OTTAVIANO – Sarà sottoposto nelle prossime ore ad autopsia il corpo di Raffaele Cutolo, boss della Nuova Camorra Organizzata morto ieri sera a Parma nel reparto detenuti dell’Ospedale Maggiore. La salma di ‘oprofessore’ è ora nel reparto di medicina legale dell’Università di Parma, sempre nel nosocomio emiliano, alla presenza di Polizia, Polizia Penitenziaria e carabinieri.

Intorno alle 10.30 sul posto è arrivata anche la moglie del boss, Immacolata Iacone, accompagna da alcuni familiari. Prima si è seduta su una panchina all’esterno della porta della camera ardente del marito, poi si è rifugiata in un’auto parcheggiata a poca distanza. Non ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti presenti.

Nella mattinata odierna il Prefetto di Napoli, Marco Valentini, si è recato presso il Comune di Ottaviano per una visita istituzionale.

Il Prefetto è stato accolto dal Sindaco, Luca Capasso, con il quale ha affrontato le tematiche più rilevanti dell’area cittadina di riferimento, ricca di bellezze paesaggistiche ed architettoniche.

Nel corso dell’incontro sono state approfonditi in particolare i temi inerenti il recupero e la valorizzazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, il potenziamento della videosorveglianza, le problematiche della Polizia locale e quelle economico finanziarie del Comune nonché, in generale, le condizioni della sicurezza della città.

Il Prefetto ha poi visitato il Castello Mediceo, monumento di alto valore storico e culturale, eretto intorno all’anno 1000 a difesa del borgo e posto a 282 metri sul livello del mare nella parte più alta dell’abitato.

L’immobile, confiscato alla criminalità organizzata, è oggi sede dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio impegnato nello svolgimento di molteplici iniziative di diffusione culturale e di educazione ambientale per le giovani generazioni nonché di progetti per il controllo e il ripristino dell’ambiente forestale, il rimboschimento delle aree percorse dal fuoco e la riqualificazione della rete dei sentieri con il recupero dei quelli storici di risalita al vulcano.

Successivamente il Prefetto si è recato presso la locale Stazione dei Carabinieri, la Compagnia della Guardia di Finanza e la Stazione dei Carabinieri Forestali, incontrando il personale impegnato quotidianamente nelle attività di controllo del territorio.

Il sindaco di Ottaviano, Luca Capasso, ha pubblicato un post sul proprio profilo e sulla propria pagina facebook. Di seguito il testo:

“Come sindaco di Ottaviano, devo ricordare quali e quante ombre proiettò sulla storia della nostra città la storia di Raffaele Cutolo: la storia vera, e la storia dipinta con i colori del cinema. Devo ricordare i segni terribili della morte, e il coraggio luminoso di chi credeva nei valori della legge fino al sacrificio della sua vita. Come sindaco di Ottaviano, devo dire con orgoglio che la nostra città ha saputo riconquistare il pieno controllo del proprio destino, ed è riuscita a riannodare il presente ai valori e alle tradizioni del suo glorioso passato.
Raffaele Cutolo ora sta davanti al tribunale della Giustizia Divina, il “luogo” dell’eterno silenzio. A noi resta il compito di non dimenticare, di approfondire, di far sì che certi capitoli della storia siano conclusi per sempre”.

Al Consigliere Regionale di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli, che da tempo ormai si è schierato in prima linea contro la cultura criminale e la camorra, avendo anche dato vita ad una protesta popolare contro le scarcerazioni dei boss avvenute nel primo lockdown per la pandemia da coronavirus, sono stati segnalati diversi messaggi pro-Cutolo, eretto da una certa parte della popolazione, purtroppo, a mito, leggenda, a esempio da seguire. Il cantante neomelodico Gino Ferrante scrive su Facebook: “ L’UOMO CON ONORE E OMERTÀ HAI FATTO TANTO DEL MALE PER TANTI DEFICIENTI MA, IN QUEL MALE HAI DATO LA VITA POSTI DI LAVORO HAI DATO QUELLO CHE LA POLITICA INSIEME ALLO STATO E ALLA CHIESA NON SONO MAI STATI ALL’ALTEZZA DELLA TUA PERSONA. PER IL POPOLO ITALIANO DOVREBBE NASCERE UNA PERONA COME TE! ADDIO CHE RIPOSI IN PACE .” Sulla piattaforma a Tik Tok un uomo mostra fiero, sulle note di una canzone trap che parla di “Ak-47”, il volto di un giovane Raffaele Cutolo in compagnia di quelli di Al Capone e dei narcotrafficanti Pablo Escobar e “El Chapo” Guzman.

“Non una lacrima abbiamo versato per la morte di Cutolo e mai ne verseremo per nessun boss e camorrista, nessuno dovrebbe farlo. Durante il primo lockdown, Cutolo, tramite il proprio legale, chiese al giudice di sorveglianza di poter essere scarcerato e di proseguire la pena ai domiciliari ma noi ci opponemmo, facendo lo stesso per tutte le altre scarcerazioni di boss, ottenendo anche una vittoria.

È triste, inquietante e spaventoso che tante persone abbiamo dedicato alla morte di uno dei boss più crudeli di sempre tanti messaggi d’affetto, di esaltazione, che quasi lo santificano. Qui non si tratta di pietà cristiana, non può esserci pietà per uno che ha generato tanta paura, morte, dolore e disperazione, ma si parla di esaltazione della camorra e della cultura criminale che, purtroppo, come stiamo già denunciando da tempo, si sta diffondendo sempre più in maniera pericolosa. A noi ci fanno ribrezzo i boss, i camorristi e chi li difende, li sostiene e li esalta perché è proprio grazie a questi ultimi che la camorra nella nostra terra continua a proliferare ed insinuarsi sempre più nel tessuto sociale, politico, economico e culturale. Questa mentalità va combattuta e repressa ad ogni costo, per sconfiggere la camorra bisogna prima estirpare questo pensiero filo-camorrista.

Sono stati davvero troppi i messaggi di apprezzamento per Cutolo, il cantante neomelodico Gino Ferrante, che già in passato avevamo attaccato dopo che aveva pubblicato un annuncio dove ricercava persone dalla ‘mentalità mafiosa’ per i suoi videoclip, definisce deficienti chi considera Cutolo un criminale e vorrebbe che ne nascessero altri come il boss. Senza parole. E poi canzoni, nuove o più datate, tatuaggi, fotomontaggi, tutto per esaltare una persona che tutti dovremmo ripudiare. Eppure così non è.

Cutolo è morto in carcere, durante il 41bis, il regime carcerario duro, molto duro ed è giusto che sia così’. I camorristi devono saperlo e ricordarselo: se intraprendono quella strada il futuro gli potrà riservare soltanto la morte in carcere. “- è stato il commento del Consigliere Borrelli.

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