NAPOLI (di Anna Calì) – Non sbiadisce quella fotografia.

Sulle macerie della autostrada Palermo-Capaci deflagrata sotto chili di tritolo é nata la fiducia della legalità, é nato lo spirito di rivalsa di un popolo e di un paese, é nato il mito Falcone.

Eroe moderno per tanti giovani che, oggi in tutta Italia e anche a Napoli diffondono e hanno l’obbligo di farlo, il messaggio di legalità che costo la vita al magistrato e agli uomini della sua scorta.

Uomini e donne immortali, che con il loro sacrificio hanno tracciato la strada che condurrà sicuramente alla fine della mafia che come diceva Falcone: “E’un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine”.

Giovanni Falcone, un uomo di legge che era legato alla sua città, Palermo. Un legame che è cresciuto sempre più, nel momento in cui, il Magistrato decise di voler combattere contro la mafia. Lo fece perché conosceva entrambe le facce: quella della legalità, fatta per chi vuole stare dalla parte della legge e, quella dell’illegalità, colei che: prevale, invade e condiziona. Un legame, quello di Falcone che ha segnato il suo destino.

Ucciso dalla violenza stragista della mafia il 23 maggio del 1992, un attentato di stampo terroristico- mafioso compiuto da Cosa Nostra. Nell’attentato persero la vita anche la moglie Francesca Morvillo, gli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Una strage questa, che aprì la stagione delle stragi; ricordiamo infatti, anche la strage del 19 luglio 1992 che colpì il giudice Paolo Borsellino, insieme agli agenti di scorta: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina e Vincenzo Fabio Li Muli. Una mafia che scelse di ucciderli con la violenza più feroce, nella falsa convinzione che eliminandoli, sarebbe riuscita a tornare padrona assoluta del campo, obbligando lo Stato a ritirarsi. In realtà, è avvenuto l’esatto contrario.

L’assassinio di Falcone e Borsellino fu uno shock nazionale che spinse la grande maggioranza degli italiani a comprendere l’entità del loro valore, l’importanza del loro esempio e, la possibilità di non aver paura davanti alla mafia. Il segretario cittadino di Azione, Antonio del Mese, in una nota dichiara: “Falcone, in una delle sue espressioni più ricordate, affermava che: “La mafia è un fenomeno umano che ha avuto un inizio e avrà una fine”. Ma, oggi, dovremmo aggiungere che: “Quella fine arriverà solo se tutti lo vorremo”. L’anniversario delle stragi di Capaci e di Palermo non deve essere un’occasione di retorica e banalità, anzi, deve suscitare solidarietà, combattendo l’illegalità, sostenendo i giusti e le loro battaglie. Tante le iniziative che oggi saranno celebrate in tutta Italia. Anche la città di Napoli ricorda Giovanni Falcone a trent’anni dalla strage di Capaci.

Si inizierà in mattinata con la cerimonia di commemorazione a piazza Municipio. Questo è il messaggio indirizzato da Maria Falcone, la sorella del magistrato: “È fondamentale proseguire a camminare insieme sulla strada tracciata da mio fratello Giovanni e da Paolo Borsellino per continuare a sperare domani in un Paese migliore”. Al centro dell’iniziativa, tantissimi giovani. Alle 9.30 gli studenti di quattordici istituti cittadini (Ics Ristori, Ics Confalonieri, Ics Casanova Costantinopoli, Ics Foscolo Oberdan, Ics De Amicis, Ics Piscicelli, Sspg Tito Livio, Liceo Genovesi, Liceo Vittorio Emanuele, Convitto Vittorio Emanuele, Isis Elena di Savoia, Isis Isabella D’Este, Itis Marie Curie, Liceo Margherita di Savoia) si ritroveranno ai piedi dell’Albero della legalità con il sindaco Gaetano Manfredi e la sua vice, Mia Filippone, che ha curato il coordinamento con Geppino Fiorenza.

Sull’Albero della Legalità, gli studenti delle scuole napoletane hanno attaccato pensieri e biglietti in ricordo. Tra i tanti biglietti posti sull’Albero della Legalità troviamo: “Falcone è stato un uomo vero, un combattente, un guerriero fedele che voleva salvare migliaia di persone dalla mafia.” Ma, anche un altro biglietto risalta, poiché scritto con i colori giallo e blu della bandiera ucraina, come a tenere insieme la guerra e le cosche che scatenarono contro lo Stato e il dramma di questi giorni. Esso recita: “La mafia uccide, il silenzio pure.” Il Sindaco Gaetano Manfredi sottolinea che: “La battaglia contro la camorra e contro le mafie si combatte ogni giorno.”

E quando gli viene chiesto dell’omertà, commenta così: “Il rischio esiste, certo. Da un lato ci sono i criminali, dall’altra realtà conniventi, ma anche paure, timori. Questo tessuto è sempre esistito e continua a esistere. Più si è vicini a compiere atti contro illegalità, soprattutto in certi quartieri, più riusciamo a testimoniare la presenza dello Stato. Il Comune deve fare la sua parte e agire nella massima trasparenza.” Il prefetto Carlo Palomba ribadisce che Napoli deve combattere ogni forma di illegalità. Il procuratore generale di Napoli Luigi Riello, commenta così quando prende la parola in piazza Municipio durante la cerimonia di commemorazione: “Avverto segnali che non mi piacciono, sento parlare di abolizione del 41 bis. Attenzione, non è la strada giusta.

“Ci sono ancora tanti misteri per Capaci e ancor di più per via D’Amelio – ha aggiunto Riello – questa storia è una pagina nera e noi dobbiamo combattere l’indifferenza. Oggi vedere tanti giovani qui schierati e consapevoli è un dato molto confortante, perché questa coscienza civile all’epoca ancora non c’era. Restammo tutti sgomenti quando esplose quella bomba a Capaci, ma il 19 luglio per Paolo Borsellino anche da noi magistrati non ci fu una reazione forte come un fatto così sconvolgente avrebbe dovuto registrare”. Riello ha ricordato che: “Quel giorno erano quasi tutti in vacanza.

Io no, e ricordo che ci trovammo a Castel Capuano, nell’aula della prima sezione civile, per una riunione spontanea. Ma eravamo pochi, doveva esserci una reazione spontanea a quell’attacco allo Stato, bisognava sentire il bisogno di riunirsi e mobilitarsi immediatamente. All’epoca questo non ci fu, oggi ci dev’essere”. Dopo la deposizione dei fiori alla lapide, sarà letto il messaggio di Maria Falcone che si rivolgerà innanzitutto ai ragazzi: «Ringrazio gli insegnanti che si impegnano per far capire ai giovani quanto importante sia il percorso di crescita culturale che li deve portare ad avere, nei confronti della mafia, un atteggiamento di contrapposizione, non di indifferenza o peggio omertà o collusione. Ed è quello che noi speriamo, che questi giovani ci permettano di raggiungere una società diversa, che possa di sconfiggere la mafia sul piano culturale: sarà sconfitta come fatto criminale quando sarà sconfitta culturalmente», sottolinea Maria Falcone. Dopo le conclusioni di Don Tonino Palmese, la manifestazione si chiuderà con l’esibizione dell’orchestra della Tito Livio che intonerà “Bella ciao” e poi ‘”Imagine”.

Alle ore 11 presso l’antisala dei Baroni, il sindaco Gaetano Manfredi e l’assessore alla legalità, Antonio De Iesu, incontreranno le associazioni antiracket e antiusura della FAI, per l’evento: “Storie di normalità e di successo”. Saranno consegnati attestati di riconoscimento a imprenditori economici e commercianti che hanno denunciato i loro estorsori liberandosi dal racket e riprendendo con successo la loro attività. Interverranno il presidente della FAI, Luigi Ferrucci, e il presidente onorario Tano Grasso.

La strage di Capaci sarà ricordata anche all’Arenella, nella sala intitolata a Falcone e Borsellino negli uffici della municipalità in via Giacinto Gigante. Sarà posta una corona di fiori con la partecipazione, oltre che dei consiglieri municipali, del PM anticamorra Maurizio De Marco, del magistrato Aldo De Chiara e del segretario della fondazione Castel Capuano, Giovanni Siniscalchi.

Alle 18 appuntamento a Torre Annunziata, nel teatro Don Bosco di via Margherita di Savoia, con il presidente del tribunale Ernesto Aghina, l’ex parlamentare Lorenzo Diana, Mariano Di Palma di Libera, il senatore Sandro Ruotolo e il docente universitario Marcello Ravveduto. Si parlerà di lotta alle mafie nella ricorrenza della strage di Capaci e dal primo scioglimento per infiltrazioni mafiose del comune oplontino, che risale proprio al 1992.

Trent’anni dopo, sull’amministrazione di Torre Annunziata deve ancora fare i conti con il sospetto di condizionamenti camorristici. Le scuole di Torre del Greco ricordano la figura di Giovanni Falcone con elaborati e video. Tre istituti premiati nell’ambito del concorso “Legalità è… cultura” promosso dal comprensivo Falcone-Scauda e dal Comune, il concorso ha visto il coinvolgimento di numerosi alunni, che hanno fatto pervenire i loro lavori (due le sezioni in gara: grafica e audio-video).

Nei giorni scorsi la commissione chiamata a valutare i lavori (presidente la dirigente scolastica del Falcone-Scauda, Maria Josè Abilitato; componenti il parroco del Preziosissimo Sangue, don Salvatore Accardo; Massimo Iacopino in rappresentanza del commissariato di polizia; la giornalista Antonella Losapio; la dirigente dell’istituto Degni, Benedetta Rostan; la dirigente dell’ufficio Pubblica Istruzione del Comune, Luisa Sorrentino) si è espressa, assegnando non uno ma ben tre primi premi: i riconoscimenti sonno andati all’Angioletti per il collage “L’ombrello della legalità”, alla Falcone-Scauda con il prodotto grafico intitolato “Le farfalle della legalità” e alla Giampietro-Romano, che ha realizzato il video “Illegalità… noi no!”. Secondo classificato il comprensivo Sauro-Morelli con il video “Se pensassimo… al futuro che costruiremo”, terzo il Degni con il power point “Tutela, speranza, futuro”.

La dirigente scolastica Maria Josè Abilitato afferma: “Sono molto soddisfatta e gratificata dall’ampia partecipazione. La scelta di premiare tre elaborati testimonia come, a giudizio della commissione, le proposte pervenute alla nostra attenzione era valide e ben strutturare, segno dell’importante lavoro compiuto dai ragazzi e ovviamente dai loro docenti”.

Il riscontro ottenuto dal concorso (la cui premiazione ufficiale è in programma mercoledì 25 maggio a palazzo Baronale), fa da naturale viatico alla tre giorni di iniziative che l’istituto Falcone-Scauda e il Comune, grazie all’interessamento del sindaco Giovanni Palomba e del vicesindaco con delega alla Pubblica Istruzione Enrico Pensati, hanno promosso da lunedì a mercoledì per ricordare la figura di Giovanni Falcone, il giudice anticamorra barbaramente assassinato dalla mafia trent’anni fa insieme alla moglie Francesca Morvillo e a tre uomini della sua scorta: “Da quando il nostro istituto è stata intitolato all’indimenticato magistrato siciliano – prosegue Maria Josè Abilitato – è stata sempre nostra intenzione avviare un percorso che coinvolgesse la fondazione presieduta da Maria Falcone.

Abbiamo dunque accolto con estremo piacere l’invito giunto dal Comune, che ci permette di spiegare ai ragazzi della nostra e delle altre scuole cittadine quanto fondamentale sia stato per la lotta alle mafie il lavoro compiuto da Falcone e Paolo Borsellino”. Stamani Luigi De Magistris ha ricordato così la tragica strage che sconvolse tutta Italia e non solo: “30 anni dalla strage di Capaci dove la mafia, per condizionare istituzioni e politica, fece saltare con il tritolo l’autostrada per distruggere la vita del Dr. Giovanni Falcone. Fu una strage di mafia ad effetti politici. Andreotti non divenne più presidente della Repubblica e Craxi non divenne presidente del consiglio.

Il partito di maggioranza relativa dell’epoca, attraverso Andreotti, non garantiva più cosa nostra. L’omicidio dell’eurodeputato della Democrazia Cristiana Salvo Lima, referente della corrente andreottiana in Sicilia, fu il preludio all’attacco al cuore del potere partitico-politico dell’epoca. Molti Giuda tradirono Giovanni Falcone. La magistratura ha colpe gravi, ci sono magistrati con la toga sporca di compromesso morale e collusione. Falcone lo hanno isolato, vilipeso, diffamato, prima di darlo in pasto alla componente terroristico-militare di cosa nostra.” Conclude così De Magistris: “Le idee e le battaglie di Giovanni Falcone hanno motivato migliaia di persone, soprattutto giovani di quei tempi.

Senza verità e giustizia sulle stragi di mafia non ci può essere democrazia. Fuori la mafia dallo Stato!” Iniziative anche in provincia di Napoli, nel comune di Qualiano, dove i ragazzi delle scuole medie hanno sfilato per l’intero paese con striscioni e riproduzioni facciali delle persone morte a causa della mafia. Accompagnati in prima fila dal Sindaco Raffaele De Leonardis con un ramoscello di ulivo.

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