbanizzazione, spesso abusiva, ha fatto avvicinare le abitazioni all’area industriale, pur restando, secondo i documenti, a una distanza ritenuta sufficiente.
Questa volta, la tragedia è stata sfiorata e si contano solo i danni e i feriti, lievi, ma pur sempre feriti che bisognerà capire se riporteranno dei danni importanti o no visto che l’onda d’urto è stata veramente forte.
È giusto che si sappia che la fabbrica possedeva tutte le autorizzazioni necessarie, ma, tuttavia l’accaduto di ieri lascia aperte delle domande: Com’è potuto succedere e quanto pesa il fatto che, sebbene originariamente costruita in un’area isolata, l’urbanizzazione spesso abusiva abbia ridotto le distanze di sicurezza, rendendo più vulnerabile il quartiere?
E soprattutto: cosa accadrebbe se un evento simile si verificasse in concomitanza con una fase critica del bradisismo o con uno sciame sismico, che già mette a dura prova le strutture del territorio?
Le indagini, ora nelle mani della magistratura e degli esperti tecnici, dovranno chiarire la dinamica e le cause dell’esplosione. Sarà necessario verificare se si sia trattato di un incidente isolato, di un errore umano o di un problema tecnico.
Un appello silenzioso resta sullo sfondo: chi vive in una zona ad alta criticità vulcanica e sismica ha diritto a sicurezza, informazione e prevenzione reali. Le istituzioni devono necessariamente lavorare affinché non si ripetano tragedie, stavolta solo sfiorate, domani forse inevitabili.














