NAPOLI (Di Anna Calì) – 105 le donne uccise da inizio anno, 1 su 3. Un numero che fa rabbrividire specialmente se associato all’età media delle vittime che, anno dopo anno, si sta abbassando.
C’è urgente bisogno di un vero e proprio piano non soltanto culturale ma anche d’educazione che parta dal basso.
Le panchine rosse oramai hanno fatto il loro tempo, così come i flash mob e la manifestazioni.
Occorre rinforzare il codice rosso e poi partire dalle scuole, insegnare l’educazione affettiva e sentimentale, per poi lavorare in gruppo e far capire che: l’amore vero non controlla, non picchia, non strilla e che le donne devono sentirsi libere di decidere la loro strada, seguire i propri sogni. Dal 1 gennaio ad oggi sono troppe le vite spezzate, le famiglie distrutte.
Un dramma che non conosce limiti.
Tutte le regioni italiane sono vittime; Genova, Napoli, Roma, passando per la tranquilla Igea Marina.
Non soltanto giovani donne, uccisa anche un’anziana donna a Napoli, Giuseppina Faiella dal suo convivente.
E poi tre giovani donne, accomunate non soltanto dallo stesso tragico epilogo ma anche dallo stesso nome: Giulia.
Giulia Donato, 23 anni uccisa a gennaio dal suo ex fidanzato, una guardia giurata che dopo averle sparato decise di togliersi la vita; Giulia Tramontano 29 anni uccisa dal suo fidanzato, Alessandro Impagnatiello, a pagare anche il loro figlio che Giulia portava in grembo e, infine, Giulia Cecchettin, uccisa a 23 anni dal suo ex fidanzato che non accettava il fatto che stesse per laurearsi prima di lei e che aveva intenzione di seguire il sogno di diventare un’illustratrice.
La follia nella follia:
Proprio la storia di Giulia stava per generare un altro femminicidio poche ore fa.
A Portogruaro lite familiare sulla vicenda della studentessa tra moglie e marito.
L’uomo nel discutere sull’omicidio della ragazza avrebbe fatto allusioni su comportamenti poco trasparenti della ragazza che avrebbero portato il compagno a ucciderla. La donna per difendere la memoria della giovane è stata aggredita prima a pugni e calci e poi l’ha accoltellata con un grosso coltello da cucina.
A chiamare i carabinieri, usando il cellulare della madre, è stato il figlio che ha assistito alla scena. Il caso è stato immediatamente segnalato alla Procura di Pordenone. Secondo quanto è stato riportato, nel caso di questa famiglia ci sarebbe anche già stato un precedente. Il marito avrebbe picchiato in passato la moglie e oggi sarebbe in attesa di affrontare il processo, nel quale è accusato di lesioni aggravate. Dopo il primo caso di violenza la coppia si era riconciliata e la donna era tornata a casa.
Un’altra violenza:
CERCOLA: violenza di genere. Manovre pericolose in auto per uccidere moglie e figlie. Carabinieri arrestano 47enne
l’operatore del 112 si finge dipendente pizzeria per ottenere informazioni sulla loro posizione. La sua storia non era mai stata raccontata. Sulle scrivanie dei Carabinieri nessuna denuncia. Nessuno dei maltrattamenti subìti per oltre un anno era stato denunciato. Fino a questa notte. Un 47enne di Casoria raggiunge in auto moglie e figlie di 11 e 15 anni. Erano a cena dalla cognata e lui è lì per riportarle a casa.
È l’una passata, l’uomo è ubriaco e le donne gli chiedono se è in grado di guidare. Lui le spinge nell’abitacolo e chiude le sicure. La cognata assiste alla scena e chiama il 112, fornendo un primo allarme.
L’auto parte.
Ad ogni svolta, ad ogni curva il 47enne compie manovre azzardate. Tenta di far schiantare l’auto, per uccidere tutta la famiglia.
L’operatore della centrale operativa attiva le ricerche ma non sa con precisione dove si trovino. Così contatta la vittima, finge di essere il dipendente di una pizzeria. La donna comprende e in modo discreto e implicito fornisce indicazioni.
Il carabiniere in centrale riesce a raccogliere le informazioni necessarie e guida le pattuglie. I carabinieri della tenenza di Cercola arrivano in pochi minuti e bloccano la strada al 47enne Le tre donne si liberano e fuggono, mentre l’uomo è fuori di se. Prova ad aggredire moglie e figlie anche in presenza dei militari.
L’intervento dura diverse ore, l’uomo è incontenibile e viene fermato con molta difficoltà, anche grazie all’intervento del 118.
Verrà portato all’ospedale del Mare e poi al carcere di Poggioreale. Dovrà rispondere di maltrattamenti in famiglia aggravati.
Le tre donne, invece, ricostruiranno in caserma gli ultimi 365 giorni trascorsi nel dolore.
12 mesi di aggressioni e insulti ingiustificati, spesso guidati dall’abuso di alcol.
La Dott.ssa Annamaria Ascione, psicologo clinico “Anima Iris”:
Il Ministro Piantedosi ha dichiarato che: “Ogni femminicidio è una durissima sconfitta per la società. Occorre agire sul piano culturale ed educativo, soprattutto nei riguardi dei giovani, per evitare ogni forma di violenza e sopraffazione”.
Le iniziative:
Oggi, 25 novembre, nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne, tante le iniziative che si terranno a Napoli: a partire da una marcia nelle strade del centro insieme a organizzazioni sindacali e associazioni, che sono impegnate nel sociale.
Violenza sulle donne, lunedì l’evento “25 novembre… nessuna mai più” organizzato dall’Assessorato allo Sport e alle Pari Opportunità
In occasione della Giornata Internazionale Contro la Violenza Sulle Donne, l’Assessorato allo Sport e alle Pari Opportunità ha organizzato l’evento “25 novembre… nessuna mai più”, che si terrà lunedì 27 novembre alle ore 11,30 presso la Sala Giunta di Palazzo San Giacomo.
Con l’assessore Emanuela Ferrante interverranno esponenti del mondo politico cittadino e nazionale e rappresentanti delle istituzioni e degli enti che quotidianamente operano contro la violenza di genere. Concluderà il sindaco Gaetano Manfredi.
Saranno presentate le misure di prevenzione e di contrasto alla violenza e resi noti i dati dei Centri Anti Violenza attivi sul territorio.
Sabato 25 novembre anche Napoli scende in piazza contro la Violenza sulle Donne: la manifestazione partirà dalle 10 in piazza Vittoria e, attraversando il quartiere di Chiaia, arriverà in piazza Plebiscito. “Indossa un dettaglio rosso, come il sangue di tutte le vittime del patriarcato”, fa sapere l’Associazione Claudio Miccoli, tra le promotrici dell’iniziativa, “Ci vediamo sabato 25 novembre a Piazza Vittoria (Napoli) alle ore 10: non mancate!”. Anche l’associazione Dream Team – Donne in Rete sarà presente, “per rompere il silenzio e per dare voce a chi non l’ha più. Mi raccomando il 25 camminiAmo insieme senza paura !”. Tra gli altri promotori e patrocinanti ci sono anche il Comune di Napoli, la Cgil, il presidio napoletano di Libera e altre associazioni cittadine.
Ma non sarà l’unico evento: l’Ateneo Vanvitelli ha organizzato un meeting dal titolo “C’è ancora domani”, al quale parteciperanno la prof. Patrizia Gargiulo, presidente della Onlus Donne per il Sociale, e Adriana Graziano con la sua testimonianza. Il dibattito sarà moderato da valenti avvocati e giornalisti. Sempre sabato 25 novembre, alle ore 17.30 in via Cavalleggeri d’Aosta si terrà invece un “flash mob” e passeggiata per promuovere lo stop alla violenza sulle donne, organizzato dall’associazione di volontariato “Generazioni senza confini”, che da molti anni opera sul territorio della X Municipalità. L’evento partirà dai giardinetti di via Luigi Rizzo, per estendersi su tutta via Cavalleggeri d’Aosta.
I dati resi noti nei giorni scorsi in seguito alla sperimentazione “Mobile Angel”, che prevede l’assegnazione di uno smartwatch collegato direttamente con le forze dell’ordine alle donne che denunciano e potenzialmente in pericolo per non lasciarle mai sole, fanno registrare che solo a Napoli ci sono tra le 25 e le 30 denunce giornaliere da parte di donne considerate come “codice rosso”: un dato particolarmente preoccupante per la città partenopea.
A Qualiano alle ore 20.00 ci sarà un concerto dedicato a Giulia e a tutte le vittime.

















