NAPOLI (Di Anna Calì) – Si complica ulteriormente il quadro del cosiddetto caso del “cuore bruciato”, l’inchiesta aperta dalla Procura sul trapianto eseguito all’Azienda Ospedaliera dei Colli – Ospedale Monaldi e che vede al momento sei persone iscritte nel registro degli indagati. Al centro dell’indagine, le modalità di conservazione e trasporto dell’organo, con il sequestro nei giorni scorsi del box utilizzato per custodire il cuore destinato al piccolo paziente.
Gli investigatori stanno ricostruendo ogni passaggio della catena di custodia dell’organo, mentre le condizioni cliniche del bambino destano crescente preoccupazione.
A fare il punto è l’avvocato che assiste la famiglia, che nelle ultime ore ha reso dichiarazioni importanti sugli sviluppi sanitari e giudiziari del caso. «Hanno chiesto un secondo consulto al Ospedale Pediatrico Bambino Gesù perché hanno tutto il diritto di capire se il bambino potrà subire un nuovo trapianto e quali saranno le sue condizioni. Soprattutto perché si è andato ad incrinare quel rapporto di fiducia paziente/ospedale e quindi aspettano riscontri dall’ospedale di Roma», ha spiegato il legale.
Una decisione maturata anche alla luce dell’ultimo bollettino medico, che segnala un aggravamento del quadro clinico. «Nel frattempo, secondo l’ultimo bollettino medico di ieri le condizioni del bambino stanno peggiorando e anche il fegato si sta aggravando», ha aggiunto l’avvocato, sottolineando la crescente apprensione della famiglia.
Il riferimento al Bambino Gesù non è casuale: la struttura romana rappresenta uno dei centri di eccellenza nazionali per i trapianti pediatrici e potrebbe fornire un parere determinante sia sulla possibilità di un secondo intervento sia sulla gestione delle complicanze insorte dopo il primo trapianto.
Sul fronte giudiziario, intanto, proseguono gli accertamenti tecnici disposti dalla Procura. Tra i punti chiave dell’inchiesta vi è la verifica delle condizioni in cui il cuore sarebbe stato conservato prima dell’impianto. È stato posto sotto sequestro il contenitore utilizzato per il trasporto dell’organo, elemento che potrebbe risultare centrale per chiarire eventuali responsabilità.
Il legale ha inoltre precisato un aspetto rilevante rispetto alle valutazioni tecniche finora circolate: «Il medico legale non ha visto il bambino e non conosce le sue condizioni cliniche attuali».
Mentre la famiglia attende risposte dal centro romano e dagli inquirenti, resta alta la tensione attorno a un caso che ha scosso profondamente l’opinione pubblica e riaperto il dibattito sulla sicurezza delle procedure di trapianto e sui protocolli di conservazione degli organi.














