L’Italia è ufficialmente nella guerra di Trump
Il Governo ha tergiversato per giorni, poi alla fine è capitolato.
L’Italia entra ufficialmente nella guerra di Trump.
Una guerra assurda che nessuno vuole ma che, non si sa bene per quale motivo dobbiamo combattere accanto al presidente americano e ad Israele.
Oggi pomeriggio l’Aula della Camera con 179 voti a favore, 100 contrari e 14 astenuti ha dato il via libera alla risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni dei ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto in merito all’evoluzione del quadro internazionale.
La risoluzione presentata da Pd, Movimento 5 stelle e Avs è stata invece bocciata con 178 no, 99 sì e 14 astenuti.
La Camera ha infine approvato alcune parti dei testi proposti da Iv, +Europa e Azione su cui il governo aveva espresso parere positivo con riformulazioni.
COSA DICE LA RISOLUZIONE APPROVATA
La risoluzione di maggioranza approvata in Parlamento impegna il governo italiano a:
- Partecipare allo «sforzo comune in ambito Ue per sostenere, in caso di richiesta, stati membri Ue nella difesa del proprio territorio da attacchi missilistici o via droni da parte iraniana»
- Confermare l’utilizzo delle installazioni militari presenti sul territorio nazionale e concesse alle forze statunitensi.
- Dispiegamento e il rischieramento di sistemi di difesa aerea e antimissilistica e di sorveglianza a protezione dei cittadini italiani, a supporto dei Paesi partner dell’area del Golfo e per la salvaguardia delle infrastrutture strategiche presenti nell’area, a tutela degli interessi primari nazionali».
LE PAROLE DEI MINISTRI TAJANI E CROSETTO
https://www.youtube.com/watch?v=frz1bFCxwC8
GIORGIA MELONI A RTL102,5
La Presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, è stata ospite su RTL 102.5 durante il programma Non Stop News, dove è stata intervistata da Enrico Galletti per commentare e fare il punto sulle ultime notizie dall’Italia e dal mondo.
IL RISCHIO DI UNA ESCALATION
«Questa situazione sicuramente preoccupa, e direi su diversi fronti. In generale sono preoccupata, innanzitutto, per una crisi sempre più evidente del diritto internazionale e degli organismi multilaterali, che sta generando, come vediamo, un mondo sempre più governato dal caos.
Era purtroppo prevedibile dopo l’anomalia totale di un membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che invadeva un suo vicino.
Chiaramente questo ha reso, come abbiamo visto, la situazione sempre più instabile e imprevedibile. Sono preoccupata per un conflitto che, in particolare con la reazione scomposta dell’Iran che, sostanzialmente, sta bombando tutti i Paesi vicini, compresi quelli che si erano spesi per un accordo sul nucleare iraniano.
Questo comporta chiaramente il rischio di un’escalation che può avere conseguenze totalmente imprevedibili. Sono ovviamente preoccupata anche per le possibili ripercussioni sull’Italia. Noi stiamo lavorando su tutti questi fronti.
Siamo in continuo contatto con i principali alleati e con i leader del Medio Oriente. Siamo impegnati soprattutto su tre fronti.
Il primo è il piano diplomatico: lavorare, anche attraverso questi contatti, per capire se ci siano margini per una ripresa del negoziato sul nucleare iraniano, obiettivo che però, dal mio punto di vista, è impossibile se l’Iran non smette di attaccare i Paesi limitrofi, in particolare quelli del Golfo.
Favorire una de-escalation è fondamentale. La seconda priorità è mettere in sicurezza le decine di migliaia di italiani presenti nell’area: militari, diplomatici, cittadini che erano in transito, e dare assistenza a chi è rimasto bloccato.
Abbiamo già organizzato i primi voli per far rientrare i primi convogli e per riportare in Italia chi è rimasto bloccato, in particolare a Dubai.
Alcuni connazionali si stanno spostando nelle nazioni limitrofe, quindi cerchiamo di farli partire da aeroporti sicuri. Per questo dobbiamo anche ringraziare Emirati Arabi Uniti e Oman, Paesi amici che ci stanno dando una mano.
Il terzo fronte riguarda le conseguenze, soprattutto economiche, per l’Italia. Dobbiamo impedire che la speculazione faccia esplodere, anche ingiustamente, i prezzi dell’energia e quelli degli alimentari. Queste sono le priorità sulle quali stiamo lavorando incessantemente in queste ore».
L’UTILIZZO DELLE BASI IN ITALIA
«I ministri Tajani e Crosetto saranno di nuovo in Parlamento oggi per discutere esattamente di questo.
L’Italia, come il Regno Unito, come la Francia e come la Germania, intende inviare aiuti ai Paesi del Golfo. Parliamo chiaramente di difesa, in particolare di difesa aerea.
Non solo perché sono nazioni amiche, ma soprattutto perché in quell’area ci sono decine di migliaia di italiani e circa 2000 militari italiani che noi vogliamo e dobbiamo proteggere.
Tra l’altro il Golfo è vitale per l’approvvigionamento energetico dell’Italia e dell’Europa.
Per quanto riguarda le basi militari, mi pare che tutti si stiano attenendo a ciò che prevedono gli accordi bilaterali.
La stessa portavoce spagnola ha dichiarato ieri che esiste un accordo bilaterale e che, al di fuori di quell’accordo, non ci sarà alcun utilizzo delle basi spagnole.
Questo significa che non viene messo in discussione ciò che prevedono gli accordi, e penso che valga per tutti.
Così vale anche per noi. In Italia abbiamo basi militari concesse all’utilizzo americano in virtù di accordi che non ho firmato io, che risalgono al 1954 e che sono stati aggiornati nel tempo.
Secondo quegli accordi esistono autorizzazioni tecniche quando si parla di logistica e di cosiddette operazioni non cinetiche, cioè semplificandi operazioni che non prevedono bombardamenti.
Se dovessero arrivare richieste di utilizzo delle basi italiane per fare altro, penso che la competenza sarebbe del governo decidere se concedere o meno un utilizzo più esteso. In quel caso, però, ritengo che il Parlamento dovrebbe essere coinvolto: dovremmo deciderlo insieme.
Ad oggi, comunque, non abbiamo ricevuto alcuna richiesta in questo senso. E voglio ribadire che non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra».
IL BOARD OF PEACE
«Penso che l’Italia debba essere presente. Noi abbiamo scelto di non aderire al Board of Peace: ci sono varie ragioni, anche legate a vincoli di carattere costituzionale.
Tuttavia, ritengo giusto che l’Italia partecipi alla discussione. Infatti, abbiamo partecipato all’ultima riunione come osservatori.
Questo significa partecipare alla discussione senza aderire formalmente all’organizzazione. Credo che sia importante soprattutto per Gaza.
Nel Board of Peace fanno parte tutte le principali nazioni mediorientali e tutte le nazioni del Golfo, cioè Paesi che hanno un ruolo di primo piano per la pace a Gaza.
Inoltre, partecipano come osservatori la maggioranza dei Paesi europei e la Commissione europea. Bisogna anche ricordare che il Board of Peace agisce sulla base di un mandato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Per noi la priorità deve essere contribuire alla pace a Gaza.
Su questo, una volta tanto, sembrava ci fosse accordo anche con l’opposizione, che oggi invece sostiene che l’Italia non dovrebbe partecipare in alcun modo alle riunioni del Board. Eppure, è proprio lì che si discute l’implementazione del piano di pace, che oggi è l’unico strumento che abbiamo per impedire che le ostilità riprendano.
L’Italia può fare la differenza nel processo di pace e nella stabilizzazione del Medio Oriente verso la prospettiva dei due Stati.
Siamo una nazione rispettata da tutti gli attori della regione e siamo stati la prima nazione non islamica per aiuti umanitari alla popolazione civile di Gaza.
Per questo sarebbe folle tirarci fuori proprio nel momento in cui possiamo contribuire a trasformare una tregua fragile in un processo di pace compiuto».
L’IMPATTO DELLA GUERRA SULLE FAMIGLIE ITALIANE
«Lo stiamo già seguendo. Abbiamo già sentito il presidente di ARERA, l’Autorità di regolazione dell’energia. ARERA ha già attivato i meccanismi necessari per controllare il mercato, verificare l’andamento dei prezzi ed evitare fenomeni speculativi.
È stata istituita una task force specifica per monitorare in particolare i prezzi del gas.
Anche se purtroppo non dipende solo dall’Italia, faremo tutto ciò che è possibile per non dare la vinta alla speculazione.
Sono pronta anche a intervenire, se necessario, aumentando le tasse per le aziende che dovessero speculare, per destinare quei proventi alla riduzione delle bollette.
Contemporaneamente il ministro Urso ha attivato il sistema noto come “Mister Prezzi”, che serve a verificare eventuali aumenti anomali e ingiustificati, soprattutto sui carburanti e sui generi alimentari. Faremo tutto il possibile per impedire che si speculi sulla crisi.
C’è poi un livello europeo.
L’Italia intende proporre di sospendere temporaneamente il sistema ETS, cioè il meccanismo europeo che tassa le emissioni delle fonti energetiche più inquinanti.
Il problema è che oggi il costo degli ETS viene considerato nel determinare il prezzo di tutte le forme di energia, anche quelle rinnovabili che non pagano questa tassa. Questo, secondo noi, non ha senso.
Chiediamo quindi di scorporare il costo degli ETS dal prezzo delle energie rinnovabili, come idroelettrico e solare, per abbassare i costi.
In questa fase di emergenza chiederemo anche di sospendere temporaneamente questo meccanismo. Tra meno di due settimane ci sarà un Consiglio europeo e porteremo questa proposta».
L’ITALIA E’ MINACCIATA?
«Sappiamo che il terrorismo legato al fondamentalismo islamico è un fenomeno molto complesso e sul quale non si può mai abbassare la guardia.
Spesso si tratta di azioni compiute da attori solitari, il che rende il fenomeno ancora più difficile da prevenire.
Posso però dire che da questo punto di vista siamo totalmente mobilitati: tutti i servizi di sicurezza sono allertati permanentemente.
Il ministro Piantedosi ha già convocato il Comitato nazionale per la sicurezza e il Comitato di analisi strategica antiterrorismo si riunisce con grande frequenza.
L’Italia dispone di eccellenze in questo campo e la guardia è altissima, soprattutto in un momento delicato come questo»
MELONI IN AULA L’11 MARZO
Nel corso della conferenza dei capigruppo di Montecitorio, Pd, M5s e Avs hanno avanzato la richiesta di programmare delle comunicazioni sulla situazione in IRAN e Medio Oriente nella giornata dell’11 marzo senza però anticipare le comunicazioni del 18 marzo sul Consiglio europeo così da mantenere distinti i due interventi e di conseguenza le risoluzioni che verranno votate.
La capogruppo Avs Luana Zanella ha fatto presente che si tratta di due ordini del giorno diversi che richiederebbero due risoluzioni e un dibattito più lungo. Secondo Marco Grimaldi (Avs) e Riccardo Ricciardi (M5s) intervenire l’11 significherebbe comunque intervenire in ritardo rispetto alla guerra in IRAN così come significherebbe intervenire in anticipo rispetto al Consiglio europeo.
Si è trattato di “una richiesta più che legittima”, ha commentato a margine della riunione la capogruppo dem Chiara Braga precisando che “la nostra non era una provocazione”, ma l’intenzione “di garantire al Parlamento un dibattito vero”.
Una proposta sulla quale Pd, M5s e Avs hanno stigmatizzato una “reazione spropositata” da parte del capogruppo FdI Galeazzo Bignami.
“È inaccettabile il comportamento di Bignami che, mentre la capogruppo Braga, continuava fuori microfono a parlare, a interrompere e a non far finire l’intervento”, ha detto Ricciardi abbandonando la conferenza dei capigruppo.














