Stamattina, il fumo che saliva da via Chiaia ha raggiunto anche il mio cuore.
Guardavo quelle immagini e pensavo: c’è un fuoco che distrugge e c’è un fuoco che genera. C’è un fuoco che riduce in cenere e c’è un fuoco che scalda, illumina, tiene insieme. Il Teatro Sannazaro si è incendiato. Ma il fuoco che ha abitato quelle sale per quasi due secoli – il fuoco di Eduardo e di Pirandello, di Luisa Conte e di tanti artisti che hanno dato voce all’anima di questa città – quel fuoco non si spegnerà con un rogo.
A Lara Sansone, che stamattina ha versato lacrime davanti a ciò che non era soltanto suo ma di tutti noi, voglio dire: abbiamo visto il tuo dolore, e non ti lasceremo sola. Le tue lacrime non sono la fine di una storia, ma il seme bagnato di una resurrezione. Questa città ha imparato da secoli a rialzarsi dalle sue macerie. Napoli non si arrende. E con te, non si arrenderà nemmeno stavolta.
Alla città intera dico: ciò che brucia in questa mattina grigia di febbraio non è solo il legno antico di una cupola, ma un pezzo della nostra memoria comune, della nostra bellezza condivisa. E la bellezza, quando viene ferita, chiede a tutti noi di diventare più responsabili, più custodi, più capaci di volerle bene.
Il Sannazaro tornerà. Ne sono certo, con la stessa certezza con cui credo che nulla di ciò che è stato davvero amato possa andare perduto per sempre.
Sono vicino a Lara, alle maestranze, agli artisti, ai residenti sfollati, alla comunità parrocchiale di Santa Maria della Mercede, a quanti questa mattina si sono svegliati con il fumo in casa e la paura nel cuore. Vi porto tutti nella preghiera, con affetto fraterno.














