Ma il Centro Regionale Trapianti Campania cosa dice?

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NAPOLI (Di Anna Calì) – Nel caso che ha scosso la sanità nazionale con la morte del piccolo Domenico Caliendo dopo un trapianto di cuore, c’è un’assenza che pesa quanto le domande ancora senza risposta: quella del Centro Regionale Trapianti Campania.

Mentre emergono nuovi elementi sull’organizzazione del programma trapianti dell’AORN Ospedali dei Colli e mentre la magistratura e gli avvocati delle parti cercano di ricostruire cosa sia accaduto durante e dopo l’intervento, dal centro che dovrebbe coordinare e vigilare sull’intera rete trapiantologica regionale non è arrivata alcuna presa di posizione pubblica: mai una nota stampa, mai un comunicato e nessuna spiegazione; eppure il Centro regionale rappresenta la cabina di regia dell’intero sistema dei trapianti in Campania.

Tra i compiti del CRT rientrano funzioni decisive per il funzionamento dell’intera rete sanitaria:

la gestione delle liste d’attesa dei pazienti candidati al trapianto;

il coordinamento delle attività di prelievo degli organi;

la verifica dei test immunologici e di compatibilità;

l’assegnazione degli organi secondo i criteri stabiliti dal Centro Nazionale Trapianti;

il coordinamento del trasporto degli organi, dei campioni biologici e delle équipe sanitarie;

il monitoraggio dei programmi trapiantologici attivi sul territorio.

In altre parole, è l’organismo che dovrebbe garantire che ogni passaggio del complesso sistema dei trapianti funzioni secondo regole precise e verificabili.

Il centro ha sede proprio all’interno dell’Ospedale Monaldi, struttura che fa parte dell’AORN Ospedali dei Colli e che ospita uno dei programmi di trapianto cardiaco più importanti del Sud Italia.

Una coincidenza organizzativa che non rappresenta necessariamente un problema formale, ma che solleva una domanda di opportunità: possibile che non esistesse un’altra sede neutrale dove collocare il centro di coordinamento regionale?

La guida del CRT Campania è stata recentemente ridefinita con atti ufficiali della Regione.

Con la Delibera di Giunta n. 463 del 12 settembre 2024 è stato designato come coordinatore del centro il dottor Pierino Di Silverio, nomina poi formalizzata con il Decreto Presidenziale n. 69 del 16 settembre 2024.

Dalla documentazione e dai curricula professionali consultati emerge che Di Silverio ricopre il ruolo di dirigente medico proprio presso l’AORN Ospedali dei Colli.

All’interno dello stesso sistema opera anche il dottor Antonio Corcione, figura di primo piano della sanità campana. Corcione è direttore del Dipartimento di Area Critica dell’azienda ospedaliera, guida l’Unità Operativa Complessa di Anestesia e Terapia Intensiva dell’Ospedale Monaldi ed è stato a lungo una delle figure di riferimento del CRT Campania.

Un assetto organizzativo che solleva inevitabilmente una domanda di opportunità.
Ed è proprio qui che emerge uno degli interrogativi più delicati dell’intera vicenda.

Com’è possibile che due figure chiave del CRT Campania, il coordinatore Pierino Di Silverio e il dottor Antonio Corcione, siano allo stesso tempo professionisti che operano all’interno dell’AORN Ospedali dei Colli, l’azienda ospedaliera che ospita uno dei principali programmi di trapianto cardiaco della regione?

Il punto non è mettere in discussione le competenze dei professionisti coinvolti, ma interrogarsi sull’equilibrio del sistema.
Perché il CRT ha tra i suoi compiti proprio quello di monitorare, verificare e validare il funzionamento dei programmi trapiantologici presenti sul territorio. Tra questi, naturalmente, rientra anche quello attivo presso l’Ospedale Monaldi.

Ed è qui che nasce la domanda.

Se chi coordina il sistema regionale dei trapianti lavora nella stessa azienda ospedaliera che deve essere monitorata e valutata, non si rischia di creare una situazione quantomeno delicata sul piano dell’imparzialità?

La questione richiama un principio semplice, valido in qualsiasi ambito amministrativo: chi controlla dovrebbe trovarsi in una posizione indipendente rispetto a chi viene controllato.

È un po’ come se il responsabile di un organismo di vigilanza fosse contemporaneamente un dipendente dell’azienda che deve essere sottoposta a verifica. Non significa automaticamente che qualcosa non funzioni, ma rende inevitabile porsi una domanda sull’equilibrio e sulla trasparenza del sistema.

Un interrogativo che assume un peso ancora maggiore se si considera che proprio il CRT Campania, nel 2024, ha espresso parere favorevole al rinnovo dell’autorizzazione per il programma di trapianto di cuore dell’AORN Ospedali dei Colli.
C’è poi un altro elemento che emerge dalla documentazione regionale e che riguarda l’organizzazione dei percorsi clinici.

Negli ultimi anni la Regione Campania ha puntato sulla standardizzazione dei PDTA; ovvero: percorsi diagnostico terapeutici assistenziali, strumenti che servono a definire in modo dettagliato tutte le fasi del percorso di cura del paziente.

Per quanto riguarda i trapianti, sono stati formalizzati diversi PDTA regionali.
Tra questi:

il PDTA per il trapianto di rene, disciplinato da atti regionali che regolano l’intero percorso del paziente con insufficienza renale terminale;

il PDTA per il trapianto di fegato, che definisce le modalità di accesso alla lista d’attesa, gli screening e il follow-up clinico.

In entrambi i casi è previsto anche un sistema di monitoraggio dei risultati e degli esiti clinici, coordinato proprio dal CRT Campania.

Ma tra i documenti regionali emerge un’assenza significativa; non risulterebbe infatti un PDTA regionale formalizzato per il trapianto di cuore, nonostante proprio il Monaldi sia considerato da anni uno dei centri di riferimento più importanti in questo ambito.

Una lacuna che apre un ulteriore interrogativo.

Com’è possibile che per rene e fegato esistano percorsi regionali formalizzati mentre per il cuore, no?

La nota dell’associazione dei cardiotrapiantati

Nelle ultime ore sulla vicenda è intervenuta anche l’Associazione Cardiotrapiantati Italiani – Sezione Campania, l’organizzazione che rappresenta oltre 400 pazienti trapiantati di cuore e le loro famiglie sul territorio regionale.

In un comunicato diffuso dal presidente Luigi Savino, l’associazione ha preso posizione all’indomani della bufera che ha investito l’Ospedale Monaldi dopo la morte del piccolo Domenico.

Nel documento, il Consiglio direttivo dell’associazione ribadisce la propria fiducia nell’attuale gestione del programma trapianti e nell’operato della governance dell’AORN Ospedali dei Colli, guidata dalla direttrice generale Anna Iervolino.

Secondo l’associazione, la direzione aziendale avrebbe garantito una guida sicura al sistema trapiantologico attraverso la nomina del dottor Giovanni Marra, indicato come nuova figura di riferimento del programma.

Nel comunicato si sottolinea come Marra rappresenti una figura di altissimo profilo professionale e umano, già responsabile del centro trapianti per gli adulti e oggi garanzia di continuità operativa e qualità delle cure per i pazienti.

L’ACTI evidenzia inoltre di essere in costante contatto con i vertici aziendali e regionali e di vigilare affinché i percorsi clinici restino chiari e sicuri per i pazienti in lista d’attesa e per i trapiantati.

Nel documento viene anche accolta con favore la collaborazione temporanea con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù per la cardiochirurgia pediatrica, considerata una soluzione utile a garantire continuità assistenziale alle famiglie.
Ma proprio questa nota apre un ulteriore interrogativo.

Se davvero il dottor Marra rappresenta oggi il nuovo responsabile del programma trapianti, perché questa informazione non risulta ancora pubblicata nei canali ufficiali?

Al momento, infatti, né il sito istituzionale dell’AORN Ospedali dei Colli né quello del CRT Campania riportano aggiornamenti chiari sulla nuova governance del programma trapianti cardiaci.

Un dettaglio che potrebbe apparire marginale, ma che in realtà riguarda direttamente centinaia di pazienti: chi è in lista d’attesa per un trapianto, chi è già stato trapiantato e le loro famiglie hanno il diritto di sapere con chiarezza chi sono i responsabili dei percorsi clinici e a chi è affidata oggi la guida del sistema.
Tutti questi elementi, presi singolarmente, potrebbero apparire semplici scelte organizzative.

Messi insieme, però, delineano un quadro che merita attenzione:

Un centro regionale che ha sede nello stesso ospedale che ospita il principale programma trapiantologico cardiaco.

Una governance composta da professionisti che operano all’interno della stessa azienda sanitaria.

Un parere favorevole al rinnovo dell’autorizzazione del programma trapianti.

E, nel frattempo, l’assenza di un PDTA regionale dedicato proprio al trapianto di cuore.

Il tutto mentre il caso della morte del piccolo Domenico continua a sollevare interrogativi sull’organizzazione del sistema.

Ed è proprio per questo che oggi la domanda resta sospesa: il CRT Campania sta verificando cos’è accaduto o continuerà a restare in silenzio?

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1 COMMENTO

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Giovanni
19/03/2026 14:29

Sicuramente il responsabile coordinatore del centro trapianti deve avere un curriculum di grande esperienza personale a proposito di trapianti” non voglio pensare che si tratta della solita nomina politica

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