NAPOLI (Di Anna Calì) – Strade dissestate, periferie abbandonate e giovani lasciati soli davanti a un disagio che cresce e diventa violenza. Napoli continua a vivere una profonda contraddizione: una città celebrata nei racconti ufficiali e nelle narrazioni turistiche, ma segnata quotidianamente da carenze strutturali, assenza di manutenzione e una politica sempre più distante dalla vita reale dei cittadini.
A raccontare questa Napoli, senza sconti né retorica, è Salvatore Paternoster, giovane attivista napoletano e fondatore dell’associazione Giovani Promesse.
Nato e cresciuto nel cuore della città, a Materdei, Paternoster ha trasformato un passato segnato da contesti difficili in un impegno civico concreto, rivolto soprattutto ai giovani e ai territori più fragili.
Attraverso progetti culturali, iniziative di sensibilizzazione e una costante attività sui social, Paternoster denuncia da anni l’assenza delle istituzioni, la mancata prevenzione del disagio giovanile e l’abbandono delle periferie.
La sua è una voce che nasce dall’esperienza diretta, dal contatto quotidiano con i quartieri e dalla convinzione che la cultura e la consapevolezza siano gli unici veri antidoti alla marginalità.
Può raccontarci com’è nato il suo impegno a Napoli?
“Io ero uno scugnizzo come tanti, come quei bambini di Scampia che ho intervistato l’altro giorno. Non sono nato in periferia, ma al centro di Napoli, a Materdei. In un periodo della mia vita ho frequentato ragazzi che oggi, purtroppo, sono quasi tutti in carcere, perché hanno preso una strada sbagliata.
Da scugnizzo conosco bene i problemi che riguardano i ragazzi di oggi: spesso vengono ghettizzati, stigmatizzati, emarginati e soprattutto non ascoltati.
Cosa mi ha permesso di salvarmi? Prima di tutto l’osservazione. Crescendo vedevo intorno a me tanti ragazzi perdersi nella droga, nella criminalità, nel gioco d’azzardo e in altri vizi che li hanno rovinati, insieme alle loro famiglie. Questo mi ha fatto capire che dovevo scegliere una strada diversa.
Per un periodo avevo lasciato la scuola, perché pensavo che l’istruzione non mi avrebbe dato nulla. Mi chiedevo: “A cosa serve andare a scuola se poi, finiti gli studi, non trovi lavoro?”.
È un ragionamento che fanno tanti ragazzi. Non a caso il tasso di dispersione scolastica è arrivato a livelli altissimi, soprattutto in periferie come Scampia, dove ha superato il 50%: un giovane su due non termina nemmeno la scuola dell’obbligo.
A un certo punto ho deciso di tornare a scuola, mi sono diplomato come tecnico informatico e oggi sto studiando per diventare ingegnere informatico.
Tra i 18 e i 19 anni ho fondato un’associazione che si chiama Giovani Promesse, insieme ad amici di Materdei. Abbiamo scelto questo nome perché crediamo fermamente che a Napoli ci siano tantissimi giovani talenti. Napoli è un popolo che ha inventato tantissime cose: dalla prima ferrovia Napoli–Portici alla lavatrice, fino ad altre grandi innovazioni.
Abbiamo fondato l’associazione per affrontare un tema che ci stava molto a cuore: la devianza giovanile. Vedere tanti amici perdersi e fare una brutta fine ci ha spinto a metterci in gioco come cittadini, per fare qualcosa di concreto per la società. Spesso lo Stato, le istituzioni e la politica si mostrano disinteressati a queste tematiche, e così abbiamo deciso di agire in prima persona.
Oggi portiamo avanti piccoli progetti, con grandissime difficoltà, perché non riceviamo alcun aiuto dalle istituzioni, né dall’assessorato ai giovani né da quello alle politiche sociali. Anzi, siamo sempre stati noi a inviare PEC per chiedere incontri. Paradossalmente siamo stati noi giovani a cercare il contatto con la politica.
Col tempo ho capito che i social potevano essere utilizzati come strumento per portare avanti le nostre battaglie. Ho fatto anche esperienza politica e mi sono reso conto che oggi la politica è spesso basata sull’interesse personale e non sul bene comune”.
Quali sono le principali difficoltà che, secondo lei, la città di Napoli sta affrontando oggi e come queste influenzano il suo lavoro?
“Le difficoltà che Napoli sta affrontando attualmente sono tantissime. In questi giorni ho avviato una raccolta firme sul tema delle strade, che versano in condizioni pessime. Circolare in scooter o in auto è logorante e pericoloso. Oltre ai danni economici, io stesso sono spesso dal meccanico, si rischia seriamente la vita.
Un esempio concreto è la zona del centro storico tra Piazza Dante e via Toledo: una pavimentazione vergognosa. Il problema principale è la mancanza di manutenzione ordinaria, che dovrebbe essere un diritto.
Un’altra grande difficoltà è la scarsa partecipazione dei cittadini alla vita politica: il tasso di astensionismo alle ultime elezioni è aumentato. A questo si aggiunge una vera e propria oligarchia al potere. Studiando i dati, ho notato che nei consigli comunali e municipali ci sono sempre le stesse persone, senza alcun ricambio generazionale.
Il primo problema è quindi la disattenzione dei cittadini, il secondo la negligenza degli amministratori.
Un altro problema gravissimo è la devianza giovanile: pochi giorni fa è stato sparato un colpo a un ragazzo alla Sanità, a pochi passi da casa mia, e non esiste alcuna prevenzione.
Io mi sono fatto un’idea: a chi detiene il potere tutto questo conviene. Giovani poco istruiti non danno fastidio, non si pongono domande. La violenza fa comodo finché non colpisce chi governa. Vogliono giovani ignoranti, apatici e disinteressati”.
Le periferie e alcune zone popolari della città spesso vengono abbandonate a se stesse. Secondo lei, perché non sono mai al centro dei problemi delle amministrazioni comunali?
“Se non si riesce a gestire il centro di Napoli, come si possono curare le periferie? Qui parliamo di incompetenza e negligenza. Se il degrado è evidente nel centro storico, nelle periferie è moltiplicato per cento.
Le municipalità, oggi, non servono praticamente a nulla: centinaia di consiglieri sul territorio che rappresentano solo un costo e diventano ammortizzatori sociali per i partiti. Nel 2026, nell’era dell’intelligenza artificiale, queste strutture sono totalmente superate.
Anche quando alcuni politici utilizzano i social per denunciare certe situazioni, spesso si fermano alla scena. Il vero responsabile è chi comanda la polizia locale, ma nessuno lo chiama mai in causa”.
Qual è stato, finora, il progetto di cui è più orgoglioso e perché?
“Il progetto di cui vado più orgoglioso si chiama “Le Giovani Promesse riscoprono le bellezze”.
L’obiettivo è far riscoprire ai bambini e ai ragazzi le bellezze culturali di Napoli, una città antichissima che spesso viene raccontata solo come violenta e degradata.
Abbiamo portato gruppi di bambini di Materdei a visitare luoghi come la Certosa di San Martino, il Palazzo Reale, la Reggia di Caserta. Nei loro occhi vedevo stupore e meraviglia: non conoscevano nulla di tutto questo.
Questo progetto mi ha fatto capire quanto sia fondamentale investire nella cultura, stimolare la curiosità e mostrare ai ragazzi una realtà diversa da quella che vivono ogni giorno”.
In che modo pensa che i cittadini e la comunità possano collaborare con voi per migliorare le condizioni della città e delle periferie? E cosa pensa delle serie televisive che il più delle volte distorcono la realtà?
“Esistono studi neuroscientifici che dimostrano quanto musica e serie TV influenzino il comportamento degli adolescenti. Lo so per esperienza personale: guardando serie come Il capo dei capi o Romanzo Criminale si tendeva a imitare certi atteggiamenti.
Oggi la situazione è aggravata dai social network, che creano dipendenza e possono generare ansia e depressione. Serie come Gomorra hanno fatto un danno enorme, non solo ai ragazzi ma anche all’immagine di territori come Scampia, ulteriormente stigmatizzati.
Chi produce queste serie e guadagna milioni dovrebbe avere almeno la coscienza di reinvestire una parte degli introiti nei territori raccontati, creando opportunità per i bambini. A pochi metri da quei set ci sono campetti da calcio completamente abbandonati.
Non esiste una generazione bruciata: siamo noi adulti che stiamo bruciando questa generazione.
Il metodo che cerchiamo di applicare è quello della consapevolezza. Le persone devono capire come funziona la macchina amministrativa e la politica. È vero: se non ti occupi di politica, sarà la politica a occuparsi di te, e spesso nel modo sbagliato”.
Ha mai avuto paura o ha paura di quello che fa?
“La paura è un sentimento positivo: ti spinge ad agire. Per affrontarla serve coraggio. Molte persone hanno avuto successo proprio perché hanno avuto paura e hanno scelto di non farsi bloccare.
La vita è a somma zero: se vivi nella paura senza agire, accumuli solo rimpianti. E non c’è niente di peggio che arrivare a un certo punto della vita e rendersi conto di aver vissuto di rimpianti”.
Quali sono i progetti futuri che spera di realizzare nei prossimi anni per Napoli?
“Il primo è prevenire il disagio giovanile, perché è una ferita che conosco bene. Il secondo è vedere finalmente le strade di Napoli in condizioni dignitose.
I lavori pubblici dimostrano quanto siamo arretrati: in altre città del mondo grandi opere vengono realizzate in pochi giorni, mentre a Napoli per 100 metri di strada servono mesi o anni. Sono progetti vecchi, senza verde, pensati per un’altra epoca”.

















