NAPOLI (Di Anna Calì) – Napoli chiama, Qualiano risponde. Ma lo fa nel modo peggiore possibile, copiando un’abitudine sbagliata, pericolosa e già ampiamente contestata: l’installazione di luci elettriche direttamente sugli alberi lungo le strade cittadine. Una scelta che, dietro l’apparenza festosa, nasconde rischi seri per la sicurezza pubblica e per la salute del patrimonio arboreo.
Passeggiando per le strade di Qualiano, come mostrano chiaramente le immagini, si notano alberi con fili luminosi avvolti direttamente attorno al tronco e ai rami, senza alcuna struttura esterna di supporto, senza targhette identificative, senza indicazioni visibili di certificazione per uso esterno.
Non si tratta di una semplice questione estetica. La comunità scientifica ha già lanciato l’allarme. Il CNR ha evidenziato come la luce artificiale notturna interferisca con il ciclo vitale degli alberi, alterando il riposo vegetativo, i ritmi biologici e i processi di crescita. Gli alberi, come tutti gli organismi viventi, hanno bisogno di buio per riposare. Privarli di questo equilibrio significa stressarli, renderli più fragili e meno resistenti nel tempo.
A ciò si aggiungono i danni fisici diretti: fissare luci e cavi alla corteccia, pratica che appare evidente nelle installazioni osservate, provoca ferite, ostacola il flusso della linfa e apre la strada a infezioni fungine e parassitarie. Un danno lento, spesso invisibile all’inizio, ma potenzialmente irreversibile.
Il problema, però, non riguarda soltanto gli alberi. Riguarda anche, e soprattutto, la sicurezza delle persone. Installare elettricità a diretto contatto con il legno significa aumentare il rischio di incendi e cortocircuiti, in particolare se le luci non sono di qualità certificata o se l’impianto è esposto a pioggia e umidità.
Secondo gli esperti, per installazioni vicino ad alberi dovrebbero essere utilizzati esclusivamente prodotti:
certificati per esterni (almeno IP44, meglio IP65 o superiore),
a bassa tensione (12–24V, SELV),
con marchio CE e IMQ,
con cavi integri, protetti e non sovraccaricati.
Eppure, sugli alberi illuminati, non risultano visibili etichette, indicazioni tecniche o segnalazioni di conformità degli impianti. Un’assenza che solleva interrogativi, pur nella doverosa cautela. Si auspica, ovviamente, che l’amministrazione comunale abbia operato nel pieno rispetto delle normative vigenti e secondo tutti i criteri di sicurezza previsti dalla legge.
È vero, probabilmente non accadrà nulla. È sempre così, fino a quando non accade. Ma cosa succederebbe se un cavo difettoso entrasse in contatto con l’acqua piovana? Se un corto circuito innescasse un principio d’incendio? Se un albero secco prendesse fuoco nel cuore di una strada trafficata, tra auto parcheggiate e abitazioni?
C’è poi un aspetto ancora più profondo, che va oltre le norme, le certificazioni e i rischi tecnici: il rapporto, sempre più superficiale, tra l’uomo e la natura. Gli alberi vengono trattati come semplici pali decorativi, elementi d’arredo urbano da usare all’occorrenza, dimenticando che sono organismi viventi, con tempi, bisogni e fragilità proprie. Nella corsa a fare scena, a imitare modelli visti altrove, la natura diventa un dettaglio trascurabile, un supporto qualsiasi su cui avvolgere fili, cavi, luci.
È una logica che si ripete troppo spesso: si interviene sul verde solo quando serve, senza ascoltarlo, senza tutelarlo, senza chiedersi quali conseguenze ci saranno domani. Eppure gli alberi non sono accessori stagionali. Sono infrastrutture naturali fondamentali, regolano il microclima, assorbono inquinanti, offrono ombra, ossigeno e identità ai luoghi. Maltrattarli significa impoverire la città stessa.
La sensazione è che, ancora una volta, la natura non venga presa in considerazione come soggetto da proteggere, ma come oggetto da sfruttare. Un paradosso, soprattutto in un’epoca in cui si parla continuamente di sostenibilità, transizione ecologica e rispetto ambientale. Parole che, davanti a fili elettrici stretti intorno a un tronco, rischiano di restare solo slogan.
Nessuno mette in discussione il valore delle luminarie o il desiderio di rendere le città più accoglienti durante le festività. Ma esistono modi corretti e sicuri per farlo: strutture esterne, pali luminosi, illuminazione indiretta dal basso. Non avvolgendo cavi elettrici attorno agli alberi vivi.
Forse sarebbe stato più significativo dare un segnale diverso, rispondendo a Napoli non con l’emulazione di una scelta già discussa, come quella adottata nella zona collinare, ma con un modello alternativo, più attento e rispettoso. Molti comuni limitrofi hanno scelto di abbellire piazze, facciate, installazioni artistiche e arredi urbani, evitando di intervenire direttamente sulla natura.
Sarebbe potuta essere l’occasione per distinguersi, per dimostrare che è possibile celebrare le festività senza trasformare gli alberi in supporti elettrici. Un esempio diverso, forse più sobrio, ma certamente più coerente con l’idea di tutela ambientale che oggi, almeno a parole, tutti dichiarano di voler sostenere.

















