NAPOLI- Quell’immagine di un AK-47 era davvero un pugno nell’occhio, una sfida ai messaggi di pace che la chiesa cattolica ogni giorno porva a insegnare ai bambini e ai giovanissimi.

Per questo motivo il parroco della di Portosalvo a Napoli, don Francesco Rivieccio, ha deciso di scendere sul “piede di guerra” e si è battuto affinchè quella pubblicità di una nota casa di abbigliamento, che campeggiava davanti la sua chiesa venisse modificata.

Via quindi il tatuaggio di un kalashnikov dal volto di Daniele Di Bella, testimonial della griffe e sia lodato il photoshop!

La notizia riportata dalla giornalista Cristina Cennamo dalle pagine del Mattino, racconta di come inizialmente il parroco si era rifiutato che avvenisse quell’affissione in via Marina.

Dopo però una lunga discussione dai toni anche accesi, il fucile della discordia è stato cancellato con un colpo di mouse e il volto del testimonial Di Bella ripulito da quel messaggio di guerra, che mesi addietro gli impediva addirittura di trovare lavoro.

Peccato però che quello affisso in via Marina a Napoli sia l’unico manifesto senza AK-47. Il brand infatti in una nota riportata dal Mattino ha affermato: “Capiamo, rispettiamo e non giudichiamo le opinioni e credenze altrui, e proprio per questo abbiamo deciso di eliminare solo per questo impianto, come da richiesta, il tatuaggio dell’AK-47 dalla fronte del testimonial, mentre per tutti gli altri impianti abbiamo potuto comunicare in maniera autentica l’immagine di Daniele Di Bella”

Il ragazzo, ricordiamolo, mesi fa intervistato in più salotti televisivi, aveva sottolineato come, per colpa di quel tatoo, non trovasse un impiego stabile.

Oggi invece, a quanto pare, le logiche di mercato, specie quelle della moda, lo hanno premiato con un manifesto affisso in grandi città italiane.

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