NAPOLI (Di Anna Calì) – Una foto in bianco e nero, una scritta “fuori tutto” e il cuore che ti spezza, si sbriciola in mille pezzi e ti fa venire voglia di abbandonare tutto. Napoli perde un altro pezzo della sua anima, un altro faro culturale si spegne, soffocato dall’indifferenza e da un sistema che non premia chi semina sapere ma chi serve tavoli.
A&M Bookstore, un presidio di cultura e socialità nel cuore del centro storico, chiude definitivamente il 25 marzo 2025. Un addio doloroso, una resa obbligata di fronte a una realtà che penalizza chi investe nella conoscenza e premia chi punta su food e intrattenimento effimero.
Non è solo una libreria che chiude, è un simbolo che crolla.
A&M Bookstore non era solo scaffali e libri, era un luogo di aggregazione, un punto di riferimento per lettori, artisti, bambini, giovani talenti e scrittori emergenti. Ha resistito per sei anni, anche durante il Covid, offrendo eventi, incontri letterari, corsi di scrittura, laboratori per bambini, e persino diventando set televisivo. Ha donato libri al carcere di Nisida, portato giochi negli ospedali pediatrici, consegnato cultura a domicilio durante la pandemia. Eppure, tutto questo non è bastato.
Anna e Andrea, i coraggiosi titolari, hanno dato tutto per questa città.
Hanno investito, si sono reinventati, hanno perfino contratto debiti per non mollare, per continuare a credere che Napoli potesse essere una casa per chi vuole creare cultura.
Ma Napoli li ha lasciati soli. Loro, come tanti altri imprenditori che hanno scelto di non piegarsi alla logica del turismo usa e getta, alla dittatura della ristorazione che spazza via tutto il resto.
A Napoli aprono locali di street food a ogni angolo, crescono attività che nutrono il corpo ma impoveriscono la mente. La cultura non è considerata un valore, non è tutelata, non è incentivata. E così, mentre le librerie indipendenti chiudono una dopo l’altra, i vicoli si riempiono di pizzerie, friggitorie, spritz e aperitivi.
I centri storici si trasformano in luna park gastronomici, le attività culturali vengono fagocitate dal turismo mordi e fuggi.
La decisione di Anna e Andrea non è solo una scelta dolorosa, è un atto di sopravvivenza. Sono genitori, hanno un figlio, Alessio, e vogliono garantirgli un futuro più stabile, forse lontano da Napoli, una città che amano ma che non protegge chi ha il coraggio di investire nei sogni.
“Abbiamo resistito fino all’ultimo, abbiamo dato tutto. Ora vogliamo dormire sonni più leggeri e pensare al futuro di nostro figlio con meno paura”, scrivono nel loro commovente addio. E il loro è un monito per tutti: se una libreria chiude, è tutta la città che perde.
Napoli deve decidere cosa vuole essere: una città che valorizza la cultura o una vetrina per turisti che vengono, mangiano e se ne vanno. Chiudere una libreria non è solo un problema economico, è un problema sociale. Perché senza cultura non c’è crescita, senza librerie non ci sono idee, senza luoghi di incontro non c’è comunità.
A&M Bookstore ha resistito finché ha potuto, ha illuminato Napoli con il suo amore per i libri. Ora, prima che spenga per sempre le luci, tocca a noi fare qualcosa. Perché un domani potrebbe essere troppo tardi.

















